Carmelo Cinturrino, fermato il poliziotto che ha sparato a Zack alla testa. Chi è l'agente "Luca": dal ?pizzo? alla ?protezione? ai pusher
Fermato Carmelo Cinturrino, l'assistente capo del commissariato Mecenate accusato di omicidio volontario per aver sparato e ucciso il pusher Abderrahim Mansouri, 28 anni, durante un...
Fermato Carmelo Cinturrino, l'assistente capo del commissariato Mecenate accusato di omicidio volontario per aver sparato e ucciso il pusher Abderrahim Mansouri, 28 anni, durante un controllo anti spaccio il 26 gennaio nella zona di Rogoredo.
Cinturrino è stato fermato mentre era al lavoro in commissariato, in via Mecenate. L'agente era in servizio dalle 8 di stamani e circa un'ora dopo, è stato riferito, sono arrivati gli uomini della Squadra Mobile coordinati dalla Procura.
APPROFONDIMENTIChi è Carmelo Cinturrino
Al Corvetto lo chiamano tutti Luca. Assistente capo al commissariato di via Tertulliano, è oggi indagato per l’omicidio del pusher marocchino, ucciso con un colpo alla tempia nel boschetto di Bosco di Rogoredo.
Cosa è successo il 26 gennaio a Rogoredo?
Secondo la versione dell’agente, avrebbe sparato per legittima difesa dopo che Mansouri gli avrebbe puntato contro un’arma.
Accanto al corpo è stata trovata una pistola a salve, replica di una Beretta 92. Gli investigatori ipotizzano però che l’arma possa essere stata posizionata in un secondo momento. I soccorsi sarebbero stati chiamati 23 minuti dopo l’ultimo contatto telefonico della vittima.Le accuse di pizzo e le ombre sul commissariato
Un tossicodipendente ha raccontato agli agenti di presunte richieste di denaro ai pusher della zona di Corvetto in cambio di “protezione”. Dichiarazioni ora al vaglio della Procura, che indaga anche su quattro colleghi per favoreggiamento e omissione di soccorso. Tra i sospetti, l’ordine dato subito dopo lo sparo: recuperare uno zaino dagli uffici.
Ipotesi messinscena e possibili moventi
Gli inquirenti valutano se tra Cinturrino e Mansouri ci fossero contrasti legati alla gestione dello spaccio tra Rogoredo e San Donato. Se confermata, la pista del pizzo potrebbe delineare un contesto più ampio: non un episodio isolato, ma un sistema di pressioni e rapporti opachi. L’inchiesta è in pieno sviluppo e punta a chiarire responsabilità, tempi e dinamica reale dei fatti.
Cosa può emergere dall’analisi dei telefoni
La nuova settimana di indagini sulla morte di Abderrahim Mansouri si concentra su tabulati, chat e celle telefoniche. L’obiettivo è chiarire cosa sia accaduto nei 23 minuti tra lo sparo e la chiamata al 112 e perché un agente sia stato mandato a recuperare uno zaino in commissariato. Gli investigatori vogliono verificare eventuali contatti tra Carmelo Cinturrino – assistente capo del commissariato Mecenate – e pusher attivi tra Bosco di Rogoredo e Corvetto, per accertare se esistesse un sistema di pressioni o “protezioni”.
Pista del pizzo: ipotesi investigativa e possibili reati
Amici della vittima parlano di richieste quotidiane di denaro e droga, fino a 200 euro e 5 grammi di cocaina. Se confermata, l’ipotesi configurerebbe reati ben più ampi dell’omicidio: concussione, corruzione o estorsione aggravata. Gli inquirenti stanno verificando se Mansouri avesse interrotto i pagamenti e se questo abbia generato un conflitto culminato nello sparo.
La scacciacani e l’ipotesi di messinscena
Crolla, salvo sorprese scientifiche, la tesi della legittima difesa: la Beretta 92 a salve trovata accanto al corpo sarebbe stata posizionata dopo il colpo. Decisivi saranno esami balistici, impronte e DNA. Se la scena fosse stata alterata, si aprirebbe un ulteriore filone per depistaggio e falso.
I 23 minuti e il nodo dell’omissione di soccorso
La chiamata tardiva al 112 è centrale. I soccorritori trovarono Mansouri ancora vivo. I quattro colleghi presenti sono indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso: la magistratura dovrà stabilire se quei minuti abbiano inciso sull’esito fatale.