Scampia, uccise Gelsomina Verde: killer libero per la festa del nipote
Lei, anzi i suoi familiari, dopo ventuno anni sono ancora in attesa che le venga riconosciuto lo status di vittima innocente della camorra. Lui, il carnefice, condannato in via definitiva...
Lei, anzi i suoi familiari, dopo ventuno anni sono ancora in attesa che le venga riconosciuto lo status di vittima innocente della camorra. Lui, il carnefice, condannato in via definitiva all'ergastolo, già dal 2017 beneficia di permessi premio. Pochi giorni fa l'ultimo affronto alla famiglia di Gelsomina Verde - torturata, uccisa e data alle fiamme all'alba della prima faida di Scampia - con la decisione del tribunale di Sorveglianza di Venezia di concedere al killer Ugo De Lucia la possibilità di tornare nel suo quartiere, Secondigliano, per partecipare al battesimo di un nipote.
«Provo vergogna a essere italiano e profonda delusione per quello che la nostra società è costretta a vedere. In questo modo lo Stato sta permettendo a loro di vincere», è il commento amaro di Francesco Verde, fratello di "Mina", che ha dopo poco appreso la notizia della temporanea scarcerazione di De Lucia, tra l'altro già sottoposto al regime della semilibertà.
Quella di Gelsomina Verde è una storia tragica, il cui ultimo capitolo sembra ancora non essere stato scritto. L'ultimo giro di boa giudiziario era arrivato all'inizio di maggio scorso con la decisione del gup Valentina Giovanniello, che accogliendo le richieste di condanna del pm della Dda Maurizio De Marco, ha inflitto trent'anni di carcere ciascuno a Luigi De Lucia, cugino del sicario Ugo, e Pasquale Rinaldi, detto il "vichingo", accusati di aver partecipato all'atroce delitto con il ruolo di autisti.
"Mina", 22 anni, fu assassinata la sera del 21 novembre 2004 da un commando del clan Di Lauro che si era accanito su di lei, tanto da bruciarne poi il cadavere, in quanto la riteneva "colpevole" di non voler rivelare il luogo in cui si nascondesse il ras rivale del clan degli Scissionisti, Gennaro Notturno, al quale stavano dando la caccia. A farne le spese fu però Gelsomina, che con Notturno, con cui tre anni prima aveva avuto una relazione, non aveva più alcun rapporto ormai da tempo. Un punto, questo, sul quale durante la requisitoria aveva battuto con forza anche il pm: «Gelsomina Verde - ha affermato in aula il magistrato De Marco - era una ragazza innocente, tratta in inganno e uccisa. Assassinata perché non sapeva dove si trovasse Gennaro Notturno».
Quell'"affronto" Ugo De Lucia, esecutore dell'omicidio, il cugino Luigi e Pasquale Rinaldi lo punirono nel più atroce dei modi. All'assassinio prese parte anche Pietro Esposito «Kojak», che conosceva Mina e l'attirò in trappola, per poi pentirsi e dare lo slancio iniziale alle indagini. Ugo De Lucia, nonostante la sua condanna all'ergastolo sia definitiva, sta intanto riassaporando la libertà. Ciò viene vissuto come uno sfregio dai familiari di "Mina": «Lui - ricorda Francesco Verde - già nel 2017 era uscito dal carcere, ha potuto festeggiare il compleanno della moglie e concepire un altro figlio. Ora può anche tornare a Secondigliano e partecipare a un battesimo. Per me questo è assurdo».