Dagli spari ai Baretti di Chiaia al racket sui gadget del Napoli: il profilo del ras Giuseppe Troncone jr
L??enfant prodige? della mala flegrea. Tra i tredici indagati nell?ambito dell?inchiesta che questa mattina, con l?esecuzione di nove arresti, ha fatto luce sul...
L’“enfant prodige” della mala flegrea. Tra i tredici indagati nell’ambito dell’inchiesta che questa mattina, con l’esecuzione di nove arresti, ha fatto luce sul vorticoso giro di droga, vendette e pestaggi nelle carceri italiane, a spiccare è senz’altro il suo nome.
Giuseppe Troncone, ventotto anni, figlio del capoclan di Fuorigrotta Vitale e una scalata al vertice della criminalità organizzata napoletana che parte molto da lontano. Precisamente dalla primavera del 2019. Baretti di San Pasquale, cuore pulsante della movida di Chiaia. È qui che il rampollo resta coinvolto in una furibonda rissa con una paranza di San Giovanni a Teduccio.
Il traffico di droga
Sullo sfondo, neanche a dirlo, c’erano già allora i contrasti legati allo smercio di stupefacenti. L’escalation esplode, Troncone jr tira fuori una pistola e spara nel mucchio, incurante delle centinaia di giovanissimi presenti in strada. Le indagini fanno il loro corso, i processi pure. Il figlio del boss viene arrestato e condannato in primo grado a dieci anni di carcere, pena poi ridotta in appello a soli due anni. Il suo ritorno a piede libero dura però ben poco.
Il clan di Fuorigrotta
Di recente Giuseppe Troncone è stato riarrestato e poi condannato in primo grado a venti anni di reclusione per la sua partecipazione, con un ruolo verticistico, agli affari - quello del racket su tutti - del cartello Troncone-Frizziero. Il ventottenne di Fuorigrotta, in precedenza, era già finito nel mirino della Dda anche per il suo coinvolgimento nel giro del pizzo sui gadget di Napoli in occasione della terza festa scudetto. Dagli spari nella movida di Chiaia alla posizione di presunto ras di camorra il passo è stato per lui assai breve. Sfogliando l’ordinanza eseguita stamattina dai carabinieri della compagnia di Bagnoli emergono però anche altri volti di primo piano della malavita napoletana.
Gli omicidi
Ad esempio, quello di Ciro Rosario Terracciano, elemento di punta del cartello D’Amico-Mazzarella e componente del gruppo di fuoco che, il 9 aprile 2019, uccise nel rione Villa di San Giovanni a Teduccio, a due passi da una scuola, il capozona del rivale clan Rinaldi Luigi Mignano: il famigerato omicidio “dello Zainetto”, delitto per il quale Terracciano è stato recentemente condannato a trent’anni di carcere, dopo aver ottenuto la cancellazione dell’ergastolo. Tra gli indagati “di punta” anche Luciano Barattolo, alias “Lucianiello”, emergente ras del clan Mazzarella, anche lui coinvolto in numerose inchieste giudiziarie. L’inchiesta di oggi traccia il perimetro di una nuova mappa criminale, dove vecchie alleanze e giovani leve della camorra continuano a contendersi il controllo del territorio. Anche tra le quattro mura di una cella.