Ex convitto pontaniano, ultimo appello al Mic: «Quel bene va tutelato»
Sarà un comitato civico, rappresentato da professionisti e intellettuali, a vigilare sul futuro dell?ex convitto della Conocchia del Pontano. Mancano due giorni alla scadenza del...
Sarà un comitato civico, rappresentato da professionisti e intellettuali, a vigilare sul futuro dell’ex convitto della Conocchia del Pontano. Mancano due giorni alla scadenza del tempo concesso agli organi dello Stato per esercitare il proprio diritto di prelazione, che si registra una possibile svolta sul futuro prossimo del complesso di rione Sanità. Una vicenda che conviene raccontare alla luce delle prossime scadenze in calendario: il prossimo sette ottobre scade il tempo assegnato al Mic, ma - in linea teorica anche ad enti comuni o altri organi dello Stato - per impedire la privatizzazione del monumento.
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Parliamo di un pezzo di storia napoletana. Si tratta di una struttura di 17mila metri quadrati nel cuore della città antica, che giace da tempo abbandonata. Nato nel Settecento, per volere dei Gesuiti, dopo alterne vicende, l’antico convitto pontaniano ha svolto un ruolo centrale nella formazione e nella educazione delle giovani generazioni di napoletani. È all’interno della Conocchia del Pontano che sono cresciuti e si sono formati migliaia di giovani, tantissimi rampolli delle famiglie napoletane, in un progetto formativo orientato sui principi della eccellenza al servizio della società civile e della collettività napoletana.
Il retroscena
Dopo anni di abbandono si è tornato a parlare della Conocchia del Pontano, a partire da quanto avvenuto al termine di una asta fallimentare. È il sette agosto scorso, quando un gruppo farmaceutico si è aggiudicato il bene. Una operazione imprenditoriale inappuntabile: sono stati investiti un milione e 71mila euro, al netto di una perizia disposta dal Tribunale che attestava il valore del bene intorno ai 17 milioni. Probabile che abbia giocato un ruolo le condizioni di abbandono dell’immobile e la volontà di investire in un progetto di recupero. Ma la privatizzazione non è ancora cosa fatta. Si tratta di una procedura che dovrebbe definirsi il prossimo sette ottobre, data entro la quale lo Stato potrebbe avanzare una propria offerta e provare a rendersi protagonista di un’azione di riqualificazione mossa da interessi pubblici. Ed è in questo scenario che è nato un Comitato per la salvaguardia e la riqualificazione della Conocchia, che viene presieduto dal magistrato Franco Roberti (ex alunno pontaniano che ha guidato - tra l’altro - la procura nazionale antimafia), che vede in campo come soci fondatori personalità del mondo culturale e delle professioni, a partire dal notaio Dino Falconio, Mirella Stampa Barracco, Maurizio De Giovanni, Marinella Pomarici, Gennaro Rispoli, Marella Santangelo, Bruno Spagna Musso, Marisa Laurito, Maurizio Barracco, Biancamaria Sparano.
Parliamo di un’area di ben oltre un ettaro (compreso anche un ampio giardino) che è stata teatro di vicende alterne, sempre strettamente collegate con la storia Partenopea e nazionale. Nata nel Settecento per volontà della compagnia di Gesù, la Conocchia torna in mano statale nel 1860 per volontà di Garibaldi che, al suo ingresso a Napoli, dà inizio all’esproprio statale di alcuni beni ecclesiastici. Diventa negli anni ricovero per i malati di colera, per poi rappresentare un punto di riferimento come istituto scolastico dove ospitare studenti di Napoli (in alcuni casi i membri di famiglie aristocratiche o alto borghesi) e provenienti dalla provincia. Negli ultimi anni di vita, l’ormai ex convitto ha anche ospitato l’istituto tecnico industriale Giordani, fino al definitivo abbandono degli anni Ottanta.
La mobilitazione
La città si mobilita, c’è un comitato civico. Un faro acceso sul progetto di riqualificazione dell’immobile, il cui destino dovrebbe essere sempre e comunque tutelato dal rispetto di vincoli precisi. Si torna al passato glorioso, che - per molti versi - è anche richiamato dall’etimologia del suo nome: conocchia deriva da un antico colombario romano (la conocchia, rocchetto di filatoio) meta del grand tour sette-ottocentesco. Un bene di pregio, al punto tale da essere stato censito in un recente passato anche dalla Procura di Napoli, alla luce del lavoro di un pool che si occupa di tutela dei beni di pregio artistico e monumentale del nostro distretto. È grazie al lavoro dei pm partenopei (coordinati da magistrati Pierpaolo Filippelli e Vincenzo Piscitelli) che è stato possibile salvare dal degrado la chiesa San Biagio dei Taffettanari, l’antica stazione porta Bayard e dei locali di Sant’Arcangelo a Baiano. Ora l’attenzione è tutta concentrata su progetti di restauro, in un countdown che impone allo Stato una scelta di campo: 48 ore per presentare un’offerta di acquisto per impedirne la privatizzazione.