Domenico Caliendo, nuove accuse sui silenzi post trapianto: «Hanno insabbiato tutto»
Il Mattino

Domenico Caliendo, nuove accuse sui silenzi post trapianto: «Hanno insabbiato tutto»

Martedì 24 febbraio 2026
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Vogliono capire perché hanno usato il ghiaccio e non la box frigo per trasportare quel cuore da poco donato; perché si è proceduto ad espiantare il cuore originale ad un...

Vogliono capire perché hanno usato il ghiaccio e non la box frigo per trasportare quel cuore da poco donato; perché si è proceduto ad espiantare il cuore originale ad un piccolo paziente del Monaldi, prima ancora di controllare la tenuta dell’organo donato: «Prima di capire se il cuore donato fosse integro»; infine, vogliono capire che cosa è accaduto subito dopo aver piazzato un organo deteriorato dal ghiaccio sintetico nel piccolo napoletano.

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Eccoli i punti che hanno spinto la Procura di Napoli a scrivere al gip, per chiedergli di fissare una udienza a porte chiuse e dare corso a un incidente probatorio sulla morte del piccolo Domenico Caliendo. Trapianto del cuore ghiacciato al Monaldi, la svolta viene firmata dal pm Giuseppe Tittaferrante, titolare del fascicolo sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci e dello stesso procuratore Nicola Gratteri: a leggere la richiesta di incidente probatorio che vale come un atto garantito, si comprende che sono sette i nomi dei medici napoletani sotto inchiesta.

La novità

Accanto ai primi sei medici (di cui abbiamo scritto nell’edizione de Il Mattino di domenica scorsa), spunta il nome di un settimo medico: si tratta di Marisa De Feo, da sempre conosciuta per doti umane e professionali, che viene coinvolta in questa storia in qualità di responsabile del percorso trapianti. Nota anche per essere la moglie di Maurizio Cotrufo, un pioniere della trapiantologia a Napoli e in Italia, la dirigente è assistita dal penalista napoletano Luigi Ferrante. Potrà ora chiarire la propria posizione nel corso dell’inchiesta.

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Intanto, si attende la valutazione del gip, che dovrà nominare dei consulenti tecnici di ufficio per rispondere ai quesiti posti dai pm. Passaggio da intendere come un ulteriore atto garantito a tutela della genuinità degli elementi da portare in un eventuale dibattimento, ma anche a tutela degli stessi indagati. Ma l’inchiesta sul Monaldi va avanti anche in altre due direzioni: la ricerca delle responsabilità della fornitura di ghiaccio secco a Bolzano; e le eventuali conversazioni successive al trapianto-espianto dello scorso 23 dicembre, nel tentativo di verificare cosa è accaduto all’indomani dell’intervento su Domenico.

Alto Adige

Stando a quanto emerso, la Procura di Napoli potrebbe notificare avvisi di garanzia a carico di una o due figure presenti la mattina dello scorso 23 dicembre al San Maurizio di Bolzano, in relazione alla forniture di ghiaccio secco. Non è un aspetto secondario, al netto delle responsabilità che vengono ricondotte alle equipe di medici napoletani. Chi ha fornito ghiaccio secco? Come è stato possibile l’impiego di un simile supporto refrigerante in relazione a un organo da poco espiantato? Seguiamo il ragionamento della Procura: «Nello specifico - scrive il pm - vogliano i consulenti chiarire se le operazioni di prelievo chirurgico, trasporto e conservazione dell’organo cardiaco prelevato dall’equipe di espianto a Bolzano, siano avvenute in conformità delle vigenti linee guida in materia di trapianti».

Non lo dicono, ma fanno riferimento alla storia del ghiaccio: perché non sono stati usati i box frigo? Perché affidarsi al ghiaccio, dunque a una procedura artigianale e superata dalle linee guida? Un punto che investe anche la formazione, dal momento che i medici dell’ospedale napoletano avevano già avuto in dotazione due o tre box termici e per loro era stato anche somministrato un corso di aggiornamento. È uno dei punti legati in particolare all’equipe guidata da Gabriella Farina, la dottoressa che ha capitanato la spedizione a Bolzano. Difesa dai penalisti Dario Gagliano e Anna Ziccardi, Farina avrà modo di ricostruire tutti i passaggi della spedizione sull’asse Napoli-Bolzano e ritorno. Altro aspetto delicato riguarda la tempistica dell’espianto trapianto a Napoli.

È la tarda mattinata del 23 dicembre, l’equipe torna a Capodichino, viene allertata una ambulanza, ma c’è traffico in tangenziale, in quel giorno dell’antivigilia di Natale. Arrivano finalmente al Monaldi, non è chiaro quanti “ok cuore” sono stati lanciati, sembra che l’ultimo via libera sia stato lanciato quando i medici erano in ascensore. Un segnale che spinge il primario Guido Oppido a dare vita all’espianto, «lottando contro i minuti», secondo quanto emerge dalla nota difensiva firmata dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge.

Il silenzio

Ma i nodi da sciogliere in questa storia sono diversi. È il caso legato alla cartella clinica. Un caso controverso: ieri il Monaldi ha smentito l’accusa di un documento incompleto, secondo quanto aveva sostenuto due giorni fa dall’avvocato Francesco Petruzzi. Eppure, la difesa dei due genitori di Domenico non ci sta e rilancia. C’è stata la «consegna del silenzio». A cosa fa riferimento l’avvocato Petruzzi? Ecco il suo affondo: «Troviamo folle che all’interno della cartella clinica, che ormai abbiamo, ci sia scritto proprio del cuore ghiacciato. E che un ospedale intero abbia taciuto la notizia alla mamma. Ci riferiamo a una volontà di insabbiamento e di occultamento da parte di questi soggetti che attualmente sono indagati».

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Chiaro il riferimento a quanto avvenuto nel corso dei quarantacinque giorni successivi. Un calvario scandito da ansia, incertezze e silenzi, quello toccato ai genitori del piccolo. Operato il 23 dicembre scorso, rimasto legato a un macchinario (con un cuore nuovo ma difettoso), «in uno scenario poco chiaro». L’avvocato insiste: «Ci hanno consigliato di non parlare con la stampa perché se il nostro obiettivo era tenere Domenico in lista era meglio che non diffondevamo la notizia sul parere del Bambin Gesù che era contrario a quello del Monaldi. Ci è stato dato questo consiglio che a nostro avviso è stato un tentativo di occultamento e ha cercato di condizionare psicologicamente la madre, ponendola dinanzi a un bivio becero, non so neanche trovare il termine, giocando sulla speranza della mamma che il figlio potesse continuare a vivere. Giocando su quella speranza volevano accertarsi che noi avessimo smesso di parlare con la stampa». Parole gravi che attendono riscontri, ma anche una probabile risposta da parte del Monaldi e dei diretti interessati.

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