La mobilitazione nell'Avellinese, scatta anche la protesta degli agricoltori: code e rallentamenti
La protesta degli autotrasportatori ha raggiunto anche il capoluogo irpino. Centinaia di camion, tir, autocisterne e trattori da ieri mattina, stanno infatti presidiando l?area a ridosso del...
La protesta degli autotrasportatori ha raggiunto anche il capoluogo irpino. Centinaia di camion, tir, autocisterne e trattori da ieri mattina, stanno infatti presidiando l’area a ridosso del casello autostradale Avellino Est. Una protesta pacifica, innanzitutto contro il caro carburante, con i mezzi pesanti parcheggiati lungo le corsie di marcia della Variante 7 bis e fino all’imbocco Sud dell’A16 Napoli-Canosa. Si sono registrate code e rallentamenti in particolare sulla Variante in direzione sud (verso lo stabilimento Stellantis).
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Ma è rimasta, comunque, garantita la circolazione a singola corsia, pure per evitare problemi di pubblica sicurezza, mentre si sono inevitabilmente registrati altri rallentamenti lungo i tragitti interessati dal sit-in. Anche ad Avellino gli autotrasportatori annunciano uno sciopero a oltranza e guardano, in particolare, al tavolo ministeriale sui trasporti in programma per questa mattina alla Prefettura di Milano. A sedere all’incontro sarà direttamente il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Dall’appuntamento anche gli irpini attendono risposte sulle criticità che stanno strangolando il settore e, di conseguenza, portando al blocco delle merci.
Lo stop alle consegne delle ultime ore, appunto, che si è visto soprattutto in alcuni supermercati e nei cantieri edili. Come accaduto agli svincoli dei caselli autostradali di tutt’Italia, ad Avellino Est gli autotrasportatori hanno deciso di posizionarsi in presidio dopo un passaparola. Non una vera e propria protesta organizzata, raccontano dal presidio, ma una chiamata alla partecipazione tra colleghi. Tant’è che alcuni di quelli presenti da ieri in città poco prima stavano dando manforte al blocco in atto in altre zone della Campania. E ancora, a fermarsi ad Avellino Est sono stati anche autotrasportatori provenienti da fuori provincia, che si trovavano di passaggio.
A esprimere il malcontento, lungo le principali vie del trasporto su gomma, ci sono sia gli autotrasportatori dipendenti che i liberi professionisti. Su questi ultimi si sono abbattute con più forza le conseguenze dei rincari del carburante e del generale costo della vita. Come per Maurizio, un avellinese, che nel gergo del settore è definito “un padroncino”. Proprietario di un’azienda di logistica, cioè, che ha avvertito tutto l’impatto del caro carburante. «Da marzo - spiega - la situazione è diventata insostenibile. Prima per fare un pieno in un camion con un serbatoio da mille litri occorrevano 1700 euro, mentre oggi ce ne vogliono 2400». Viceversa, non è aumentata la paga dei committenti. Inoltre è la ditta di trasporto ad anticipare i costi. «Anche le commesse - prosegue - sono diminuite considerevolmente. Poi ci sono le spese per la manutenzione dei mezzi e le tasse da versare. Fino a questo momento abbiamo provato a tenere i conti in equilibrio utilizzando le nostre risorse, quello che avevamo guadagnato in precedenza. Ma non potremo reggere per molto. E le agevolazioni - rimarca - non bastano». Il riferimento è all’ultima disposizione fiscale, il Reverse change, che permette di trasferire il pagamento dell’Iva, mettendola a carico del committente. «Ma - precisa - il committente deve acconsentire e questo spesso non succede».
Come professionisti ma pure come consumatori, gli autotrasportatori denunciano il calo del potere d’acquisto e l’impatto su ciascun cittadino, a cominciare dalle fasce già deboli. «Stiamo protestando per tutti», dice infatti un collega di Serino, Sabatino. Che racconta: «Io faccio trasporti dal porto di Salerno, aggancio i rimorchi con prodotti alimentari che vengono dalla Sicilia e li porto in tutt’Italia». Perciò è riuscito a farsi un quadro ampio della situazione: «È critica da tutte le parti. Penso che se continua così - dice - i supermercati resteranno vuoti. Per esempio la Sicilia già non sta mandando rimorchi, è ferma». Poi ci sono i colleghi che servono i cantieri edili, compresi quelli dove in questi mesi si dovrà compiere lo sprint finale per completare i progetti finanziati dal Pnrr. «Noi trasportiamo carichi di inerti. Nello specifico - racconta Antonio, che arriva da Montecorvino Pugliano - materiale di risulta proveniente dai cantieri della Tav. Oggi siamo in sciopero».