La storia di Angela Masone: «Una nuova vita a Paduli: io funzionario tuttofare al servizio della mia gente»
«Arriva un momento in cui ti rendi conto che sta cambiando la prospettiva e che il rapporto con le persone, il desiderio di vedere misurata, in un certo senso, la propria utilità per...
«Arriva un momento in cui ti rendi conto che sta cambiando la prospettiva e che il rapporto con le persone, il desiderio di vedere misurata, in un certo senso, la propria utilità per una comunità, sono superiori al tuo desiderio di carriera o di giocare certi ruoli». Quel momento per Angela Masone, da Pietrelcina (Benevento) laureata in Economia e Commercio alla Federico II («Quando la facoltà era in via Partenope e studiavamo anche l’inverno sugli scogli con il sole»), è arrivato nel 2022. E qui comincia la storia della «dottoressa Masone» e Paduli (Benevento), 3.500 abitanti piazzati su uno sperone a guardia tra le valli del Calore e del Tammaro lungo la via Traiana.
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Dopo anni e anni di lavoro (e di pendolarismo dal Sannio «fatto con difficoltà, orari irreali e trasporti allucinanti, ma con il piacere di fare il lavoro che volevo») alla Regione Campania nei ruoli di progettazione e controllo dei fondi fino al prestigioso ruolo di esperto del Pnrr (cioè di quel gruppo di funzionari che ha messo in piedi il programma campano per impiegare i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) arriva il concorso del ministero della Coesione per dotare i Comuni, in particolare quelli del Mezzogiorno (ma non solo) di tecnici per aiutarli a impiegare le varie fonti di finanziamento messe a disposizione dallo Stato e dall’Unione Europea.
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La prova
«Provarci? È come se vedendo quel bando mettessi un punto su ciò che avevo fatto e su quello che volevo davvero fare», spiega Masone. «Mi è passato avanti il film della mia vita. Facevo ciò che mi interessava, ma sentivo comunque che mi mancava qualcosa: la prossimità, il rapporto con la gente e anche la mia terra». Detto, fatto: 17esima su 1.800 partecipanti. Non male e il privilegio di poter scegliere la sede dove andare a lavorare. «Privilegio? Bisognava indicare una classifica di centinaia di Comuni. Erano 724 quelli che erano stati ammessi ai vincitori del concorso: ho scelto tra la provincia di Benevento, Avellino e il Molise. Avevano precedenza i 13 in graduatoria avanti a me. È andata bene perché alla fine la mia preferenza era tra Paduli e San Marco dei Cavoti».
«Funzionario esperto in gestione, rendicontazione e controllo» recitava la chiamata del concorso: tre anni di contratti a termine e poi, dallo scorso primo luglio, la stabilizzazione. «Qui al Comune siamo in otto e si fa tutto. Perché le persone vengono da te e tu i problemi li devi risolvere, non hai qualcun altro che lo fa per te o semplicemente non li puoi rinviare», racconta Angela Masone.
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E i problemi dei Comuni, a dispetto della loro dimensione, sono enormi. Perché è proprio tra queste pareti che si percepisce la distanza tra le parole e i fatti concreti. E come anche questo lavoro, per tutti, somigli più a una missione che a un lavoro con un inizio e una fine. «L’anagrafe? Deve funzionare sempre per registrare le nascite e soprattutto le morti: senza i documenti dell’anagrafe non si può procedere alle tumulazioni», racconta. Così come il mare di adempimenti amministrativi anche per cose minime impone spesso di rinunciare o rimodellare le ferie. «Prima si fanno bene, meglio è».
Il regno dell'impossibile
Trovare soluzioni. Sembra un rebus. «Quello che ti colpisce qui è il rispetto, l’empatia umana con tutti». Quello che ti stende è uno Stato che va a singhiozzo. Masone si occupa praticamente di tutto quello che serve. «Diverso dalla specializzazione che era richiesta nei precedenti lavori, ma la soddisfazione di trovare soluzioni è superiore!». Però è una lotta impari soprattutto tra i tagli alla finanza locale, alle spese correnti («Vai a spiegare in un piccolo paese che i buoni libro ci sono solo per una fascia di reddito e non si danno a quelli che hanno poco di più. E allora è chiaro che ci pensa il Comune: della spesa alla fine lo Stato non mette nemmeno la metà») e poi arrivano paracadutati i progetti «abbondanti» con cose che non servono. «La rabbia di dover usare il bilancino per la mensa ai bambini e poi vedere fondi impiegati per cose effimere perché questi progetti vengono decisi altrove».
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Tutti i giorni è una continua ricerca di soluzioni. «Lo rifarei cento volte: qua c’è il rapporto umano vero con i colleghi, con la gente, con gli amministratori. Qui quando risolvi un problema lo vedi negli occhi delle persone e questo non ha nessun prezzo. E poi il clima rilassato che aiuta ad affrontare le cose. Non c’è la competizione delle grandi strutture che consuma inutilmente energie. Qui le energie servono per trovare soluzioni. In fondo è quello che insegnavano a via Partenope e che ho voluto sempre fare. Qui tra la mia gente e in questi posti dove anche il silenzio ha un suo rumore che affascina».