Decreto sicurezza, paletti del Colle sui poteri dei militari. Fermo preventivo dei minori, nasce il reato di violenza nei cortei: tutte le misure
Il Mattino

Decreto sicurezza, paletti del Colle sui poteri dei militari. Fermo preventivo dei minori, nasce il reato di violenza nei cortei: tutte le misure

Mercoledì 21 ottobre 2026
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La nuova stretta arriva ad appena tre giorni dalla guerriglia urbana che ha devastato il centro di Milano e messo a ferro e fuoco Bologna, Torino, Bergamo. Ragazzini coi volti coperti, nascosti...

La nuova stretta arriva ad appena tre giorni dalla guerriglia urbana che ha devastato il centro di Milano e messo a ferro e fuoco Bologna, Torino, Bergamo. Ragazzini coi volti coperti, nascosti dietro caschi e passamontagna pronti a sfasciare vetrine, incendiare cassonetti, saccheggiare negozi, colpire poliziotti e carabinieri sotto lo sguardo attonito di chi in piazza era sceso per manifestare pacificamente. Detto fatto. Il decreto con il nuovo giro di vite sui minori arriva dopo appena mezz'ora di riunione del Consiglio dei ministri. Ma dietro il disco verde c’è stata una lunga triangolazione col Quirinale, con il governo che ha tentato in ogni modo di puntellare il provvedimento, far sì che la montagna non partorisse il topolino. Costretto però a cedere su una delle misure più muscolari che aveva in canna: dare poteri giudiziari, e quindi la possibilità di compiere arresti, anche ai militari, compresi i 500 soldati in arrivo a Milano per rimpolpare l’operazione “strade sicure” e rafforzare la sicurezza sotto l’ombra della Madunina, visto che sulla rete il disagio divampa e i giovani facinorosi si dicono pronti a bissare, a far ripiombare le città nel caos già sabato prossimo.

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Raccontano che il Presidente della Repubblica sia balzato sulla sedia lette le prime indiscrezioni che parlavano della misura finalizzata a trasformare i militari in poliziotti. L'immagine di soldati schierati nelle strade e nelle piazze per fermare o addirittura arrestare cittadini - saccheggiatori, vandali o manifestanti che siano - per la stragrande maggioranza minorenni, è parsa sin da subito eccessiva e non in linea con gli standard delle democrazie occidentali. Da stato di polizia. Tanto più che sulla scrivania del Capo dello Stato si appresta a planare l'ennesimo provvedimento sulla sicurezza – il settimo dal primo decreto rave – misure che sono il seme di una serie di reati nuovi che certo non tranquillizzano il Quirinale, restituendo l'idea di un'emergenza continua. Il via libera arriverà, sia chiaro, ma solo dopo il dialogo serrato – in campo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano – che ha portato a disinnescare la misura per i militari che per il Presidente rappresentava un limite invalicabile.

Le misure

Ma passiamo alle norme, su cui la presidente del Consiglio mette subito il cappello. Terminato il Cdm, trascorre infatti appena una manciata di minuti che Meloni sui social posta un video in cui mette in fila le misure che suggellano la stretta. Dalla sua ha una serie di sondaggi interni che confermano il favore degli italiani, e degli elettori del centrodestra in particolare, all’uso del pugno duro. «Abbiamo visto tutti le immagini delle violenze che hanno sconvolto Milano e altre città italiane nel fine settimana – esordisce in video –, negozi saccheggiati, vetrine distrutte, forze dell'ordine aggredite. Sono scene inaccettabili che nessuno può pensare di minimizzare o di giustificare».

Men che meno un governo che ha fatto della sicurezza una delle sue bandiere, il cavallo di Troia per aprire le porte di Palazzo Chigi. «Faremo tutto quello che possiamo per impedire che quello che abbiamo visto in questi giorni diventi la normalità», mette in chiaro, affermando che il disagio non può diventare «un alibi». Prima di snocciolare le misure, lo sguardo duro, fermo sulla telecamera. E dunque il nuovo reato di «partecipazione violenta» alle manifestazioni, con il «chi rompe paga» che varrà anche per i genitori, l'estensione del fermo preventivo «ai minori» - che a un certo punto era sembrato a un passo dal saltare - anche nei casi di azioni in luoghi affollati. Perché «nessuna idea politica o disagio sociale» può «giustificare» le «devastazioni» che «nessuno può minimizzare», incalza la premier chiedendo «chiarezza» a tutte le forze politiche che, dice, devono stare «dalla parte della legalità». Consapevole però che le opposizioni sono già sulle barricate.

Vannacci e la stretta

Lo scontro politico divampa mentre Roberto Vannacci si muove lesto per intestarsi la nuova stretta anti-maranza. Negli studi di Porta a Porta volano stracci, Galeazzo Bignami versus Igor Taruffi, Bruno Vespa costretto ad alzare la voce di svariati decibel per riportare la pace tra i due o quanto meno la calma in studio. «La responsabilità di quanto accaduto a Milano è del governo», ripetono in ogni sede le opposizioni che, nell'Aula della Camera, chiamano in causa direttamente il ministro degli Interni Matteo Piantedosi. Era lui che aveva il compito di assicurare l'ordine pubblico - l’accusa mossa - ed è lui che ora deve spiegare in Parlamento quanto accaduto e come sia stato possibile. Riccardo Magi di Più Europa lo ribattezza «l'agente del caos», mentre Angelo Bonelli di Avs ne chiede le dimissioni.

È proprio sulla sicurezza, presentata come il marchio distintivo del governo di centrodestra, «che Meloni mostra il suo fallimento», attaccano dem e 5 Stelle all’unisono. Mentre a condannare il decreto voluto dalla premier si leva anche la voce di Romano Prodi. «Se siamo al settimo provvedimento – dice ospite di Otto e mezzo – vuol dire che i precedenti non sono serviti a niente. Dobbiamo condannare in ogni modo la violenza, ma anche cercare di capirne le ragioni. Il nuovo decreto sicurezza, come tutte le norme repressive, deve essere accompagnato da altre misure che incidano sulle cause di questi problemi, non solo sugli effetti».

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