Gratteri, numeri record per arresti e condanne: «Basta veleni su di me»
Il Mattino

Gratteri, numeri record per arresti e condanne: «Basta veleni su di me»

Mercoledì 25 febbraio 2026
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Numeri da record per la Procura di Napoli, che confermano l?efficacia di un metodo investigativo. È una relazione di una dozzina di pagine quello presentata ieri dal procuratore di...

Numeri da record per la Procura di Napoli, che confermano l’efficacia di un metodo investigativo. È una relazione di una dozzina di pagine quello presentata ieri dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che traccia una sorta di bilancio del lavoro svolto ai piani alti del Centro direzionale.

E che rappresentano anche una sorta di replica, nell’ottica del procuratore, a quanti fino a questo momento attaccano il magistrato calabrese (ma napoletano di adozione) per la strategia investigativa all’insegna delle manette. In sintesi, la Procura di Napoli può vantare su una sorta di record a proposito di conferme in sede di Riesame degli arresti spiccati; ma anche di sentenze di condanna rispetto ai numeri presenti in altri distretti di corte di appello. Parliamo di indagini di camorra, di fascicoli coordinati dalla Dda partenopea che - una volta a regime - può vantare su un pool di oltre trenta magistrati, distribuite su tre fasce territoriali.

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Le proiezioni 

Ha spiegato il procuratore di Napoli: «Sono numeri oggettivi, che vanno letti alla luce degli attacchi mediatici che subisco ogni giorno, mi riferisco alle dieci diffamazioni al giorno». Ecco qualche accenno ai numeri, sempre a proposito del lavoro del pool anticamorra (sotto il coordinamento degli aggiunti Sergio Amato e Sergio Ferrigno): «Nel 2024 il tribunale del Riesame ha confermato il 75% delle misure cautelari emesse dalla Procura di Napoli, annullandone solo il 16 per cento, e riformulando il 9 per cento; nel 2025 la percentuale di conferme del Riesame è salita al tetto di 85 per cento». E ancora: «Nel 2025, sono state eseguite 184 ordinanze di custodia cautelare su richiesta del pool anticamorra, nei confronti di ben 1324; nel 2024 invece ne erano 178 per 1105». Poi c’è il capitolo delle sentenze. Una questione tutt’altro che secondaria, perché rappresenta il momento della conferma della coerenza dell’ipotesi investigativa sostenuta nei confronti dei rispettivi indagati: nel 2024 a Napoli arriviamo a una percentuale di condanna pari al 66 per cento, trend decisamente più alto rispetto alla media nazionale, con l’undici per cento di non doversi procedere. Nel 2025 la percentuale delle condanne è invece salita al 70 per cento. Non è finita. Altro focus riguarda invece il capitolo delle rogatorie internazionali: sono passate dalle 23 del 2022 alle 65 per cento del 2025. Tre volte tanto rispetto agli anni precedenti. Un dato, quello delle rogatorie, che rappresenta la conferma «della capacità di questa Procura di dialogare con gli uffici inquirenti di mezzo mondo».

Lo scontro 

Ma al di là dei numeri c’è un altro capitolo su cui il procuratore si sofferma, dopo essere stato compulsato dalle domande dei giornalisti, a margine degli arresti messi a segno a Scampia. Spiega il capo dei pm: «Mi attaccano da quando ho deciso di schierarmi apertamente per il no alla separazione delle carriere. Ormai sono l’ultimo dei samurai». Ma cosa ne pensa il procuratore di Napoli della riforma Nordio? «Io penso che non è un referendum sul Governo, è un referendum perché per sei persone che si spostano tra giudice e pubblico ministero si cerca di modificare sette articoli della costituzione. Ieri mi sono riletto i lavori preparatori alla Costituzione - ha detto ancora il procuratore Gratteri - e ho visto il lavoro di professori, come Giovanni Leone vostro concittadino, emerito presidente della Repubblica, Aldo Moro: sono ancora più convinto che quello sia stato un lavoro che ha richiesto mesi da parte di decine di luminari del diritto e dell’economia e della cultura in genere. Non è possibile che si pensi con un referendum di modificare 7 articoli». Poi: «Cosa direi adesso a Nordio? Nulla», ha risposto Gratteri al cronista che gli ha rivolto la domanda.

La sfida 

Dunque, una mattinata intensa per il capo della Procura più numerosa d’Italia, che negli ultimi mesi si è schierato contro la riforma Nordio, senza però aderire a una logica di schieramento correntizio. Un battitore libero, che è abituato a ragionare sempre e comunque con i dati numerici, anche quando si ragiona su proiezioni politiche. Ed è in questa logica che si punta ad abbattere il gap i sostenitori del Sì e quelli del No alla separazione delle carriere. Pochi mesi fa, c’era un gap del 20 per cento, ora la forbice vede un vantaggio dei sostenitori della riforma di soli 4 punti di percentuale: «È questo il motivo per il quale mi attaccano - ha spiegato - oggi sono come l’ultimo samurai».

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