Napoli, cornicioni a rischio crollo. Evitato incidente in via Nilo: «Subito più manutenzione»
Sono tante, troppe, le tragedie sfiorate in città negli ultimi mesi: crolli di calcinacci, distacchi di cornicioni e pietre in ogni angolo della città: da via Kerbaker a Chiaia, dal...
Sono tante, troppe, le tragedie sfiorate in città negli ultimi mesi: crolli di calcinacci, distacchi di cornicioni e pietre in ogni angolo della città: da via Kerbaker a Chiaia, dal centro storico ai Quartieri Spagnoli, passando per la centralissima via Toledo, dove a dicembre ‘25 due turiste furono colpite di striscio dai calcinacci.
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Cinque tra vacanzieri e passanti sono stati letteralmente sfiorati dalla morte da novembre a oggi. Per fortuna nessuno si è fatto male. Ma ieri mattina, a una manciata di giorni dal crollo di via San Carlo che ha sfiorato due donne, in via Nilo - nel pieno del centro storico - c’è stato un nuovo spicconamento, giustamente operato dai privati. Ad accrescere l’intensità dei distacchi, come spiegato ieri dalla Municipalità 1, può incidere anche il cambiamento climatico, oltre la scarsa manutenzione. A poche ore dall’appello dei parlamentini ospitato ieri da Il Mattino, la preoccupazione sta salendo.
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Tanto che al riguardo, su Napoli, si sta muovendo Unai (Unione Nazionale Amministratori di Immobili), che in queste ore sta promuovendo «la creazione di un collettivo composto da associazioni di categoria, dei consumatori e da comitati di residenti». L’obiettivo è quello di formulare un’istanza, che sarà poi rivolta a Palazzo San Giacomo, in cui si richieda «un’ordinanza comunale cautelativa che imponga la verifica sugli edifici». La questione è delicata, perché, come osserva anche la vicensindaca e assessora all’Urbanistica del Comune Laura Lieto, «la manutenzione è obbligo e facoltà dei proprietari». Vediamo, nel dettaglio, quali sono le prospettive e come stanno le cose da un punto di vista normativo.
L’associazione
Rosario Calabrese è il presidente di Unai. E ci spiega come stanno le cose e le leggi riguardo alla manutenzione. «La responsabilità del rischio sulla pubblica via è regolata dall’articolo 40 del codice penale - esordisce - e prevede che anche chi si accorge del pericolo e non lo segnala sia passibile di pena. La sicurezza, insomma, riguarda tutti: il passante, il condomino o il parcheggiatore. E anche il Comune, naturalmente. L’ideale sarebbe avere in dotazione dei vigili di quartiere che controllino eventuali irregolarità degli edifici. Sono coinvolti tutti, quando c’è di mezzo la salvaguardia di persone e cose». Al comma due del sopracitato articolo 40, si legge che «non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo». Si allude, insomma, alla causalità omissiva. «Bisogna distinguere tra prevenzione del pericolo e manutenzione - continua Calabrese -La manutenzione spetta al condominio. La prevenzione invece compete al Comune, se si rende conto che c’è uno stato di pericolo. Servirebbe un’ordinanza cautelativa che imponga la verifica sugli edifici delle aree più a rischio di Napoli. I frontalini dei balconi si deteriorano molto, e non possono essere spicconati neppure su mandato degli amministratori, ma solo dai proprietari. L’amministratore può, che ha competenza solo sulle aree comuni di un fabbricato, segnalare al Comune la situazione pericolosa di un balcone».
L’istanza
I vigili a Napoli sono ampiamente sotto organico, ma resta il fatto che ogni tragedia sfiorata è assieme un sospiro di sollievo e un’ammonizione. Su questa linea, e anche per tutelare gli stessi amministratori di condominio, «Unai intende farsi promotrice della creazione un collettivo di associazioni e comitati che possa andare verso un’istanza al Comune - conclude Calabrese - in vista di un’ordinanza che preveda agevolazioni economiche sull’occupazione suolo, dal momento che gli interventi sarebbero costosi.
L’obiettivo è tutelare proprietà e condomini. E gli amministratori di condominio, che spesso sono coinvolti impropriamente in responsabilità che non gli competono». Insomma, in queste ore Unai Napoli contatterà le associazioni dei proprietari, da Confedilizia a Uppi (Unione Piccoli Proprietari Immobiliari), passando per i Comitati di residenti, Federconsumatori e altre associazioni di tutela dei cittadini. «Il Comune – sottolinea ancora la Lieto – agisce sulla sicurezza abitativa quando vengono segnalate circostanze di insicurezza. In linea di massima, ciascun condominio è tenuto a fare manutenzione e garantire la sicurezza degli affacci».