Napoli, le mani del clan sull'Ospedale. Anche un avvocato in cella: ecco la vecchia gestione del San Giovanni Bosco
Il Mattino

Napoli, le mani del clan sull'Ospedale. Anche un avvocato in cella: ecco la vecchia gestione del San Giovanni Bosco

Mercoledì 25 febbraio 2026
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Tre presunti esponenti del clan Contini e un avvocato (parliamo di S.D.A.) avevano trasformato il San Giovanni Bosco in una sorta di centrale delle truffe e dei falsi sinistri in nome e per conto...

Tre presunti esponenti del clan Contini e un avvocato (parliamo di S.D.A.) avevano trasformato il San Giovanni Bosco in una sorta di centrale delle truffe e dei falsi sinistri in nome e per conto della camorra di Vasto-Arenaccia. Sono quattro gli arresti al termine delle indagini dei finanzieri del nucleo di polizia economica e finanziaria sotto il coordinamento del pm Alessandra Converso e dell’aggiunto Sergio Amato e dei carabinieri del comando provinciale di Napoli. Una inchiesta che punta i riflettori su quella che è stata in passato la gestione dell’ospedale San Giovanni Bosco, fortunatamente rilanciato verso una gestione differente e lontana dagli interessi della camorra. 

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Il bar

In particolare, è emerso che il clan, mediante minacce ed estorsioni ai danni dei dirigenti della struttura sanitaria, rapporti collusivi con pubblici ufficiali e intestazioni fittizie, avrebbe gestito di fatto i servizi di bar e buvette, nonché i distributori automatici di snack e bevande presenti all’interno del nosocomio. 

Le licenze

Tali attività - si legge in un comunicato stampa diramato in questi minuti - sarebbero state esercitate in assenza delle necessarie autorizzazioni, senza il pagamento dei canoni di locazione dovuti all’ASL e mediante l’abusivo utilizzo delle utenze dell’ospedale, con conseguente ingiustificato aggravio per le finanze dell’Ente.

Le croci

Dalle attività investigative è emerso inoltre che, attraverso un’associazione operante nel settore dei servizi di ambulanza e grazie alla complicità di personale sanitario e parasanitario, di addetti alla vigilanza privata e di dipendenti di altre ditte operanti all’interno dell’ospedale – talvolta anche mediante condotte di violenza e minaccia nei loro confronti – sarebbero stati garantiti illeciti favori ad esponenti del clan e di altre consorterie ad esso collegate. 

I falsi

Tra questi figurano ricoveri ospedalieri effettuati in violazione delle procedure di accesso, il rilascio di certificazioni mediche false anche per ottenere scarcerazioni illegittime e il trasporto illegale di salme in ambulanza anziché tramite servizi funebri autorizzati.

I complici

Ma restiamo alla trama di contatti e di complicità. Scrive il procuratore di Napoli Nicola Gratteri: “Avvalendosi della collaborazione di medici e professionisti compiacenti, gli indagati avrebbero inoltre realizzato, nell’interesse del clan Contini, numerose truffe ai danni di compagnie assicurative, simulando sinistri stradali”. 

Finti testi

Le frodi sarebbero state attuate tramite il reclutamento di falsi testimoni appositamente retribuiti e la redazione di perizie mendaci. Tra i destinatari del provvedimento figura un avvocato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa il quale, mettendo stabilmente le proprie competenze professionali al servizio del sodalizio, avrebbe veicolato informazioni da e verso ambienti carcerari, in particolare in relazione alle somme di denaro (c.d. “mesate”) destinate ai familiari degli affiliati. Lo stesso avrebbe inoltre fornito consulenze finalizzate al mantenimento e all’incremento delle ricchezze accumulate dal clan, contribuito alla realizzazione delle truffe assicurative reinvestendone i proventi nell’acquisto di beni di valore (immobili, autovetture e quadri d’autore) e svolto, infine, il ruolo di intermediario con pubblici ufficiali infedeli per l’acquisizione di informazioni riservate, in un rapporto di stretta e stabile compenetrazione con l’organizzazione criminale.

L’avvocato

Una vicenda che verte sul ruolo di un professionista finito agli arresti, con studio a Napoli e in un comune della provincia di Napoli, che avrebbe piegato la propria professione agli interessi della camorra cittadina. Tutti i soggetti coinvolti potranno replicare alle accuse nel corso degli sviluppi dell’inchiesta. 

I ruoli

Oltre settanta indagati, tra questi spiccano i nomi di tre medici in passato in servizio presso il San Giovanni Bosco, ma anche un funzionario Inps, un ex poliziotto (ispettore oggi in congedo),  che avrebbero garantito certificati antimafia alla ditta che gestiva la bouvette (dei fratelli de Rosa), ma anche falsi attestati medici per scarcerazioni e falsi sinistri. 

Il manager

Al centro dell’inchiesta anche un clima di minacce nei confronti dell’ex manager di Asl Napoli uno Ciro Verdoliva. In sintesi, il manager ha denunciato una serie di condotte illegali ed ha subito nel corso degli anni anche minacce ed episodi intimidatori.

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