Morto Domenico Caliendo, mamma Patrizia già dal notaio: «Ora la fondazione»
Il Mattino

Morto Domenico Caliendo, mamma Patrizia già dal notaio: «Ora la fondazione»

Lunedì 23 febbraio 2026
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«Il mio solo pensiero è stato Domenico. Ma adesso è diverso: voglio giustizia. Voglio la verità». Il primo pensiero. «Dobbiamo tenere vivo il ricordo di...

«Il mio solo pensiero è stato Domenico. Ma adesso è diverso: voglio giustizia. Voglio la verità». Il primo pensiero. «Dobbiamo tenere vivo il ricordo di Domenico ed evitare che accadano nuovamente cose del genere. Per questo vogliamo creare una fondazione». La seconda volontà espressa. Il coraggio, l’eleganza e l’esempio di Patrizia Mercolino hanno emozionato l’Italia. E la mamma del piccolo Domenico vuole verità per la morte di suo figlio. Ma pure che gli errori commessi non si ripetano, non facciano altre vittime. E vorrebbe dare forza, lei che ne ha dimostrata tantissima, ad altri genitori che si trovino nelle sue stesse circostanze: alle prese con la speranza di un trapianto ma anche alle vittime di malasanità. Non solo un’intenzione espressa a caldo. Ma un’idea da realizzare subito. La forma è quella della fondazione. E può diventare realtà in tempi brevi. Già questa mattina, insieme al suo avvocato Francesco Petruzzi, la signora Mercolino si recherà dal notaio per iniziare l’iter che dia vita alla fondazione.

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Il percorso 

Come funziona tecnicamente la creazione della fondazione? Per darle vita serve un capitale di almeno 30mila euro. Per questo oggi verrà costituito il comitato di raccolta fondi. Questo è il primo passo per arrivare poi alla creazione della fondazione. Ma anche per dare un colpo agli sciacalli. Nei giorni scorsi, sui social e nelle chat, erano circolati appelli a versare denaro per Domenico con Iban che non sono legati alla famiglia del bimbo. Una denuncia che la stessa madre di Domenico aveva lanciato già nelle scorse ore. Ora, con il comitato di raccolta fondi, ci sarà un conto corrente dedicato e se qualcuno vorrà davvero aiutare la causa della madre del piccolo, avrà la certezza di poterlo fare senza incappare in truffe.

L’obiettivo

Realizzato il comitato per la raccolta fondi, si potrà procedere alla fondazione. «Saremo oggi alle 12 dal notaio Roberto Dante Cogliandro in via dei Mille a Napoli. La legge prevede che una fondazione possa nascere dopo aver raccolto almeno un capitale di 30mila euro e domani cominceremo questo percorso», annuncia l’avvocato Petruzzi. Lo scopo della fondazione? Le parole di mamma Patrizia lo spiegano al meglio: «Abbiamo pensato di creare una fondazione che porterà il suo nome: voglio farlo affinché Domenico non sia dimenticato e per aiutare altri bambini. Sosterrà e aiuterà non solo i bambini che attendono un trapianto d’organi, ma anche le loro famiglie vittime di casi di malasanità». E il percorso prenderà vita ufficialmente oggi.

Il modello 

La compostezza di mamma Patrizia ha colpito al cuore tutti gli italiani. E chi ha vissuto il dolore atroce e lacerante di perdere un figlio ha colto ancor di più l’importanza di un messaggio così potente come quello della mamma di Domenico: ciò che è successo non deve mai più accadere. «Dobbiamo fare in modo che nessuno soffra come ho sofferto io e nessun bambino possa passare quello che ha passato Alfredino», disse Franca Rampi dopo la morte del figlio, il bimbo morto nel 1981 in un pozzo a Vermicino, vicino Roma. E le parole di mamma Patrizia hanno fatto riemergere quel ricordo anche agli attivisti centro Alfredo Rampi, costituito per ricordare il bimbo: «Anche a noi è venuto in testa il parallelo tra le due vicende - ammette Michele Grano, esperto in Psicologia delle emergenze e vice-presidente del Centro Alfredo Rampi - che sono legate da un senso di impotenza, fragilità e ingiustizia perché toccano quel tasto scoperto nella coscienza collettiva, più forte ancora quando la vittima è un bambino». Dagli errori di quella circostanza nacque nel 1982 il Dipartimento di protezione civile. Dunque anche il centro Rampi si augura che la tragedia di Domenico «figlio di tutti, senza retorica» come allora il piccolo Alfredo, sia una spinta «per arrivare a qualcosa di buono, cosa che non è mai scontata: per esempio si potrebbero rivedere alcuni protocolli o spendere di più per la formazione dei medici», conclude Grano.

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