Torre Annunziata, i segreti di Villa Poppea: restauri a porte aperte
È stata una famiglia inglese di Bristol di quattro persone il primo gruppo di turisti che ha avuto modo di vedere il nuovo fronte di scavo della Villa di Oplontis, al di sotto di via...
È stata una famiglia inglese di Bristol di quattro persone il primo gruppo di turisti che ha avuto modo di vedere il nuovo fronte di scavo della Villa di Oplontis, al di sotto di via Sepolcri, che da ieri e per ogni giovedì dalle 10,30 alle 12 sarà possibile visitare accompagnati dai dipendenti del Parco archeologico. Un momento definito «storico» da Ariana Spinosa, il funzionario responsabile della cosiddetta Villa di Poppea a Torre Annunziata. «Oggi - ha detto - si stanno portando alla luce nuovi ambienti, rivivendo, tra scoperte ed emozioni, quello che è stato già vissuto nel 1964 con gli scavi sistematici della Domus».
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Oltre alla Spinosa e al direttore generale del Parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, nel gruppo di progetto ci sono anche l’archeologo Giuseppe Scarpati, responsabile del procedimento e coordinatore scientifico per la parte archeologica, l’architetto Elena Gravina, restauratrice del sito e progettista del cantiere dei nuovi scavi, la restauratrice Stefania Giudice e l’ingegnere Vincenzo Palvanese.
Il pavone
I sedimenti dell’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo hanno conservato e stanno restituendo oggi l’intera maestosa sala del pavone, ampia quasi cento metri quadrati, con la nuova parete che si sta portando alla luce speculare a quella già nota. Di fronte all’uccello famoso per la sua coda, che nella megalografia oplontina dà l’impressione di uscire dal dipinto, è stata scoperta sulla parete opposta la femmina dello stesso animale e ancora maschere. «Se avevamo qualche speranza, lo scavo ci ha confermato che sull'altro lato le decorazioni raffigurano ulteriori pavoni e maschere, però con delle particolarità - spiega Spinosa -. Colori vividi e ben conservati tra i quali sembra esserci una superficie in rosso cinabro: un colore che per la sua natura chimica e mineraria è molto friabile e che tende facilmente a degradare con l’esposizione alla luce. Per questo faremo tutti gli sforzi possibili per conservare i dipinti».
Il porticato
Poi ci sono i mosaici che rendono celebre la Villa di Oplonti. Inoltre, la nuova parete restituisce tutti i motivi pittorici dal pavimento fino a sopra. Di fianco, poco passi prima, il porticato che due millenni fa affacciava sul mare: un colonnato decorato con stucco bianco sulla parte che dava verso l’esterno, poggiato quasi sulle acque del golfo, che dal mare, come ha raccontato Scarpati, «dava l’idea che fosse marmoreo. Mentre all’interno ha una decorazione con un motivo squamato molto caratteristico che con lo scavo siamo riusciti a recuperare».
La presenza di case moderne tutte intorno al sito archeologico e l’attuale lontananza della costa, indietreggiata di qualche centinaio di metri, rende difficile oggi immaginare la maestosità di una villa che affacciava sulle acque del golfo, con una piscina quasi a sfioro sul mare. Una domus tra le più importanti e belle per gli ambienti e i dipinti che è arrivata fino ad oggi. Non mancano le criticità, come spiegato dagli stessi tecnici, prima tra tutte la conservazione, ma le prospettive del sito guardano lontano. «Iniziamo a far vedere quello che succede da quest’altro lato della villa, dietro quei pannelli che hanno in parte chiuso la strada - dice Spinosa -. Dobbiamo creare una partecipazione attiva da parte di tutta la comunità, da parte dei visitatori che vengono da tutto il mondo per vedere la Villa di Poppea, ma principalmente da parte dei cittadini torresi che possono anche loro cominciare a riappropriarsi del patrimonio archeologico».
Lo spolettificio
Le prospettive future sono quelle di poter effettuare dei saggi all’interno dello Spolettificio militare, praticamente pochi metri dietro il muro della stanza del pavone appena portato alla luce. E poi, la possibilità di rendere fruibile la Villa B o Villa di Lucio Crassio Terzo: distante poche centinaia di metri dalla domus di Poppea, è un magazzino con scalo a mare. Probabilmente un approdo per gli scambi commerciali. «Adesso - conclude Spinosa - stiamo lavorando per la messa in sicurezza delle strutture di copertura, ma è nostro intento aprirla in maniera più frequente».