Cuore «bruciato», in sei sono sotto inchiesta: «Autori del trapianto flop»
Ci sono quelli che hanno preso parte alle operazioni di espianto, lì a Bolzano, e che poi si sono occupati della gestione del trasporto a Napoli; poi, quelli che hanno svolto un ruolo nella...
Ci sono quelli che hanno preso parte alle operazioni di espianto, lì a Bolzano, e che poi si sono occupati della gestione del trasporto a Napoli; poi, quelli che hanno svolto un ruolo nella realizzazione del trapianto di cuore, qui a Napoli. Sei indagati, tra medici e sanitari del Monaldi. Una svolta ampiamente attesa, per fare chiarezza su dinamica e responsabilità dell’intervento chirurgico su un bambino di appena due anni e pochi mesi, lo scorso 23 dicembre nell’ospedale collinare partenopeo. Non è tutto. Al netto delle prime sei iscrizioni nel registro degli indagati, la Procura di Napoli ha mandato i carabinieri del Nas sia al Monaldi che nell’ospedale di Bolzano, per acquisire una serie di informazioni sulla strategia dei medici, sulla realizzazione del doppio intervento (tra espianto e trapianto), ma anche per sulla scelta dei mezzi di locomozione utilizzati per il rientro a Napoli con l’organo da impiantare. Sei indagati, mentre la lancetta dell’orologio appare inesorabile, anche alla luce dell’appello di Patrizia, mamma del bambino, che si rivolge alla comunità internazionale «per avere un organo nuovo».
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L’altro filone
Scenario complesso, in cui numeri e tempistica sembrano delle montagne da scalare: sono 48 in Italia i pazienti (tra 0 e 17 anni), in attesa di un trapianto di cuore, nell’ambito del programma nazionale pediatrico, alla luce dei dati disponibili del Centro nazionale trapianti (aggiornato al 31 dicembre del 2024). Ma torniamo al fascicolo giudiziario. Inchiesta condotta dal pm Giuseppe Tittaferrante, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci e dello stesso procuratore Nicola Gratteri, l’ipotesi battuta in queste ore è di lesioni colpose ai danni del bambino. Come è noto, lo scorso 23 dicembre venne sottoposto all’operazione di trapianto del nuovo organo, che risultava però danneggiato dalla cattiva conservazione. Era stato infatti custodito in una sacca termica nella quale - è l’ipotesi dei pm - l’organo sarebbe venuto a contatto con ghiaccio secco, perdendo ossigenazione.
Da allora, il piccolo napoletano vive con un cuore ritenuto “bruciato”, dunque alimentato artificiosamente a un macchinario. Una vicenda dolorosa in tutti i sensi: la cattiva conservazione del cuore donato, il trapianto inutile, ma anche altre ripercussioni possibili. È il caso della decisione da parte dei vertici dell’Azienda dei Colli di sospendere il servizio di trapiantologia al Monaldi. Uno stop legato alla sospensione di tre medici (due dei quali iscritti nel registro degli indagati), su cui potrebbero esserci delle verifiche da parte della Procura di Napoli. È questo infatti uno dei punti su cui potrebbero esserci delle verifiche a stretto giro da parte della Procura di Napoli. C’è una delega ad hoc ai carabinieri del Nas (sotto la guida del colonnello Alessandro Cisternino), per accertare la linearità della decisione di bloccare un servizio essenziale - quello dei trapianti - che ha un riverbero su tutto il sud Italia.
I nomi
Ma restiamo al dato più recente, quella che ha spinto la Procura di Napoli ad imprimere una svolta nella storia del trapianto al Monaldi. Chi sono gli indagati? Si tratta di medici e sanitari che hanno svolto un ruolo in questa storia. Sono in forza al Monaldi. Due dei sei indagati sono stati sospesi dalla direzione del Monaldi, al termine di un audit interno all’amministrazione ospedaliera. Come è noto indagine penale e accertamenti disciplinari procedono per i rispettivi ambiti di competenza, ma si tratta di due verifiche che non sono sempre perfettamente sovrapponibili. Una vicenda che fa leva anche su altri aspetti. Al vaglio degli inquirenti napoletani, le linee guida in materia di trapianti. Ma anche la cartella clinica del piccolo napoletano e, a centinaia di chilometri di distanza, le procedure legate all’espianto avvenuto in quel di Bolzano. Doverosa è comunque una precisazione. Allo stato attuale delle indagini, la semplice iscrizione nel registro degli indagati non rappresenta una conferma della colpevolezza dei professionisti coinvolti, ma va considerata come una svolta necessaria ad approfondire una ipotesi investigativa, offrendo alle parti la possibilità di replicare ad eventuali conclusioni investigative. Intanto, una intera comunità è in ansia. Sono in tanti a stringersi a Patrizia e alla sua famiglia, nella speranza di una notizia positiva per il bimbo napoletano. Speranza e preghiere per «il piccolo lottatore», si attende una svolta sotto il profilo medico: «È il momento di restare uniti e pregare, c’è tempo per la ricostruzione delle responsabilità individuali», è il messaggio lanciato dalla mamma pochi giorni fa su Il Mattino.