Piano Mattei, da Sud e Mediterraneo: ecco gli asset strategici per la crescita
Strategico e innovativo, il grande elettrodotto sottomarino che Terna realizzerà con il partner tunisino STEG è la sintesi più efficace del ruolo del Mezzogiorno nel...
Strategico e innovativo, il grande elettrodotto sottomarino che Terna realizzerà con il partner tunisino STEG è la sintesi più efficace del ruolo del Mezzogiorno nel Piano Mattei per l’Africa. Perché Elmed sarà la prima interconnessione elettrica a collegare Italia e Africa, dalla Sicilia (stazione elettrica di Partanna in provincia di Trapani) a Mlaabi, nella penisola tunisina di Capo Bon, 220 km di cui 200 sott’acqua lungo il Canale di Sicilia. Ma soprattutto perché di quest’opera, che per 307 milioni (una parte del costo totale) può contare sul finanziamento comunitario del programma Connecting Europe Facility, destinato allo sviluppo di progetti chiave per le infrastrutture energetiche, beneficerà anche l’Europa.
Verranno garantiti, infatti, maggiore sicurezza, sostenibilità e resilienza nell’approvvigionamento energetico dell’Unione ma anche l’incremento “degli scambi di velocità prodotta da fonti rinnovabili, volano per nuovi investimenti negli impianti di generazione pulita”, come spiega la stessa società italiana, presente al secondo vertice Italia-Africa di questi giorni in Etiopia. È la conferma di quanto il Sud era e sarà decisivo per il futuro stesso dell’area euro-mediterranea e di come il Piano Mattei possa esaltare questa centralità che peraltro la crescita degli ultimi anni in ermi i di Pil, export ed occupazione ampiamente giustificano (il Mezzogiorno locomotiva d’Italia diventa più attrattivo anche per i Paesi della sponda Sud del grande mare). «Un Sud più solido rappresenta oggi un fattore chiave di competitività per l’Italia – dice non a caso Massimo Deandreis, Direttore di SRM, il Centro studi collegato a Intesa Sanpaolo -. Inoltre, nel nuovo contesto geoeconomico può essere valorizzato il ruolo naturale del Mezzogiorno nell’area euromediterranea come hub produttivo, infrastrutturale ed energetico, a beneficio dell’intero sistema Paese».
GLI ASSET
L’energia al primo posto, ma non solo. Manifattura, agroalimentare, ricerca e formazione sono gli altri asset che rendono decisamente credibile questa opportunità, per quanto ancora non colta pienamente dal sistema delle imprese meridionali. Non è rimasto isolato, ad esempio, l’investimento del Gruppo siderurgico Sideralba di Acerra, che fa capo alla famiglia Rapullino, in Tunisia, con l’acquisizione di un sito produttivo con circa 400 addetti: l’operazione, avvenuta alcuni anni fa, acquista oggi, con l’intensificazione dei rapporti di cooperazione tra Roma e Tunisi un risvolto ancor più significativo. Si parla infatti di hub siderurgico del Sud, con base a Napoli, una prospettiva che Luigi Rapullino, patron della società, paragona «senza eccessi di ottimismo, all'impatto che ebbero le aziende del Nord Italia sui mercati europei dopo la nascita dell'Ue: per loro è stata la svolta, per noi potrebbe essere la stessa cosa». E sempre di hub mediterraneo ma del farmaco, in termini di distribuzione soprattutto, parlano da tempo anche gli imprenditori campani del settore attraverso Pier Luigi Petrone, presidente nazionale dell’Associazione delle aziende di settore.
L’obiettivo è di creare un network, coinvolgendo il capitale privato delle aziende produttrici di medicinali del territorio per distribuire i prodotti anche nei Paesi africani del Mediterraneo, con il sostegno del sistema pubblico, e dunque con riferimento diretto al ruolo delle Regioni e del Governo. Cresce poi l’interesse delle aziende agroalimentari del Sud per i nuovi sbocchi di mercato garantiti dal Piano Mattei. «Il Mezzogiorno, con la sua posizione strategica nel Mediterraneo, rappresenta un ponte naturale verso l’Africa, rendendolo un attore fondamentale nel Piano con le sue aziende agroalimentari», ha più volte sottolineato il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida. In questo caso c’è da ragionare, per la verità, anche in termini di concorrenza per alcuni prodotti ma l’agroalimentare del Sud è in crescita ormai stabilmente da anni (insieme al farmaceutico è il settore che traina l’export) e la possibilità di mettere slide basi anche oltre il Mediterraneo europeo sembra concreta. Come nel caso dei progetti di ricerca e formazione che ormai il sistema universitario del Sud, a partire dalla Federico II, ha “normalmente” avviato con gli atenei africani: uno degli esempi più importanti è il centro di formazione in chirurgia “IRCAD Africa” inaugurato di recente a Kigali, capitale del Ruanda, dove Ciro Esposito, direttore della chirurgia pediatrica dell’AOU Federico II e Aranaud Bonnard dell’Università Paris Descartes hanno formato oltre 50 chirurghi pediatri africani provenienti da tutto il continente.