Morto Domenico Caliendo, il pellegrinaggio silenzioso: «Era un figlio per tutti noi»
Mentre dentro ci sono i Nas, fuori scorre un fiume di silenzio e fiori, lacrime e giocattoli, lettere e preghiere. Siamo all?esterno del Monaldi, il day after, il giorno dopo morte del...
Mentre dentro ci sono i Nas, fuori scorre un fiume di silenzio e fiori, lacrime e giocattoli, lettere e preghiere. Siamo all’esterno del Monaldi, il day after, il giorno dopo morte del piccolo Domenico, e sono in migliaia ad arrivare a rendergli omaggio. A posare un peluche o un cero, a chiedere «scusa», ad augurare al bimbo la speranza di un «buon volo in un posto migliore». Arrivano da tutti i quartieri, i “pellegrini” di Domenico. Dalla Napoli popolare o dalla città ricca. Le lacrime rigano i volti di mamme e papà, di bimbi e anziani, delle troupe televisive e dei passanti occasionali. Tra i presenti arrivano anche Lidia Luongo e Daniela Paura: due madri che hanno perso i figli nello stesso ospedale in cui ha trovato la morte Domenico. Anche gli azzurri, in campo alle 15 ieri a Bergamo per lo sfortunato match contro l’Atalanta, hanno giocato con la fascia nera al braccio.
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La solidarietà
Domenico oggi è figlio o nipote di milioni di italiani. La compostezza, però, è il faro di tutta la commemorazione. Napoli, che ha sofferto, sa come si soffre. È una piccola consolazione, ma è quello che resta, oggi. «Non si può accettare una cosa del genere – sospira Daniela Valerio, pugliese – e non deve più ripetersi. Mi domando se il fatto che la vicenda sia iniziata il 23 dicembre non abbia inciso: spesso nei festivi può capitare di fare le cose con più leggerezza. Mia sorella ha partorito a Ferragosto, ed è stata abbandonata in sala in Puglia». C’è qualcosa di più della solidarietà, nel piazzale del Monaldi. C'è partecipazione: «Mio figlio Felice è nato prematuro ed è stato in sala intensiva – dice tra le lacrime Ilaria Esposito, da Pomigliano – Sappiamo cosa vuol dire stare in ansia per un figlio piccolo».
La rabbia
La rabbia si fa strada già nel giorno del lutto. Lidia Luongo è la mamma di Claudio Scala: «Mio figlio è morto a 3 mesi e mezzo il 28 aprile 2023. Aveva un difetto interventricolare e un difetto del setto interatriale. Ma il reparto di cardiochirurgia pediatrica era chiuso dal 2014, lo abbiamo scoperto quando era già ricoverato. A inizio mese c’è stata la prima udienza del procedimento penale che abbiamo in corso contro l’ospedale. Provo tanta rabbia e tanta delusione anche per Domenico: se fosse stata data voce alle mie parole degli anni scorsi, forse tutto questo non sarebbe accaduto». «Ogni sera stringo più forte mio figlio Mario, pensando a Domenico: è il figlio di tutti noi» piange Francesca Di Pierno. Daniela Paura è la mamma di Sara: «Ho vissuto la vicenda di Domenico rivivendo il mio dramma – dice – Mia figlia è finita un anno fa, il 4 gennaio. Aveva 17 anni e la sindrome di Down. Era in terapia da 5 anni per una leucemia. Sembrava procedere tutto per il verso giusto, poi però c’è stata una ricaduta. E l’abbiamo portata in un ospedale privato. Abbiamo un’associazione: aiutiamo i bambini che non hanno nulla. Ho preferito trasformare il dolore in amore: la verità esca fuori, ma dalla tragedia deve nascere l’umanità». Spiderman e Batman, Ironman e Bing, orsetti piccoli e orsetti, lettere, fiori e ceri. Tutti regali per Domenico, sulla soglia del Monaldi. «Ci piacerebbe se la famiglia trovasse il modo di prendere questi oggetti. Magari potrebbero servire per i fratellini di Domenico» spiegano le guardie giurate. Servirebbe un furgoncino.
L’omaggio di Nola
Da sabato sera a Nola è stata una processione, continua e silenziosa. In centinaia si sono spontaneamente recati in via Cirvumvallazione, dove vive la famiglia del piccolo Domenico: hanno posato candele bianche, fiori e tantissimi peluche. Sopra, lo striscione straziante: «Non dovevi diventare notizia. Dovevi diventare grande». Ieri mattina davanti a quell’altare improvvisato è arrivata anche un’auto della polizia: un agente ha deposto un fascio di fiori per il bimbo di Nola. Nella città, dove il sindaco Andrea Ruggiero ha già fatto sapere che sarà proclamato il lutto cittadino nel giorno dell’ultimo saluto a Domenico, si attende la data della cerimonia funebre che potrebbe tenersi entro fine settimana nella Cattedrale. Ieri è stato il primo giorno senza Domenico in casa Caliendo, e mamma Patrizia e papà Antonio hanno trascorso la giornata stretti agli altri due figli ai quali hanno dovuto dire che il fratellino non c’è più. Tanti i ricordi che, a poche ore dalla sua scomparsa affiorano alla mente di amici, parenti e conoscenti. «Domenico lo vedevamo ogni giorno: seduto nel passeggino quando la mamma accompagnava a scuola gli altri due bimbi. Non lo rivedremo più», raccontano tra le lacrime i vicini.