Patrimonio a Napoli, si cambia: «Una ?spa? sul mercato per gestire gli immobili»
Il Mattino

Patrimonio a Napoli, si cambia: «Una ?spa? sul mercato per gestire gli immobili»

Martedì 24 febbraio 2026
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È una Spa - Società per azioni - a partecipazione totalmente pubblica - è per intero di proprietà del Comune - che come capitale iniziale per la sua costituzione mette...

È una Spa - Società per azioni - a partecipazione totalmente pubblica - è per intero di proprietà del Comune - che come capitale iniziale per la sua costituzione mette un milione sotto forma di 2000 azioni da 500 euro ciascuna. In quanto Spa, dunque, è una società aperta totalmente al mercato, anche a quello finanziario, fermo restando che tra le tante mission da portare in porto ne ha una ineludibile: garantire «il diritto all’abitare».

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Tradotto dal politichese gli immobili Erp possono essere venduti solo agli inquilini che ne hanno diritto - e che possono costituirsi in cooperative per l’acquisto - per il resto vale la legge di mercato che passa per la valorizzazione ma ha come destinazione finale la dismissione. Del resto il Comune guidato dal sindaco Gaetano Manfredi è già sul mercato immobiliare attraverso Invimit, società del Mef, dove c’è il “Fondo Napoli” che per ora attraverso la valorizzazione di beni come la Galleria Principe, e la vendita di asset meno nobili, ha già portato nelle casse dell’Ente oltre 15 milioni.

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Eccola la NewCo del Comune denominata “Napoli Patrimonio” che oggi approda in Consiglio comunale per la sua approvazione. Per sanare un vulnus mica da ridere: l’ultimo pezzo del “Patto per Napoli” e lo fa in extremis il rischio di perdere i finanziamenti pubblici era molto alto. Vale a dire la razionalizzazione delle Aziende comunali che prevede «la costituzione di una nuova società dedicata alla gestione del patrimonio immobiliare». Se arriva il semaforo verde dall’Aula l’atto andrà all’attenzione della Corte dei Conti che entro 60 giorni dovrà dire se è compatibile o meno con il Testo unico degli enti locali.

La mission

La Newco agirà sotto l’ombrello della “Napoli holding”, la super holding di Palazzo San Giacomo - guidata dal manager Amedeo Manzo - dove pian pianino confluiranno tutte le aziende municipali. La NewCo avrà un advisor esterno che è già stato stabilito sarà Deloitte. La proposta di delibera che arriverà oggi in Consiglio chiede agli eletti dal popolo l’approvazione dello Statuto, «nonché del Piano Industriale, corredato del Piano Economico-Finanziario. All’atto della costituzione è previsto, oltre al conferimento del capitale sociale di 1 milione, il trasferimento straordinario di 3 milioni».

Numeri grossi perché la mission è grossa: aumentare entro cinque anni i ricavo dal patrimonio di 7-8 milioni. «Il fabbisogno di risorse umane all’anno V è stimato in 114 unità di cui: 18 personale di struttura, 53 area amministrativa 43 area tecnica». Il taglio del nastro - che ci sarà entro l’estate questo l’obietitvo - vedrà comunque ben 98 operatori in servizio nella NewCo. Non è previsto nella governance il Consiglio di amministrazione, ma solo l’Amministratore unico e il Direttore generale oltre al Collegio dei Revisori dei conti.

Nello Statuto è previsto che la NewCo si occupi di «Recupero, risanamento, ristrutturazione, manutenzione ordinaria e straordinaria, valorizzazione, trasformazione, alienazione, gestione, presidio, nuova edificazione e servizio di accoglienza relativamente al patrimonio immobiliare del Comune di Napoli». La nuova Società che il Comune si appresta a mettere in campo - in buona sostanza - segue la strada tracciata da altre due grandi città come Roma e Milano che attraverso le multiutility offrono numerosi e variegati servizi all’Ente proprietario e ai cittadini.

Una NewCo che avrà la possibilità di autofinanziarsi: «La Società, al solo fine del conseguimento dell’oggetto sociale ed in via strettamente strumentale o accessoria può compiere tutte le operazioni commerciali, industriali, finanziarie, mobiliari ed immobiliari ritenute necessarie ed utili per il conseguimento dell’oggetto sociale». Nella sostanza può mettere sul mercato una quota delle azioni che ha nel portafoglio ma in un recinto molto ristretto: «La Società - si legge nello Statuto - è in ogni caso vincolata a realizzare la propria attività in via prevalente con il Comune di Napoli. Oltre l’80% del fatturato della Società deve essere effettuato nello svolgimento dei compiti ad essa affidati dal Comune e o dalle sue società partecipanti in regime di in house providing».

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Palazzo San Giacomo - come si legge nel provvedimento - ha le idee chiare: «In conclusione, non sfugge ad alcuno il significato politico e programmatico di questa scelta e di quelle ad essa collegate. Fa parte e ben rappresenta la giusta ambizione dell’Amministrazione di unire qualità strategica ed efficienza gestionale per realizzare un salto di qualità nel governo della città».

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