Crolli a Napoli, cornicioni a rischio: allarme dalle municipalità. «Più fondi per il restyling»
Il Mattino

Crolli a Napoli, cornicioni a rischio: allarme dalle municipalità. «Più fondi per il restyling»

Martedì 24 febbraio 2026
5 visualizzazioni

Ventisei dicembre '25: in via Toledo, nell?epicentro del turismo partenopeo, si staccano dei calcinacci da un palazzo. Due turiste vengono colpite, soccorse dall?ambulanza e...

Ventisei dicembre '25: in via Toledo, nell’epicentro del turismo partenopeo, si staccano dei calcinacci da un palazzo. Due turiste vengono colpite, soccorse dall’ambulanza e portate al Vecchio Pellegrini, per fortuna senza conseguenze. Tre giorni dopo, crollano un cornicione e alcune fioriere in piazzetta Sant’Anna di Palazzo, nei Quartieri Spagnoli diventati meta di visita per milioni di vacanzieri. Poco più di un mese prima, l’11 novembre, da un palazzo ad angolo tra via Scarlatti e via Kerbaker, nel cuore della Napoli dello shopping, si verifica la stessa scena: le pietre piovono sui tavolini di una nota rosticceria vomerese: una donna resta ferita, e solo i teloni dell’attività e il ventilatore agganciato al palazzo evitano la tragedia.

APPROFONDIMENTI Liceo Alberti a Napoli, certificati di agibilità scaduti. La preside: «Ora si va in Did»Napoli, gogna social per un anziano fragile a Secondigliano: l’autore del video ha 11 anniSanità, il ruolo dell’intelligenza artificiale: «Umanizziamo le cure: ora è possibile»

Tre giorni fa, il 21 febbraio, i calcinacci piovono invece dal balcone di un ufficio di via San Carlo, a due passi dal lirico, all’esterno del Gran Caffè Cimmino. Due donne, sfiorate dai massi, vengono portate in ospedale per accertamenti. Siamo a due passi dalla Galleria Umberto in cui, quasi 12 anni fa, il piccolo Salvatore Giordano fu ucciso da un fregio killer.

Domenico Caliendo, l'ospedale: «Smentiamo l'avvocato. La cartella clinica era completa»

Escludendo la morte di Chiara Jaconis, che è dovuta a cause di natura diversa da distacchi di pietre dai balconi e dai cornicioni, siamo a 4 tragedie sfiorate, troppo da vicino, negli ultimi 4 mesi. Ecco perché dalle Municipalità napoletane parte l’appello «a intensificare i monitoraggi sugli edifici». «I crolli stanno aumentando», non solo a causa «dell’età avanzata dei palazzi, ma anche per i cambiamenti climatici». E sono sempre gli esponenti di vertice dei parlamentini a ricordare gli allarmi lanciati in questi mesi, a proposito di sicurezza e manutenzione.

Le zone

Retine di contenimento ovunque, sulle facciate dei palazzi di Napoli. Perfino in via Verdi, a due passi dal Comune. Dai Quartieri Spagnoli a San Gregorio Armeno, da Porta Capuana a piazza Mercato, da piazza Dante a via Croce. Senza dimenticare la zona degli uffici dei palazzi di Chiaia, che parte dalla Umberto I e si allunga fino alla Riviera, via Partenope e Mergellina. «Tra il San Carlo e Mergellina è pieno di uffici – spiega Giovanna Mazzone, presidente della Municipalità 1 Chiaia-Posillipo – Gli uffici sono meno controllati delle abitazioni private, ma si trovano quasi sempre all’interno dei condomini. Per portare avanti un monitoraggio sui palazzi servirebbe una sinergia con la Protezione Civile. La questione è difficile da affrontare, perché sui privati si può fare poco».

La Mazzone si sofferma poi sull’intensificazione dei distacchi di pietre: «I crolli di calcinacci stanno aumentando, purtroppo. Oltre all’età avanzata degli edifici, il cambiamento climatico incide sulle lesioni, con estati torride e piogge torrenziali. Ce lo hanno spiegato i tecnici. Chi amministra i beni privati dovrebbe fare più attenzione e controllare strutture vecchie e fatiscenti. Nella nostra Municipalità sono stati riammodernati molti edifici con il bonus facciate. Ma tra San Ferdinando e Posillipo i rischi restano. Proprio da Posillipo riceviamo quasi ogni giorno richieste di interventi per dissesti. Vanno sensibilizzati proprietari e amministratori: il risparmio sul restauro delle facciate si tramuta in un rischio per la vita umana, e in conseguenti costi economici enormi in caso di incidente».

Le proposte

Dal secondo e dal terzo parlamentino (centro storico e Sanità-Arenella) partono alcune proposte per contrastare il problema. «Servirebbe un piano comunale – argomenta Fabio Greco, presidente della Municipalità 3 – che sondi la possibilità per stipulare patti di collaborazione o protocolli d’intesa con il privato. Noi siamo pronti alla collaborazione. Ne parlerò con l’assessorato all’Urbanistica. Le tragedie sfiorate sono tantissime. Lo so che le risorse umane a disposizione sono poche, ma andrebbe creata una task-force che intensifichi i controlli. E andrebbero create le condizioni per agevolare il privato, magari attraverso esenzioni dalla tassa di occupazione suolo in caso di lavori. L’attività di prevenzione è fondamentale, dalla Sanità a Vico ai Colli Aminei: quello delle facciate è un problema trasversale».

Napoli, operazione di pulizia straordinaria a Forcella: rimossi i rifiuti davanti la Ruota degli Esposti

Lorenzo Iorio, assessore della Municipalità 2, sottolinea che «le retine di contenimento sono presenti anche intorno a un edificio nella zona del Cristo Velato, o in via Benedetto Croce. In piazza Dante, circa un mese fa, sono caduti calcinacci. L’amministrazione dovrebbe trovare un modo per agire sui privati. Non si tratta più di casualità, gli episodi sono troppi. C’è un problema di manutenzione. Come accade a Bari per le blatte, dove il sindaco emana un’ordinanza in cui obbliga i privati a intervenire, così potrebbe fare l’amministrazione napoletana».

Condividi questo articolo