Amore proibito e faida tra clan a Napoli: accoltellato 14 volte per una relazione. Arrestati lo zio, due complici e un 16enne
Il Mattino

Amore proibito e faida tra clan a Napoli: accoltellato 14 volte per una relazione. Arrestati lo zio, due complici e un 16enne

Mercoledì 21 ottobre 2026
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Pestato a sangue e accoltellato quattordici volte per una relazione proibita. Succede tra i vicoli del cuore antico di Napoli, in piazza Marcato, dove l?ombra lunga della faida di Forcella...

Pestato a sangue e accoltellato quattordici volte per una relazione proibita. Succede tra i vicoli del cuore antico di Napoli, in piazza Marcato, dove l’ombra lunga della faida di Forcella continua ancora oggi a produrre i suoi frutti avvelenati. Ad avere la peggio, la notte del 19 settembre scorso, è stato una ragazzo di ventuno anni, Carmine Amirante, ritrovatosi in un letto dell’ospedale Pellegrini in gravissime condizioni. La svolta investigativa, però, non si è fatta attendere e porta la firma dei carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Stella, che sotto il coordinamento della Dda e della Procura per i Minorenni, questa mattina hanno arrestato il sedicenne A.I. e i maggiorenni Giacomo Amirante, Antonio Arcopinto e Simone Francesco Cimetta. Per i tre maggiorenni contestata anche l'aggravante del metodo mafioso, esclusa invece per il ragazzino.

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Gli atti d’indagine raccontano una storia che va ben oltre la classica guerra di camorra. A scatenare il raid sarebbe stato uno “sgarro” sentimentale di cui si sarebbe “macchiato” Carmine Amirante: essersi fidanzato con la figlia di uno dei referenti del clan Brunetti, famiglia fino a qualche anno alleata degli Amirante, ma oggi entrata in rotta di collisione Un tradimento imperdonabile per il gruppo di origine, che prima del ferimento aveva già orchestrato un’escalation di terrore fatta di auto incendiate, bombe carta sotto casa e stese contro le finestre della nonna. Fino alla notte del 19 settembre, quando il branco armato di coltelli si apposta sotto casa ad attenderlo. A incastrare lo zio e i tre complici sono state le testimonianze coraggiose della nonna, le immagini delle telecamere e le intercettazioni ambientali catturate direttamente nella stanza d'ospedale della vittima.

L’escalation di violenza, prima di trasferirsi nei vicoli del Mercato, aveva trovato terreno fertile sui social network. È proprio su TikTok che il commando, e in particolare lo zio della vittima, Giacomo Amirante, ha consumato una vera e propria gogna mediatica e preventiva. Dalle carte dell'inchiesta emergono i profili social, poi frettolosamente cancellati o ribattezzati con pseudonimi, usati per lanciare messaggi inequivocabili e minacce di morte a Carmine Amirante. Reel accompagnati da canzoni inneggianti alle lame, avvertimenti espliciti come “ti devo sventrare” o “ti voglio stendere”. Minacce continue, proseguite anche all’indomani della denuncia, che delineano il quadro di una violenza da “sistema” 2.0.

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