Baia, la fontana ritrovata: tesoro di marmi e mosaici
Un ritrovamento archeologico senza precedenti sta riscrivendo la storia delle ville romane di Baia. Nel corso delle campagne di scavo del 2022, gli studiosi hanno individuato al centro...
Un ritrovamento archeologico senza precedenti sta riscrivendo la storia delle ville romane di Baia. Nel corso delle campagne di scavo del 2022, gli studiosi hanno individuato al centro dell’atrio di una villa con ingresso a protiro una fontana di straordinaria complessità, a oltre cinque metri di profondità rispetto al piano pavimentale. La notizia è stata pubblicata scientificamente sulla rivista Archaeologia maritima mediterranea: International Journal on Underwater Archaeology (22, 2025, Eabrizio Serra Editore).
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La struttura sostituiva il classico impluvium e rappresenta un vero e proprio nucleo scenografico e architettonico. La fontana è composta da un euripus quadrangolare rivestito in lastre di marmo bianco, entro cui si articola un complesso sistema su più livelli. Vasche per l’acqua, fioriere per piante ornamentali e comparti idrici si combinano in un apparato raffinato e innovativo. Al centro, la scoperta più sorprendente: una piattaforma a forma di stella, probabilmente rivestita in marmo, su cui si innestava un elemento centrale oggi scomparso, forse un grande contenitore marmoreo. Ai vertici della stella si trovano quattro vasche semicircolari, dotate di fori di scarico verso il canale perimetrale. Più in alto, altrettante vaschette triangolari erano alimentate da tubature in piombo.
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Le dimore
Gli spazi intermedi erano occupati da profonde fioriere senza rivestimento, all’interno delle quali correva un ingegnoso sistema di tubature in pressione. Questo permetteva di distribuire l’acqua simultaneamente alla stella centrale e ai comparti triangolari, generando giochi d’acqua zampillanti verso i bacini semicircolari. Il sistema di smaltimento era altrettanto sofisticato: l’acqua defluiva attraverso fori perimetrali in canalette sotterranee che, passando al di sotto del pavimento dell’atrio, conducevano il flusso verso il mare, mostrando una perfetta integrazione tra architettura e ingegneria idraulica.
Questa scoperta si inserisce nel più ampio contesto delle trasformazioni degli atria nelle dimore romane tra il I e il II secolo d.C. Studi precedenti a Pompei ed Ercolano, condotti da Hélène Dessales, avevano già mostrato come, in alcune abitazioni di élite, gli atri potessero sostituire i peristili, diventando spazi scenografici con giochi d’acqua e vegetazione. «Lo scavo della fontana della Villa con ingresso a Protiro si inserisce nell’attività pluridecennale di scavo e restauro che, attraverso vari progetti, la dottoressa Barbara Davidde, dell’Istituto centrale per il Restauro, porta avanti a Baia insieme alla sua équipe», spiega Enrico Gallocchio, funzionario archeologo del Parco Sommerso di Baia. Il lavoro si sviluppa parallelamente a un’altra ricerca su un impianto termale a Punta dell’Epitaffio, denominato provvisoriamente «Sole e Luna». Anche qui, una fontana di forma semicircolare con cinque nicchie interne riceveva acqua da tubature in piombo, in parte conservate.
Il mosaico
La particolarità della struttura è il mosaico in pasta vitrea conservato nelle nicchie, raffigurante anatre e pesci catturati in reti da pesca. È il primo esempio ben conservato di mosaico parietale sommerso rinvenuto a Baia, dopo frammenti già documentati negli anni Ottanta nel Ninfeo di Punta Epitaffio. «Questa eccezionalità ci impone di procedere con estrema cautela», aggiunge Gallocchio. Gli scavi vengono sempre accompagnati da restauratori, che mettono in sicurezza le decorazioni appena emergono. Grazie alla modellazione tridimensionale prevista dal progetto di ricerca, sarà possibile ricostruire digitalmente la disposizione delle vasche, delle fioriere e dei percorsi dell’acqua, rendendo chiaro il funzionamento del sistema idraulico e il dialogo tra elementi decorativi e architettonici.