A Napoli in piazza contro il ddl Bongiorno: «Meglio nessuna legge che questa»
Il Mattino

A Napoli in piazza contro il ddl Bongiorno: «Meglio nessuna legge che questa»

Domenica 15 febbraio 2026
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Donne e pochi uomini in piazza del Plebiscito, a Napoli, in contemporanea con altre città italiane, per il presidio «Senza consenso è stupro» contro il ddl...

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Donne e pochi uomini in piazza del Plebiscito, a Napoli, in contemporanea con altre città italiane, per il presidio «Senza consenso è stupro» contro il ddl Bongiorno che interviene sull'articolo 609 del codice penale in materia di violenza sessuale. Una mobilitazione trasversale che ha riunito associazioni femministe, centri antiviolenza, giuristi, sindacati (Cgil e Uil) e rappresentanti politici, con al centro il tema del «consenso».

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Nel mirino dei manifestanti la proposta di legge presentata dalla senatrice della Lega Giulia Bongiorno, che modifica la formulazione approvata alla Camera. Il testo elimina l'espressione «assenza di consenso libero e attuale», introdotta durante l'esame a Montecitorio, e ripristina una formulazione fondata sulla «volontà contraria».

Secondo i promotori del presidio, la sostituzione del riferimento esplicito al consenso con quello al dissenso comporterebbe uno spostamento dell'attenzione dalla necessità di un consenso chiaro alla prova di un'opposizione espressa. «Meglio nessuna legge che questa legge», sostengono i partecipanti.

Presente al presidio il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha parlato di «vergogna» per un provvedimento che, a suo avviso, segna un arretramento sui diritti delle donne «proprio quando abbiamo una premier donna». Fico ha ribadito l'impegno della Regione nel contrasto alla cultura maschilista e prevaricatrice e ha richiamato la Convenzione di Istanbul come riferimento nella tutela delle vittime di violenza. Critico anche lo scrittore Maurizio De Giovanni, che ha definito la proposta «una stortura», sostenendo che «solo un governo a trazione maschilista e patriarcale poteva immaginare una modifica del genere», e auspicando una maggiore partecipazione maschile alla mobilitazione. Per la senatrice del Partito Democratico Valeria Valente «saranno le piazze a dire a Giorgia Meloni di fermarsi».

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