Florindo (Ingv): «Tirreno meridionale, scosse di stanotte generate dalla placca ionica che scende sotto l?arco calabro»
Fabio Florindo è il presidente dell'Ingv. Professore, questa notte ci sono state 8 scosse nel Tirreno meridionale, le due più forti di magnitudo 3.8 e 3.7. Che tipo di...
Fabio Florindo è il presidente dell'Ingv. Professore, questa notte ci sono state 8 scosse nel Tirreno meridionale, le due più forti di magnitudo 3.8 e 3.7. Che tipo di terremoti sono e da cosa sono generati?
«Il Tirreno meridionale è un’area geologicamente complessa, dove si incontrano diversi movimenti della crosta terrestre. In particolare, la placca ionica scende sotto l’arco calabro: questo processo contribuisce a generare i terremoti che osserviamo nella zona. Le scosse di questa notte rientrano, quindi, nella normale attività sismica dell’area. Per capire con maggiore precisione quali strutture le abbiano provocate, dobbiamo analizzare la profondità dei terremoti, la posizione degli epicentri e il modo in cui si è mosso il terreno. Non si tratta, comunque, di fenomeni insoliti per questa parte del Mediterraneo, che è una zona sismicamente attiva».
APPROFONDIMENTI Licola, albero si abbatte in via Staffetta: circolazione stradale interrottaSalvaSalvata Il bollettino sui Campi Flegrei: «Velocità di sollevamento del bradisismo resta di 10 millimetri al mese»SalvaSalvata Campi Flegrei, Pappalardo (Ingv): «Finché c'è il bradisismo possono verificarsi scosse anche di magnitudo elevata»SalvaSalvataCome mai nelle ultime settimane si stanno verificando sempre più scosse nel mar Tirreno meridionale?
«L’attività sismica non è costante nel tempo.
Ci sono periodi in cui registriamo pochi terremoti e altri in cui le scosse si concentrano in pochi giorni o settimane. È un comportamento frequente nelle aree sismiche. Bisogna però essere prudenti prima di parlare di un vero aumento dell’attività. Per capirlo, dobbiamo confrontare i dati delle ultime settimane con quelli degli anni precedenti, considerando anche la forza e la profondità dei terremoti. In ogni caso, una maggiore concentrazione di scosse non significa necessariamente che stia per verificarsi un terremoto più forte. Non esiste una regola scientifica generale che colleghi automaticamente questi due fenomeni».La situazione tettonica del mar Tirreno come potrebbe evolversi? Possiamo aspettarci scosse più forti?
«Il Tirreno meridionale è una regione sismicamente attiva. Per questo non possiamo escludere terremoti più forti di quelli registrati nelle ultime ore. Questo, però, non significa che dobbiamo aspettarci a breve una scossa più intensa. Le sequenze sismiche possono svilupparsi in modi diversi: alcune si fermano rapidamente, altre continuano per giorni o settimane e, in alcuni casi, possono includere terremoti più forti. Oggi non siamo in grado di prevedere quando e dove avverrà un terremoto, né quale sarà la sua magnitudo. Quello che possiamo fare, e che facciamo ogni giorno come Ingv, è controllare l’attività sismica e studiare le strutture della crosta terrestre. In questo modo possiamo conoscere sempre meglio il rischio sismico del nostro territorio».
In mattinata ha tremato la terra anche in provincia di Cosenza. L’Italia è come al solito una zona sismogenetica. Cosa vi preoccupa di più in questo momento?
«L’Italia è un Paese sismico, e questo lo sappiamo bene. La Calabria è una delle regioni con il livello di pericolosità più alto, come dimostrano anche i grandi terremoti del passato. Non credo però che, sulla base delle scosse di queste ore, sia corretto indicare una zona più preoccupante delle altre. Se mi chiede che cosa mi preoccupa di più, direi la fragilità di una parte importante degli edifici italiani. Sappiamo quali sono le aree più esposte ai terremoti, ma sappiamo anche che molti edifici sono stati costruiti quando le conoscenze e le regole antisismiche erano molto diverse da quelle attuali. Non possiamo impedire i terremoti, ma possiamo ridurre molto i danni. Per questo considero la prevenzione una delle priorità su cui il nostro Paese dovrebbe investire di più».
Sempre in mattinata c’è stata anche una scossa di 3.8 in provincia di Catania. In questo caso è di origine vulcanica?
«Non necessariamente. L’Etna è un vulcano attivo, ma sui suoi fianchi sono presenti anche diverse faglie, cioè fratture della crosta terrestre che possono muoversi e provocare terremoti anche senza una risalita di magma. I terremoti dell’Etna possono quindi dipendere sia dall’attività del vulcano sia dai movimenti delle faglie. Alcuni sono legati ai movimenti del magma, altri al movimento delle fratture presenti sui fianchi del vulcano. Per capire l’origine precisa della scossa di questa mattina dobbiamo analizzare la sua posizione, la profondità, il modo in cui si è mosso il terreno e gli altri dati raccolti dai nostri strumenti. Un terremoto nell’area dell’Etna, quindi, non deve essere interpretato automaticamente come il segnale di un’eruzione imminente».
Com’è l’attuale situazione dell’Etna?
«L’Etna è un vulcano molto attivo e il suo comportamento può cambiare anche in tempi brevi. Per questo lo seguiamo con grande attenzione attraverso il nostro Osservatorio Etneo di Catania. Abbiamo molti strumenti che controllano non solo i terremoti, ma anche le vibrazioni interne del vulcano, eventuali cambiamenti nella forma del terreno, le emissioni di gas e l’attività visibile in superficie. Dobbiamo valutare tutti questi segnali insieme. Un singolo terremoto, anche abbastanza forte, non è sufficiente per stabilire se il vulcano si stia preparando a una nuova eruzione. Il nostro compito è osservare come cambiano questi segnali e individuare eventuali variazioni importanti. Forniamo, poi, alla Protezione Civile le informazioni scientifiche necessarie per le sue valutazioni».
Stamattina ha visitato la sede di Grottaminarda. Quanto è importante e cosa monitorate da questa sede?
«La sede di Grottaminarda è molto importante per l’Ingv, sia per le attività scientifiche che svolge sia per il ruolo che ha nel sistema nazionale di monitoraggio. Siamo in Irpinia, un territorio profondamente segnato dal terremoto del 23 novembre 1980. Per questo la presenza di un centro di ricerca come il nostro ha qui un significato particolare. I colleghi di Grottaminarda contribuiscono alla gestione e allo sviluppo della Rete Sismica Nazionale e della rete geodetica, che ci permette di misurare anche spostamenti molto piccoli della superficie terrestre. La sede ospita inoltre una sala sismica che sostiene e affianca la sala di sorveglianza nazionale di Roma. È quindi importante anche per garantire che il monitoraggio continui senza interruzioni. Oggi sono qui anche per un’occasione che considero particolarmente significativa: l’avvio del progetto GEOREAL, Geosciences Academy for Research, Training and Lab. Il progetto unisce ricerca, formazione e innovazione tecnologica. Punta a valorizzare le strutture e le competenze sviluppate in questi anni e a rafforzare la collaborazione con università, enti di ricerca e imprese. Per me è importante che queste iniziative non terminino con la fine dei finanziamenti, ma lascino sul territorio competenze, strutture e opportunità, soprattutto per i giovani. Grottaminarda può essere un buon esempio di questo approccio: una sede che non si occupa soltanto di monitoraggio e ricerca, ma che può contribuire concretamente anche alla crescita scientifica e tecnologica del territorio».