Trovato morto Luciano Capasso: svanita ogni speranza
Si sono spente alle 12 di ieri le speranze di ritrovare vivo Luciano Capasso, il 25enne di Qualiano disperso sulle montagne di Saint Moritz, ai piedi del Piz Palü, nel territorio di...
Si sono spente alle 12 di ieri le speranze di ritrovare vivo Luciano Capasso, il 25enne di Qualiano disperso sulle montagne di Saint Moritz, ai piedi del Piz Palü, nel territorio di Pontresina, durante un’escursione nella notte tra martedì 17 e mercoledì 18 febbraio. Due elicotteri sono partiti in volo alle 10, quando un timido sole si affacciava sui monti del Bernina dopo la tormenta di neve che ha inghiottito la zona rendendola per giorni inaccessibile. Sono bastate circa due ore di ricerche, nel punto indicato dalle coordinate del GPS che Luciano aveva ancora addosso, e le sonde da valanga dei soccorritori del soccorso alpino svizzero hanno raggiunto il corpo del ragazzo.
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Ad assistere al ritrovamento e all’estrazione del corpo dal blocco di neve anche Tarry, il fratello di Luciano giunto da Qualiano due giorni fa per partecipare alla spedizione di salvataggio. La salma è stata poi trasportata all’obitorio di Saint Moritz mentre la notizia del decesso già rimbalzava sui telefoni dei familiari in Italia, gettando nella disperazione mamma Raffaela e il fratello Emmanuel. Nel pomeriggio di ieri è stato effettuato il riconoscimento del corpo e a breve dovrebbe arrivare dalle autorità elvetiche il via libera per il rientro della salma. Ad assistere da vicino la famiglia il sindaco di Qualiano, Raffaele De Leonardis, che seguirà in prima persona le operazioni di trasposto.
La denuncia
La Procura svizzera non dovrebbe aprire un’inchiesta formale, circostanza che invece non è da escludere in Italia, dopo lo strascico di polemiche legate ai ritardi nei soccorsi e alla gestione della comunicazione tra istituzioni svizzere e famiglia. I familiari sostengono che le ricerche non siano state tempestive. «Anzi, qualcuno mi ha persino risposto in maniera sarcastica dicendo “preparatevi a un funerale”», racconta il fratello Emmanuel. «Luciano non era uno sprovveduto - spiega Sergio Pisani, legale dei Capasso -, anzi era un ex militare addestrato proprio per sopravvivere in situazioni estreme, avevamo una geolocalizzazione precisa ma il maltempo, secondo le autorità elvetiche, non ha consentito un recupero che con il sole è stato velocissimo. Mi chiedo se potevano essere utilizzati mezzi quali droni o altro per trovarlo, anche nei giorni precedenti nonostante il maltempo».
Da fonti ufficiali, Luciano sembrerebbe essere stato travolto da una valanga di categoria 4. «Se così fosse - osserva Pisani - la morte potrebbe essere seguita in pochi minuti o qualcosa in più a seconda se siano formate o meno delle sacche d'aria. Ma credo che i soccorsi anche se immediati non avrebbero potuto nulla. Tuttavia, è giusto che si facciano tutte le verifiche possibili». La vicenda è stata seguita da Mario Baldi, console generale italiano a Zurigo che ha coordinato le operazioni di ricerca e soccorso. Ma proprio il tempo intercorso tra l’allarme, scattato nel primo pomeriggio del 18 febbraio, quando Luciano non ha fatto il rientro previsto nel suo albergo, il Badrutt's Palace Hotel, e il momento in cui sono scattati i soccorsi potrebbe diventare oggetto di un esposto alla Procura di Napoli Nord. Perché si sono attesi quattro giorni prima di raggiungere il punto indicato dal GPS? Davvero le condizioni meteo avverse hanno impedito per circa 80 ore di procedere con soluzioni alternative all’elisoccorso? La famiglia, in preda all’angoscia per la perdita di Luciano, vuole andare fino in fondo.