Incendio a Città della scienza, 13 anni dopo la condanna bis: 5 anni e 4 mesi per il vigilante
Tredici anni dopo i giudici della seconda Corte di Appello non hanno avuto dubbi: è stato lui ad aprire le porte al manipolo di incendiari; è stato lui a pretendere di fare...
Tredici anni dopo i giudici della seconda Corte di Appello non hanno avuto dubbi: è stato lui ad aprire le porte al manipolo di incendiari; è stato lui a pretendere di fare l’ultimo giro di perlustrazione; è stato lui a lasciare che quelle fiamme divorassero un vanto della cultura (e del mondo della ricerca) napoletana. In poche parole, c’è un responsabile della distruzione di Città della Scienza. Una ricostruzione che ha spinto i giudici a condannare l’ex vigilante PaoloCammarota: cinque anni e quattro mesi, il verdetto. Incendio doloso in concorso con altri complici rimasti senza volto, senza nome e forse anche senza un movente chiaro.
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Tredici anni dopo lo sfregio di Coroglio, il pendolo della giustizia torna a dare forza alle indagini della Procura di Napoli, all’epoca condotte dai pm Ida Teresi (oggi magistrato in forza alla Procura nazionale di Gianni Melillo) e Michele Del Prete (oggi capo del pool contro i clan casalesi), sulla scorta di una serie di testimonianze e intercettazioni raccolte dalla Squadra Mobile. Quello della scorsa notte è tecnicamente il settimo processo che subisce Paolo Cammarota, in una traiettoria dibattimentale che non può dirsi ancora conclusa. Lette le motivazioni, l’ormai ex vigilante avrà modo di inoltrare un nuovo ricorso per Cassazione per chiedere l’annullamento della condanna. A firmare la condanna il presidente Iorio della seconda appello, al termine della requisitoria del pg Magnetta. Decisive intercettazioni e testimonianze, ma il caso non è chiuso: possibile un altro ricorso per Cassazione.