Delitto Correra, il verdetto: 5 anni e 8 mesi all?amico, per il giudice non fu raid volontario
Il Mattino

Delitto Correra, il verdetto: 5 anni e 8 mesi all?amico, per il giudice non fu raid volontario

Giovedì 22 ottobre 2026
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Un gioco, niente più che un gioco sbagliato, roba di pessimo gusto. Una pistola che passa di mano, l?indice sul grilletto, il colpo che parte all?improvviso. E che uccide il tuo...

Un gioco, niente più che un gioco sbagliato, roba di pessimo gusto. Una pistola che passa di mano, l’indice sul grilletto, il colpo che parte all’improvviso. E che uccide il tuo amico di infanzia. Ma non era un delitto intenzionale, non c’era coscienza in quel gesto, ma solo la fredda idiozia di chi si atteggia a pistolero. Un omicidio colposo, secondo quanto emerge dal verdetto pronunciato dal gup Bove, al termine del primo grado di giudizio. Aula 713, chiaro il dispositivo: cinque anni e otto mesi per Renato Benedetto Caiafa, ritenuto responsabile dell’omicidio del 18enne Arcangelo Correra, avvenuto il 9 novembre del 2024 in piazzetta Sedil Capuano.

Il retroscena 

Accolte solo in parte le conclusioni della Procura, che aveva chiesto una condanna a venti anni di reclusione per omicidio volontario con il dolo eventuale. Una ricostruzione che non è stata condivisa dal giudice: quella mattina del 9 novembre del 2024, si è trattato di un omicidio colposo e non di un delitto consumato da parte di chi prende coscientemente in considerazione la possibilità che l’arma maneggiata possa essere carica, dunque letale. Quindi, arriva una pena decisamente più bassa rispetto a quanto chiesto dalla Procura. Non venti anni di carcere, ma 5 anni e quattro mesi. Non omicidio volontario ma la colpa provocata da negligenza e imperizia, come ha ribadito nel corso della sua arringa il penalista napoletano Giuseppe De Gregorio, difensore del giovane imputato. E restiamo alla posizione della difesa. Spiega a Il Mattino l’avvocato De Gregorio: «Non c’è stato alcun passaggio dell’inchiesta dal quale sia emersa la consapevolezza dell’imputato di maneggiare una pistola carica e pronta a fare fuoco. Anzi. Subito dopo la deflagrazione del colpo, Caiafa soccorre il proprio amico di infanzia. Adagia Arcangelo Correra sullo scooter, lo accompagna in ospedale, fa di tutto per tenerlo in vita. Quel colpo è partito accidentalmente». Un drammatico incidente, di quelli che vanno calati in un contesto degradato e a rischio, lo scenario in cui si consumano gli ultimi attimi di vita del 18enne Arcangelo Correra. Alba del nove novembre, dunque, piazzetta Sedil Capuano. La zona è ancora tappezzata di graffiti sui muri, che ricordano il nome del fratello di Renato. Ricordate il caso? Si chiamava Luigi Caiafa, era un malvivente minorenne venne ucciso durante un tentativo di rapina di via Duomo. Pochi mesi dopo (dicembre del 2020) il padre di Luigi e Renato venne ucciso nel suo basso. Si chiamava Ciro Caiafa, venne colpito a morte poche ore prima di una manifestazione in onore di Luigi. Quattro anni dopo la storia ha mescolato i ruoli tra vittime e carnefici, accusatori e comprimari. Siamo a novembre del 2024, l’alba di un sabato mattina, quando gli amici di sempre si ritrovano lì, al solito posto: «Abbasc ‘a piazzetta». Spunta un’arma. Secondo il racconto messo agli atti la pistola sarebbe stata notata sulla ruota di un’auto in sosta. Versione decisamente poco credibile. Il resto è una storia di attimi che coincidono con il colpo partito per errore. E con la morte di un 18enne.

Il ricorso 

Inchiesta condotta dai pm Ciro Capasso e Luigi Santulli, lame di luce su una vicenda dolorosa. Dopo il colpo di pistola, la corsa in ospedale e la disperazione. È stato Caiafa a ricordare le ultime parole pronunciate dall’amico: «Mi disse “non è successo niente”... poi aggiunse “Renato ti prego non mi lasciare...”, poi perse coscienza». Fine della storia, fine dei due amici inseparabili. Aveva spiegato Caiafa: «Io e Arcangelo ci conoscevamo da 13 anni, abbiamo fatto tutte le scuole assieme, non volevo ucciderlo». Restano comunque pesanti riserve a proposito dell’uso dell’arma. Di chi era? Ha spiegato un anno fa il gip Maria Gabriella Iagulli, che la versione del ritrovamento di una 9per21 sulla ruota di un’automobile non è credibile: «Un’arma nera, su uno pneumatico nero, lì dove la notte è nera». Una notte infinita quando si uccide l’amico di sempre, tra novanta giorni il possibile ricorso dei pm in Appello.

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