Franco Roberti: «Lo Stato può intervenire: ha 48 ore per fare l?offerta»
Il Mattino

Franco Roberti: «Lo Stato può intervenire: ha 48 ore per fare l?offerta»

Lunedì 5 ottobre 2026
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Non è solo un pezzo di storia cittadina, ma anche e soprattutto una parte della sua vita: quella degli infiniti tornei di calcio domenicale, delle passeggiate dal Vomero al rione...

Non è solo un pezzo di storia cittadina, ma anche e soprattutto una parte della sua vita: quella degli infiniti tornei di calcio domenicale, delle passeggiate dal Vomero al rione Sanità, del dialogo formativo con i convittori, della crescita in un solco di valori che non ha mai abbandonato e che resta scolpito nella coscienza di tanti. Per lui, per il magistrato Franco Roberti - in passato, tra l’altro, capo del pool anticamorra e procuratore nazionale antimafia - l’ex convitto della Conocchia è un bene da tutelare: «Un bene per il quale lo Stato dovrebbe mettere in campo un progetto di recupero a favore della collettività».

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Procuratore Roberti, da presidente di un comitato civico, qual è la sua richiesta?

«Entro mercoledì scadono i termini concessi lo scorso sette agosto dal giudice fallimentare affinché lo Stato eserciti il diritto di prelazione: chiediamo che lo Stato acquisti l’ex convitto della Conocchia».

Mancano poco più di 48 ore, non sono poche?

«Lo Stato, se vuole, può avanzare l’offerta. Se il Ministero vuole, ha la possibilità di farsi avanti e garantire la riqualificazione di una struttura che per anni ha rappresentato un pezzo della storia napoletana».

La Conocchia è stata acquistata da un gruppo farmaceutico che si è fatto legittimamente avanti in un’asta fallimentare: cosa c’è di sbagliato? In fondo parliamo di una realtà che giace abbandonata da oltre trenta anni. Non crede che sia comunque apprezzabile uno sforzo imprenditoriale per riqualificare un’area da dare a nuova vita?

«Non abbiamo nessun motivo di contrasto nei confronti del gruppo farmaceutico che si è aggiudicato, al termine di un’asta fallimentare, l’ex convitto pontaniano. Hanno seguito delle logiche imprenditoriali e magari hanno fiutato l’affare, riuscendo ad acquistare un bene per un milione e 76mila euro, ora però bisogna capire cosa intendono farne. La domanda è: qual è il loro progetto? E in che termini quella struttura potrà ancora essere a disposizione della collettività?».

In che senso?

«Bisogna vedere qual è l’intenzione dell’acquirente. Vede, Napoli ha poche strutture per la collettività. Parlo della gente comune, non solo dei ricchi: in quell’area potrebbe nascere una struttura per i giovani, per i nostri concittadini, per le famiglie, per chi non può accedere a strutture ricreative costose ed esclusive».

Crede che sia possibile un investimento in questo senso?

«Se c’è volontà politica, si può fare. Magari anche sulla scorta di un accordo pubblico-privato: ma ci deve essere una precisa strategia politica da parte dello Stato e dei suoi organi sul territorio. Abbiamo attivato un dialogo con il Ministero, se c’è volontà è possibile salvaguardare un bene pubblico che è anche legato alla storia della città».

Che ricordi ha della Conocchia?

«Sono ricordi personali, ma anche comuni a tantissimi ragazzi che si sono formati in quella struttura. Ricordo le domeniche, i tornei di calcio, le infinite partite. Intere giornate dedicate al dialogo, allo sport, al gioco, all’agonismo, al confronto con i convittori e con gli altri compagni di squadra».

Anni di formazione, in una struttura che aveva nell’apertura con la città la propria vocazione.

«Era questo il punto forte di quel progetto formativo: la crescita individuale doveva integrarsi nella crescita corale, collettiva. Per questo mi auguro che quel luogo, che comprende anche un enorme giardino, possa rimanere al centro di un solco formativo che ha tanto inciso nella storia di tante generazioni, dunque di un pezzo di città».

Oggi si direbbe che è un luogo identitario per Napoli.

«Da sempre. Ricordo la bellezza del tragitto dal Vomero alla Sanità e ritorno, era una immersione nella città che abbatteva le differenze tra le classi sociali e garantiva una crescita individuale e collettiva al tempo stesso».

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