Trapianto fallito al Monaldi, l?ipotesi: «Equipe giunta a Bolzano senza custodia cardiaca»
Il Mattino

Trapianto fallito al Monaldi, l?ipotesi: «Equipe giunta a Bolzano senza custodia cardiaca»

Sabato 14 febbraio 2026
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Erano partiti da Napoli senza neanche un contenitore per custodire il cuore del piccolo donatore. Erano decollati per raggiungere l?ospedale di Bolzano, senza preoccuparsi del box e del...

Erano partiti da Napoli senza neanche un contenitore per custodire il cuore del piccolo donatore. Erano decollati per raggiungere l’ospedale di Bolzano, senza preoccuparsi del box e del corredo necessario per conservare un organo vitale da trapiantare nel corpicino di un bimbo di due anni e pochi mesi. È questa l’ipotesi su cui sono al lavoro i pm di Napoli, nel corso dell’inchiesta che punta a fare chiarezza su quanto avvenuto lo scorso 23 dicembre nell’ospedale Monaldi di Napoli.

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Parliamo del cuore bruciato dalla presenza di ghiaccio secco, poi trapiantato nel corpo di un piccolo che vive da oltre cinquanta giorni attaccato a un macchinario. Una vicenda che ha spinto il governatore campano Fico a parlare di «una vicenda gravissima e dolorosissima, su cui andrà fatta piena luce», mentre il ministero della Sanità ha deciso di inviare gli ispettori a Napoli e a Bolzano per chiarire tutti gli aspetti di questa storia.

IL TESTE

Un caso che ha spinto la Procura di Napoli ad aprire un’inchiesta per lesioni colpose, nel tentativo di ripercorrere tutti i passaggi legati al trapianto del cuore bruciato. C’è un nuovo step in questa storia: è di ieri il sequestro del recipiente usato per trasportare l’organo a Napoli. Quale box è stato utilizzato? Che tipo di garanzie offriva alla equipe medica volata da Napoli alla volta di Bolzano? Non si esclude - ed è questo uno degli aspetti su cui verte l’inchiesta - che il recipiente sia stato recuperato solo in un secondo momento, nelle fasi concitate e successive all’espianto dell’organo dal donatore.

Stessa esigenza di verifica su un altro aspetto di questa storia: si punta infatti a chiarire da dove sia sbucato il ghiaccio usato per accompagnare il cuore. Già, il ghiaccio. È l’indiziato numero uno di un dramma che poteva essere evitato. È stato usato ghiaccio secco, a meno 75 gradi rispetto al ghiaccio ordinario, che ha danneggiato il cuore, giunto a Napoli ormai privo di ossigeno. Anche qui stesso ronzio nella testa degli inquirenti: da dove è spuntato quel ghiaccio secco? In base a quale procedura è stato consegnato ad una equipe medica giunta da Napoli per effettuare il trasporto dell’organo? Inchiesta condotta dal pm Giuseppe Tittaferrante, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Pierpaolo Bruni, mai come in questo periodo a stretto contatto con il procuratore di Napoli Nicola Gratteri.

Ma ci sono altri aspetti destinati ad essere chiariti in questa storia, ipotesi e sospetti che meritano di essere approfonditi. Facciamo un passo indietro e torniamo alla fine dello scorso anno. È il 29 dicembre quando uno dei medici del servizio trapianti dell’ospedale napoletano si dimette da un reparto di eccellenza. Parliamo del cardiologo Giuseppe Limongelli, era responsabile del “follow up” del post trapianto, ma ha deciso di rimettere il mandato molto tempo prima che il caso finisse sui giornali (grazie a uno scoop del Mattino). Probabile che sia depositario di informazioni destinate ad essere di interesse investigativo, come il cardiologo lascia intendere nel corso di un colloquio con Repubblica, proprio a proposito di quanto avvenuto a partire dallo scorso 23 dicembre.

GLI INDAGATI

Intanto, sono sei i nomi che la Procura ha deciso di iscrivere nel registro degli indagati. Sotto i riflettori ci sono tutti coloro che hanno svolto un ruolo nella ricezione, nel trasporto, nella consegna e nell’impianto dell’organo donato. Si punta a ricostruire la catena di possibili responsabilità, con un approccio che ha consentito di definire - almeno per il momento - un paio di ipotesi investigative: si va dalle omissione in atti di ufficio, alle lesioni colpose. Ed è in questo scenario che il ministero della Sanità ha deciso di inviare gli ispettori nei due ospedali coinvolti: una inchiesta interna al sistema sanitario, nel tentativo di comprendere se ci sono profili di responsabilità disciplinare prima ancora che penale.

Ma c’è anche un altro aspetto su cui sono al lavoro i carabinieri del Nas del comandante Alessandro Cisternino: riguarda la decisione di sospendere il servizio trapianti al Monaldi. Uno stop riconducibile alla decisione di sospendere alcuni medici (due dei quali finiti nel registro degli indagati), che rappresenta comunque un boomerang per chi - in tutto il sud Italia - ha diritto ad un servizio strategico per la salute umana.

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