Case Nuove, il blitz dopo l?agguato: «Agenti aggrediti da un pusher»
Bocche cucite, finestre sbarrate e aria da coprifuoco. Giorni ad alta tensione, tra i vicoli delle Case Nuove. Dopo il feroce agguato che venerdì sera è quasi costato la vita al...
Bocche cucite, finestre sbarrate e aria da coprifuoco. Giorni ad alta tensione, tra i vicoli delle Case Nuove. Dopo il feroce agguato che venerdì sera è quasi costato la vita al pregiudicato Emanuele Pistone, l’assetto criminale nel popolare rione a ridosso di piazza Garibaldi appare sempre più tenuto insieme da un filo di cristallo.
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Davanti alla prospettiva di una nuova escalation, la reazione del fronte istituzionale non si è però fatta attendere. Durante il weekend appena trascorso la polizia di Stato ha effettuato decine di posti di controllo, identificazioni e perquisizioni mirate. Un’offensiva tesa a blindare i punti caldi del quartiere, su tutti le piazze di spaccio di droga attive h24, e disinnescare sul nascere una nuova fibrillazione all’ombra del “sistema”. I dieci colpi di pistola, di cui tre andati a segno, esplosi contro l’emergente narcos lasciano del resto pochi margini di manovra al dubbio. Chi ha fatto fuoco era mosso da un’unica intenzione: uccidere.
Alta tensione
Sullo sfondo, neanche a dirlo, ci sarebbero per l’ennesima volta i contrasti maturati nell’ambito dei traffici di stupefacenti, indiscusso core business delle cosche ancora oggi attive tra piazza Mercato e le Case Nuove: Caldarelli-Mazzarrella da un parte, Marigliano dall’altra, con questi ultimi spalleggiati a fasi alterne dalla holding dei Contini. Rivalità antiche, mai sanate e, anzi, a più riprese divampate in vere e proprie faide di camorra.
L’agguato teso venerdì sera a Emanuele Pistone - è l’ipotesi alla quale stanno lavorando gli inquirenti - rappresenterebbe però una sorta di eccezione. Il trentenne, in passato accostato agli ambienti del gruppo criminale capeggiato dai fratelli Del Re, già protagonisti alcuni anni fa del tragico ferimento della piccola Noemi in piazza Nazionale, da quale tempo avrebbe preso possesso di una piazza di spaccio tutta sua. Una scalata ai vertici del piramide criminale della zona, nel corso della quale potrebbe aver pestato i piedi a più di qualche esponente della “vecchia guardia”. Ad ogni modo le indagini sulla micidiale imboscata che gli è quasi costata la vita, proprio in questi giorni, si apprestano a entrare nella fase decisiva. Sotto la lente della Squadra mobile guidata dal primo dirigente Mario Grassia c’è già una prima rosa di nomi e cognomi. Nessuna certezza, per il momento, ma al vaglio c’è anche un’ipotesi su cui gli investigatori di via Medina vogliono adesso vederci chiaro: il commando di morte sarebbe stato composto da un’unica persona. Insomma, un killer solitario.
A evidenziare la presenza dello Stato nel quartiere è la risposta delle forze dell'ordine. Proprio in via Luigi Serio, i poliziotti del commissariato Vicaria-Mercato, guidato dal primo dirigente Raffaele Pelliccia, sabato sera hanno cinturato l’area e intercettato un gruppo che fino a pochi secondi prima stava stazionando in una “nota” piazza di spaccio a cielo aperto. Con prontezza operativa e determinazione, gli agenti, nonostante il fuggi fuggi, hanno bloccato un ventisettenne libanese, sorpreso in strada con una pipetta di crack ad appena tre ore dalla sua scarcerazione. Nonostante la feroce reazione dell’extracomunitario, che ha ingaggiato un corpo a corpo con spintoni e gomitate, la fermezza degli agenti ha permesso di immobilizzarlo e ammanettarlo per evasione e resistenza.