Napoli, babydetenuto tenta la fuga durante un permesso premio per lutto: i familiari gli fanno scudo
Il Mattino

Napoli, babydetenuto tenta la fuga durante un permesso premio per lutto: i familiari gli fanno scudo

Mercoledì 25 febbraio 2026
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Aveva avuto un permesso per andare al funerale di un parente. Sedici anni, arrestato per spaccio e rapina, aveva perso uno dei pochi affetti che gli erano rimasti, essendo già orfano di...

Aveva avuto un permesso per andare al funerale di un parente. Sedici anni, arrestato per spaccio e rapina, aveva perso uno dei pochi affetti che gli erano rimasti, essendo già orfano di padre e di madre e in affidamento (prima della detenzione) ad una zia. Una situazione familiare abbastanza pesante, per questo motivo dal carcere di Nisida gli avevano concesso il permesso di partecipare alla cerimonia funebre a Ponticelli, suo quartiere d’origine. Ma lui, una volta, al cimitero, ha pensato bene di fuggire via, aiutato da una schiera di parenti ed amici che hanno tentato di fare scudo e impedire all’agente della penitenziaria che era con lui, di fermalo subito.

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 È accaduto tutto ieri mattina. Il ragazzino alla fine è stato braccato prima di varcare i cancelli del camposanto mentre l’agente di scorta è finito al pronto soccorso per farsi refertare a causa di alcune lesioni ad una mano causate da una caduta durante l’inseguimento. A portare fuori la storia, «una delle tante» sottolineano dal sindacato, è il Sappe, attraverso il proprio rappresentante campano per gli istituti minorili, Pasquale Diana.

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La dinamica

Per l’accompagnamento del sedicenne era stato incaricato un solo agente della polizia penitenziaria e una educatrice. Arrivati al cimitero, il ragazzo ha partecipato alla funzione funebre e poi, mentre stavano interrando la bara, ha tentato la fuga. L’agente che lo scortava è intervenuto immediatamente e, dopo un breve inseguimento, lo ha acciuffato. Ma le persone presenti hanno cercato di agevolare il minorenne nella sua «bravata» impedendo al poliziotto di passare e consentendo al ragazzo di guadagnare la fuga. Per fortuna erano presenti altre forze di polizia che sono intervenuti in soccorso del penitenziario il quale ha riportato delle leggere contusioni.

Il sindacato

Immediata la reazione del sindacato Sappe che, attraverso il proprio segretario generale, Donato Capece, denuncia le criticità organizzative dell’istituto e l’inadeguata gestione del personale, spesso impiegato in servizi delicati senza il rispetto delle norme previste dall’Accordo Quadro Nazionale. «La polizia penitenziaria di Nisida - dice Capece - vive un momento di profondo abbandono da parte delle Istituzioni e dei propri dirigenti, distanti dalle reali problematiche del personale che dovrebbe essere tutelato e valorizzato». E non solo: «I dirigenti e il personale amministrativo devono essere motivati e, a mio avviso, questo si può fare soltanto attraverso un avvicendamento di ruoli e sedi che, nel caso di Nisida, non avviene da tempo».

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Capece annuncia anche di voler informare della situazione di Nisida anche il Capo dipartimento della giustizia minorile, Antonio Sangermano, e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari. «E giusto rieducare - dice ancora Capece - ma senza dimenticare che questi ragazzi sono reclusi perché hanno commesso dei reati. Alcuni anche reati molto gravi». Di qui la richiesta del sindacato: «un intervento immediato dell’Amministrazione per garantire organici adeguati, condizioni di lavoro dignitose e maggiore attenzione alla sicurezza interna ed esterna degli istituti minorili». Secondo il sindacato, difatti, gli episodi di violenza all’interno dell’istituto da parte dei giovani detenuti sono frequenti, alcuni non rimbalzano neanche agli onori della cronaca. «Non basta - dicono ancora dal Sappe - aumentare l’organico servono interventi gestionali diversi e una diversa organizzazione dei turni di lavoro».

 I minori reclusi a Nisida sono oltre ottanta, ci sono 21 agenti donne arrivate dopo la chiusura del penitenziario di Pozzuoli e in rotazione i maschi presenti sono solo dieci.

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