Zoe Trinchero, la mamma: «Mi sto torturando per non averle detto di tornare a casa quella sera. Lei odiava la violenza»
Il Mattino

Zoe Trinchero, la mamma: «Mi sto torturando per non averle detto di tornare a casa quella sera. Lei odiava la violenza»

Venerdì 13 febbraio 2026
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È un audio intriso di dolore e rimorso quello inviato a diversi quotidiani da Mariangela Auddino, madre di Zoe Trinchero, la diciassettenne brutalmente uccisa la sera del 6 febbraio a Nizza...

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È un audio intriso di dolore e rimorso quello inviato a diversi quotidiani da Mariangela Auddino, madre di Zoe Trinchero, la diciassettenne brutalmente uccisa la sera del 6 febbraio a Nizza Monferrato, nell'Astigiano. Il corpo della giovane è stato rinvenuto nel greto del rio Nizza, dove il ventenne Alex Manna, dopo aver confessato il delitto, l’aveva abbandonata. «Mi sto torturando per non averle detto di tornare subito a casa», dice la donna in un lungo messaggio affidato all’avvocato di famiglia Fabrizio Ventimiglia.

APPROFONDIMENTI FotoZoe gettata in acqua ancora vivaI genitori Manna spariti dal paese

Il messaggio

Il ricordo della figlia si trasforma in un monito collettivo.

Non si tratta solo di una tragedia privata, ma di una questione che interroga l'intera comunità: «Vogliamo la verità e chiediamo che la società civile si mobiliti. Nessun uomo deve più alzare un dito su una donna: siamo noi genitori i primi a doverlo insegnare ai figli». Mariangela definisce l'omicidio della figlia con il suo nome: femminicidio. Una parola che diventa bandiera per una battaglia di civiltà che la donna intende portare avanti in nome di Zoe e di tutte le altre vittime. «Ognuna ha il diritto di dire di no quando vuole farlo», conclude la madre. «Io mi farò portavoce di questo diritto insieme alle migliaia di genitori che oggi piangono e lottano contro questa piaga». «Le ho insegnato il valore dell'amicizia e della verità, del dire no se non voleva qualcosa. Le ho insegnato a difendersi se incontrava un bullo, a sostenere i più deboli. Lei odiava la violenza, però sapeva parlare e sapeva ascoltare», dice ancora la donna. «Non ho ancora capito cos'è successo, o il perché. So solo che la mia bambina non tornerà più da me».

I vestiti di Alex Manna

Intanto, ai carabinieri del Ris verranno inviati nei prossimi giorni gli indumenti di Zoe e di Alex Manna. I vestiti dei due stanno attualmente asciugando e solo quando saranno perfettamente asciutti, per evitare la formazione di muffe che renderebbero più difficili i rilievi, verranno trasferiti a Parma per le analisi. Manna, secondo quanto finora ricostruito, avrebbe colpito la ragazza con una serie di violenti pugni, concentrati soprattutto sulla parte destra del volto, sopra lo zigomo, per poi gettarla, o «lasciarla solo cadere», come lui stesso avrebbe affermato, nel Rio Nizza. Il suo corpo era stato estratto quella notte proprio dall'acqua. I vestiti che lui indossava al momento dell'aggressione erano stati invece ritrovati in una vicina abitazione, in cui viveva con una compagna. Dopo l'aggressione era andato lì a cambiarsi d'abito, prima di tornare dagli amici, per cercare di incolpare preventivamente Naudy Carbone, mentre nessuno trovava più Zoe.

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