Scuole vecchie e fatiscenti dal Pnrr un aiuto al Sud
Il Mattino

Scuole vecchie e fatiscenti dal Pnrr un aiuto al Sud

Sabato 14 febbraio 2026
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  Per gli edifici scolastici, il Pnrr si sta dimostrando una vera e propria boccata di ossigeno. L?investimento complessivo si attesta sui 10 miliardi di euro per un ventaglio...

Per gli edifici scolastici, il Pnrr si sta dimostrando una vera e propria boccata di ossigeno. L’investimento complessivo si attesta sui 10 miliardi di euro per un ventaglio articolato di interventi: dalla costruzione di nuove scuole alla messa in sicurezza degli edifici esistenti, dal potenziamento di mense e impianti sportivi all’ampliamento dell’offerta di asili nido. A questa dote si affianca quella del Piano Scuola 4.0, che punta a modernizzare gli ambienti dell’apprendimento con una forte dose di innovazione. Un percorso che, dal punto di vista dell’attuazione, a pochi mesi dalla scadenza del Pnrr, presenta un andamento «sostanzialmente positivo», in ogni caso migliore rispetto a quelli di altri settori.

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I DATI

L’ultimo monitoraggio effettuato dall’Ance, l’Associazione Nazionale dei Costruttori, basato sui dati del Sistema delle Casse Edili, ha individuato circa 5.700 cantieri di edilizia scolastica operativi: di questi il 74% risulta già concluso o a una fase avanzata di attuazione (superiore al 50%). E, nella classifica per macroaree, al primo posto fra le regioni più virtuose, ci sono proprio quelle del Mezzogiorno dove sono localizzati il 46,4% dei cantieri in cui i lavori sono già finiti o hanno superato la metà dei lavori previsti, a cui corrisponde quasi il 39,6% degli investimenti. Seguono le regioni del Nord, con il 35,8% degli interventi e il 41,5% degli importi, e infine il Centro, che concentra il 17,8% dei cantieri e il 18,9% degli importi. A trainare la buona performance dei cantieri dell’edilizia scolastica sono stati soprattutto Comuni e province. Con un trend coerente con l’analisi più generale della spesa in conto capitale delle amministrazioni locali. Solo nel 2025 la spesa per investimenti dei comuni è aumentata del 15%, consolidando la forte crescita in atto dal 2017, che ha visto nel giro di pochi anni più che raddoppiare i livelli di spesa. Non si tratta di cifre di poco conto se si pensa che in Italia gli edifici scolastici attivi sono circa 40mila per 7 milioni di studenti. Circa la metà è stata costruita prima del 1974 e il 43% si trova in zone ad alto rischio sismico. Senza considerare che si tratta, spesso, di edifici nati con altre funzioni e riadattati ad ospitare attività didattiche. Ci sono, poi, altri tre numeri da non sottovalutare: quasi la metà (47%) degli edifici è priva di certificato di agibilità, appena il 45% ha il collaudo statico e meno del 15% degli edifici in zona sismica è stato progettato o adeguato secondo la normativa antisismica. Inoltre, sempre secondo i dati Ance relativi al patrimonio scolastico italiano, il 54,8% delle strutture non ha beneficiato della verifica di vulnerabilità sismica.

I PROBLEMI

Il Pnrr, da questo punto di vista, ha segnato una svolta dal momento che gli investimenti di riqualificazione e adeguamento hanno riguardato almeno un edificio scolastico su quattro. Ma, a questo punto, spiega la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, i problemi sul tappeto sono due. Il primo riguarda il completamento dei cantieri nel rispetto delle scadenze del Piano. «In molti casi sono emerse criticità non imputabili direttamente all’attività d’impresa, ma riconducibili a fattori esterni. Elementi che incidono su tempistica dei lavori, gestione economica dei contratti e capacità di rispettare le scadenze europee». Per questo, aggiunge, «è fondamentale assicurare massima chiarezza e uniformità interpretativa sulle modalità di rendicontazione e sui criteri di chiusura degli interventi». Ma non basta. Perché già da oggi occorre pensare a quello che succederà quando il Pnrr chiuderà i rubinetti dei fondi. E la strada da percorrere può essere quella del Partenariato Pubblico-Privato. Secondo i dati del Cresme, negli ultimi 5 anni questo strumento ha rappresentato in media circa il 20% del mercato complessivo delle opere pubbliche. Una quota significativa ma che, secondo l’associazione, può e deve crescere se si vuole garantire continuità agli investimenti.

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