Morto a tre mesi nello stesso reparto: «Cura sbagliata, servono altre indagini»
Il Mattino

Morto a tre mesi nello stesso reparto: «Cura sbagliata, servono altre indagini»

Mercoledì 25 febbraio 2026
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Una infezione ospedaliera curata con un antibiotico inefficace. È da questa ipotesi che dovrà ripartire l?inchiesta sulla morte di Riccardo Di Cristo, il bambino di Torre del...

Una infezione ospedaliera curata con un antibiotico inefficace. È da questa ipotesi che dovrà ripartire l’inchiesta sulla morte di Riccardo Di Cristo, il bambino di Torre del Grecodeceduto il 16 febbraio del 2024, ad appena tre mesi, nello stesso ospedale – il Monaldi – e nello stesso reparto in cui è stato ricoverato e poi operato il piccolo Domenico Caliendo. Lo ha deciso il gip Federica De Bellis del Tribunale di Napoli che, a due anni dal decesso di Riccardo, ha rigettato la richiesta di archiviazione del pm Stella Castaldo, accogliendo le tesi dell’avvocato Tommaso Ciro Civitella, difensore di papà Alessandro e di mamma, Yuanyuan Lì, di origini cinesi.

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Il giudice per le indagini preliminari, infatti, ha restituito gli atti al pubblico ministero chiedendo di approfondire un particolare che potrebbe avere avuto un peso determinante sulle cause che hanno portato alla morte il piccolo paziente. Un aspetto tralasciato dai consulenti della Procura ma evidenziato dal legale della famiglia Di Cristo nell’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione.

L’ipotesi 

Secondo l’avvocato Civitella, a uccidere il bambino affetto da una malformazione cardiaca diagnosticata già durante la gestazione e per la quale era stato ricoverato al Monaldi, potrebbe aver contribuito una mal curata infezione da Escherichia-coli di origine nosocomiale, che ha rappresentato il fattore scatenante e determinante nell’evoluzione fatale della patologia cardiaca di base. Spiega l’avvocato Civitella: «Come evidenziato dalla consulenza del dottore Antonio Sorrentino, specialista in medicina legale e consulente della difesa, l’infezione ospedaliera ha costituito il vero starter per il precipitare degli eventi, trasformando una condizione clinica stabile in una situazione di emergenza che ha condotto all’exitus. Ad aggravare la posizione di chi ha predisposto le cure anche la terapia antibiotica del tutto inappropriata oltreché intempestiva.

L’urinocoltura del 12 gennaio 2024», sottolinea Civitella, «evidenziava la presenza di Escherichia-coli con resistenza ai principi attivi dell’Augmentin eppure i sanitari continuavano a somministrare proprio questo antibiotico, per giunta tardivamente. Tale condotta ha reso completamente inefficace la terapia antibiotica, consentendo all’infezione di evolvere verso la sepsi e determinando l’evoluzione fatale degli eventi». Una somministrazione che il medico legale di parte, Antonio Sorrentino, definisce «incongrua» vista la «resistenza terapeutica ai principi attivi dell’Augmentin», sottolineando «lo stupore» per l’uso di questo sciroppo «per far fronte alla infezione delle vie urinarie». «I pediatri che si sono succeduti nelle cure del piccolo Riccardo», conclude il consulente della difesa, «con imprudenza hanno omesso di dare una giusta lettura agli esami di laboratorio utilizzando un antibiotico che non aveva alcuna precisa indicazione e che un diverso trattamento di antibioticoterapia effettuato anzitempo avrebbe avuto una sua elevata efficacia nell’evitare l’evento morte».

La decisione 

Da qui la decisione del gip Federica De Bellis di chiedere al pubblico ministero un approfondimento finalizzato «a verificare l’incidenza della infezione contratta in ambito sanitario e della terapia farmacologica prescritta sull’aggravamento della condizione del piccolo paziente e, quindi, sul decesso dello stesso chiarendo, inoltre, se la prescrizione di ulteriore e differente antibiotico avrebbe potuto evitare l’exitus del piccolo paziente ovvero ritardarne il decorso».

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