Armi e violenza a scuola, controlli anche sui social: «Cattivi modelli dal web»
Il Mattino

Armi e violenza a scuola, controlli anche sui social: «Cattivi modelli dal web»

Domenica 15 febbraio 2026
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Ci sono due tipi di violenza giovanile. Quella che affonda le proprie radici in ambiti criminali di tipo familiare e quella che scaturisce dagli impulsi, affascinanti e seducenti, che arrivano dal...

Ci sono due tipi di violenza giovanile. Quella che affonda le proprie radici in ambiti criminali di tipo familiare e quella che scaturisce dagli impulsi, affascinanti e seducenti, che arrivano dal mondo del web, dalle piattaforme streaming digitali e dai social. La cronaca delle ultime ore lo conferma: l’aggressione all’interno della sua classe di una prof di Matematica dell’istituto tecnico Torrente di Casoria, da parte della madre di uno dei suoi studenti; e il bambino di 13 anni acciuffato dall’insegnante mentre in classe mostra al suo compagno di banco una penna taglierino. Episodio, quest’ultimo avvenuto alla scuola media Savio Alfieri di Secondigliano.

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Due facce di una stessa medaglia, quella di un allarme sociale sempre più dilagante che investe i ragazzi, a volte anche giovanissimi. Sono proprio i dati in possesso delle forze dell’ordine che lo dimostrano: i controlli predisposti dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, e svolti da carabinieri e polizia a Napoli e nell’area metropolitana, partono proprio dalle scuole elementari. Un dato preoccupante, visto che si tratta di poco più che bambini. La circolare Piantedosi-Valditara, di fatto, rende ancora più incisivi gli interventi portandoli anche all’interno delle classi e non soltanto davanti alle scuole.

 «Le indicazioni del prefetto vengono raccolte quotidianamente, lo dimostra la sinergia tra le istituzioni coinvolte in questa vicenda. Una preside ha contattato i carabinieri segnalando che un alunno maneggiava in aula una lama nascosta in un pennarello. Prefettura, scuola e forze dell’ordine fanno quadrato attorno ai minori, prevenendo e contrastando la diffusione delle armi», commenta il maggiore Marzia La Piana, comandante della compagnia Napoli Stella che ha coordinato l’intervento alla Alfieri di Secondigliano.

IL CASO

La penna taglierino sequestrata nella scuola media dai carabinieri l’altro giorno, chiamati appunto dalla preside Marianna Guarino, è un'arma artigianale di quelle che i detenuti realizzano all’interno delle proprie celle. Quindi è il risultato di una emulazione fatta dal ragazzino, il prodotto di qualcosa che ha visto fare in casa o sui social.

 Secondo un’analisi fatta proprio dai carabinieri nel corso dei loro interventi, i comportamenti registrati dai minori violenti, sono emulativi di serie televisive o rappresentano un «atto dimostrativo» per avvicinarsi ad un qualche gruppo di ragazzi. Il fenomeno viene definito «stesa digitale 2.0» proprio perché nasce dal mondo virtuale: l'iperdigitalizzazione, porta a una contaminazione tra vita reale e virtuale, dove la seconda influenza pesantemente le azioni della prima. Insomma, rubano le idee dalle rappresentazioni cinematografiche per essere violenti oppure per essere accettati dal branco. A volte i “consigli” viaggiano anche sui gruppi social. E quale palcoscenico migliore se non la scuola? Qui si possono adescare nuovi accoliti; qui si possono imporre le regole, essendo un contesto a numero chiuso; qui si può dimostrare la propria forza.

Sempre secondo le stime dell’Arma il disagio dei ragazzini si sarebbe accentuato nel post Covid quando si è portato nella propria quotidianità un mondo fatto di violenza e prepotenza.

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I CONTROLLI

I controlli delle forze dell’ordine ci sono, dall’entroterra della provincia fino a Sorrento. Nel Nolano, di recente, sono state diverse le richieste presentate dai dirigenti scolastici. Fuori alle scuole le forze dell’ordine possono agire d'iniziativa, con l’ausilio anche delle unità cinofile, e gli interventi sono frequenti. All’interno solo in accordo con i dirigenti. E i riscontri non mancano: i ragazzi sono collaborativi, i docenti anche. Il numero di armi sequestrate all’interno dei plessi, si sta riducendo, in virtù proprio di una stretta collaborazione tra le istituzioni scolastiche e le forze di polizia. In realtà la circolare Piantedosi-Valditara, avrebbe avuto un risvolto molto importante: togliere dall’impasse docenti e dirigenti degli istituti che, spesso, erano bloccati dai contesti sociali nei quali operano oppure dal timore di azioni che possano poi avere conseguenze penali anche per loro.  

 Un recente dossier svolto dalla preside dell’Alberghiero di Fuorigrotta, la dirigente Teresa Martino, ha visto protagonisti i givoanie i loro racconti. Sono stati proprio gli studenti a raccontare il proprio disagio e spiegare le motivazioni che spingono un ragazzino ad armarsi: per esibizione, per paura o perché la scuola diventa solo un luogo dove arruolare proseliti.

I DATI

Armi dentro ma anche fuori dalla scuola. Importanti anche i numeri relativi ai sequestri. Nel corso del 2025, i carabinieri hanno sequestrato 189 armi da fuoco, 141 da taglio e 374 armi improprie (nunchaku, mazze, tirapugni). Erano tutti nelle mani di minorenni.

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