Milano Cortina, Italia da trenta e lode. Giochi da record e impianti al top: giù il sipario sulle Olimpiadi
Erano iniziati col presidente Mattarella in tram per le vie di Milano e una cerimonia inaugurale che era rimasta negli occhi del mondo. Sedici giorni e migliaia di emozioni dopo, i Giochi ci...
Erano iniziati col presidente Mattarella in tram per le vie di Milano e una cerimonia inaugurale che era rimasta negli occhi del mondo. Sedici giorni e migliaia di emozioni dopo, i Giochi ci salutano in una notte luminosa e struggente con le mille luci dell'Arena di Verona, un patrimonio dell’Unesco che si fa ammirare da venti secoli, e già un senso di vuoto ci aggredisce. Come faremo, da oggi in poi, senza tutta questa bellezza? Le Olimpiadi sono l'orgoglio dell'umanità, perché non c'è niente di più bello che venga organizzato nel pianeta per celebrare la vita col pretesto dello sport, ma le Olimpiadi in Italia sono state davvero il massimo. Lo si supponeva alla vigilia e ce n'è stata la conferma ogni giorno, fino a ieri, quando i membri della sessione Cio, commossi e appagati dopo oltre due settimane indimenticabili trascorse a casa nostra, hanno applaudito con una standing ovation l'organizzazione italiana, nell'ultimo briefing dei Giochi di Milano Cortina. E sono soddisfazioni, peraltro meritatissime.
Show all'Arena di Verona per la cerimonia finaleFoto
UN TRIONFO DEL PAESE
L’Italia ha trionfato sul campo, perché al netto della fisiologica crescita di medaglie che spetta al paese organizzatore, nessuno poteva prevedere il record assoluto di 30 podi, tra cui 10 ori. Nel medagliere assoluto saremmo quarti perché abbiamo un argento in meno degli olandesi, ma li strabattiamo per medaglie totali: 30 a 20. Ma oltre ai nostri trionfi sportivi, è stata un successo l'Olimpiade diffusa, in due sedi ufficiali ma in realtà in sette località diverse: in futuro ce la copieranno tutti. Sono stati un successo i campi di gara, quasi tutti preesistenti ma anche quelli costruiti all'uopo come i ghiacci di Rho e Santa Giulia a Milano, ed è stato un successo la logistica e l’organizzazione del tutto, perché ci sappiamo fare eccome, se vogliamo. È stato un successo di pubblico, con 1,3 milioni di biglietti venduti e l'88% di riempimento degli impianti. Il 63% degli spettatori è arrivato dall’estero: tedeschi, americani, britannici, svizzeri e olandesi le nazionalità più rappresentate- Per il Paese si valuta un impatto economico tra i 5 e i 6 miliardi. Gli ascolti tv sono raddoppiati per le piattaforme che hanno trasmesso l'evento in diretta continua mentre Rai2 ha registrato audience incredibili, tra il 20 e il 30% per le gare più seguite, e in assoluto ben oltre le medie di rete; aveva sbancato con oltre 9 milioni di telespettatori anche la cerimonia inaugurale, segnata dalle polemiche furibonde per le gaffe in telecronaca dell'ormai ex direttore di RaiSport Petrecca (che ha pure incassato vili rappresaglie dai suoi, e non è stato bello neppure quello, anzi).
SPORT IN PUREZZA
Poi, soprattutto, è stata una meravigliosa festa dello sport in purezza, come ce ne vorrebbero tante, ogni giorno, per alleggerirci la vita. E' certo che al successo planetario dei Giochi abbiano contribuito anche le grandi vittorie italiane, che sono arrivate addirittura in 11 discipline diverse, come nessun altro paese: siamo un popolo di santi, poeti, navigatori e ormai pure un popolo dei ghiacci. Federica Brignone rimane un'icona di questa edizione, un esempio vivente di un tema come quello di ascesa, caduta e resurrezione che è un classico della narrazione di ogni tempo: come abbia fatto Federica a vincere due ori nello sci dopo il terribile incidente al ginocchio di dieci mesi prima, rimane un mistero per medici, fisiologi, sportivi e psicologi.
Ma sui Giochi si stagliano anche i due ori nel pattinaggio di Francesca Lollobrigida, la supermamma romana, o il casco nero di Arianna Fontana che con lo short track è diventata l'atleta italiana più medagliata di sempre (14); la Lollo sorride morbido, quello di Arianna è un ghigno quasi satanico, ma è il loro bello, la loro diversità. E tra tante medaglie di splendide e splendidi 35enni (Paris e Wierer ad esempio) ecco il bronzo della più piccina, la 18enne Flora Tabanelli, che sale sul podio con un crociato lesionato, o il primo oro nella storia del nostro biathlon arpionato da Lisa Vittozzi, che taglia il traguardo ad Anterselva nello stesso momento in cui Brignone viene premiata con l'oro nello slalom gigante. Quanta Italia, e quanta bellezza abbiamo visto anche negli altri. Quanta grazia negli sconfitti, per dire: c'è chi si è inchinato ai vincitori, chi ha sorriso nonostante un podio sfumato, o un oro sfuggito per un niente. E che formidabili campioni abbiamo ammirato, a cominciare dal norvegese Klaebo, il recordman con sei ori nel fondo anche grazie al nonno allenatore di 83 anni, e in assoluto la Norvegia che come sempre è prima nel medagliere perché è la nazione che ha inventato gli sport invernali (ma chi per celebrarli si mette l'elmo con le corna commette un grave errore: gli storici sanno che i vichinghi non usavano affatto quell'elmo). O lo svizzero von Allmen, che vince i tre ori più importanti nello sci ed eguaglia Sailer e Killy. O i fantastici francesi che dominano il biathlon, la disciplina più dura che esista perché avvelena i muscoli di acido lattico più della maratona. O l’ipnotico curling, o quei matti favolosi del freestyle con le loro evoluzioni antigravitazionali, come quelle della cino-americana Eileen Gu che sembra davvero la donna perfetta: bravissima, intelligentissima (studia fisica quantistica), bellissima e ricchissima, speriamo abbia almeno un difetto. Ne ha sicuramente il dio caduto Ilia Malinin, re fulvo del pattinaggio di figura che fallisce l’oro per un peccato di hybris di cui si rammaricherà per anni, poi lascia i Giochi nel gala finale ballando in jeans e felpa. Lui come tutti gli altri rimpiangeranno questi giorni italiani, in cui molti atleti e tifosi hanno scoperto persino le gioie dei bidet nei nostri bagni (guardare i social per credere) e anche nuovi tipi di pastasciutta: come la pasta a cinque cerchi del Villaggio olimpico e anche i paccheri, che gli americani chiamano paccèri. Quanta bellezza e quando divertimento, tutto questo ci mancherà. Per fortuna che, almeno noi, rimarremo in Italia, un paese da applausi.