Mattarella a Napoli, il vice presidente del Csm: «Stop giustizia mediatica»
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Arriva puntuale, poco prima delle 11, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Castel Capuano per l’inaugurazione dell’anno formativo della Scuola superiore della magistratura. Ad attenderlo non soltanto personalità del mondo istituzionale e giudiziario napoletano ma anche tanti studenti. Quando il presidente entra nel Salone dei Busti sono tutti lì, seduti.
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Una stretta di mano con il cardinale Mimmo Battaglia, il prefetto Michele di Bari, il sindaco Gaetano Manfredi, il governatore Roberto Fico e la presidente della Scuola Silvana Sciarra e tutte le altre autorità sedute in prima fila, poi silenziosamente prende posto. Inizia così la giornata napoletana di Sergio Mattarella, sulle note dell’Inno di Mameli suonato dal quartetto d’archi del teatro San Carlo. Nessuna relazione, nessun saluto istituzionale. Il presidente ha affidato ad un messaggio pubblicato sul sito web del Quirinale il suo saluto indiretto a Napoli, ricordando il 160° anniversario della nascita di Benedetto Croce, figura chiave della cultura partenopea.
GLI INTERVENTI
Il riconoscimento dell’indipendenza della magistratura come elemento imprescindibile dalla formazione è stato Leitmotiv della giornata di ieri a Castel Capuano. Lo dice il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Fabio Pinelli, lo ribadisce il senatore, e viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto. E sempre entrambi, nei loro interventi, sottolineano come proprio la formazione è il punto di svolta per non incappare in errori in era di giustizia mediatica e intelligenza artificiale. Sono tutti d’accordo anche su un altro punto: riuscire ad individuare la norma di riferimento e, soprattutto, adeguarsi all’evoluzione dei tempi.
IL MONITO
«C’è una strettissima correlazione tra la formazione dei giudici, l’accrescersi del loro bagaglio professionale e l’esercizio indipendente e imparziale della funzione giudiziaria - ha detto il vicepresidente del Csm - L'aggiornamento continuo delle competenze dei giudici e dei pubblici ministeri, assicurano, ancor prima della qualità e dell'efficacia del modello giudiziario, l'indipendenza della magistratura. Non si può essere autonomi, indipendenti e imparziali senza possedere a monte il prerequisito della competenza». E ancora: «Occorre continuare a formare i magistrati sulla cultura del dubbio. Nell’era della giustizia mediatica, dove questioni delicate sono affrontate in maniera superficiale e faziosa, badando allo share, la Scuola è presidio della cultura del dubbio, che significa raggiungere la verità processuale attraverso un percorso rigoroso». Secondo Pinelli il problema dei magistrati oggi è anche il «sovrapporsi di fonti», per la ricezione nell’ordinamento giudiziario di sentenze europee e internazionali, ma anche della giustizia mediatica «la prudenza non sembra essere un costume di vita, dove i più sembrano avere il dono delle certezze incrollabili e della propria infallibilità». La deontologia, dunque, «rende indipendenti e imparziali».
IL VICEMINISTRO
Il viceministro Sisto inizia la sua relazione precisando: «Nessuno ha mai messo in discussione l’indipendenza della magistratura». Per questo, secondo lui, «la formazione diventa educazione alla responsabilità». E aggiunge: «Il rispetto vicendevole fra le Istituzioni sovrasta la presa d’atto della loro fallibilità e il conseguente diritto di critica nei loro confronti. Proprio a tale rispetto, così profondo, quasi religioso, bisogna sintonizzare le interazioni fra Istituzioni, a mo’ di indispensabile password per accedere ad ogni diritto ed interlocuzione». La premessa della sua relazione è solo una: Quindi: «La magistratura deve essere protetta, su questo non ci possono essere transazioni. Il giudice deve essere terzo ed imparziale, ed è quello che noi sosteniamo. Vogliamo valorizzare la magistratura e la scuola è un pilastro per questa valorizzazione». «Ovviamente - ha aggiunto - bisogna rispettare le regole, che sono il software comune tra tutti i protagonisti del processo, giudici, pubblici ministeri e avvocati. Perché il cittadino se sa che tutti rispettano le regole si sente ovviamente più protetto. Ci vuole questo sforzo sinergico, questo gioco di squadra - conclude Sisto - che consenta al processo penale di essere un processo di regola rispettabile».