Qualiano, canzoni, palloncini e foto per l?addio a Luciano, la madre: «È la sua festa»
«Sarà una festa», aveva promesso mamma Raffaela. È così è stato. I funerali di Luciano Capasso, il 25enne travolto e ucciso da una valanga sulle...
«Sarà una festa», aveva promesso mamma Raffaela. È così è stato. I funerali di Luciano Capasso, il 25enne travolto e ucciso da una valanga sulle Alpi di Saint Moritz in Svizzera lo scorso 18 febbraio, hanno avuto il sapore dolceamaro di un party di fine anno. Fuochi d’artificio, grappoli di palloncini liberati nell’azzurro di fine febbraio, il feretro bianco portato in spalla dagli amici sul sagrato della parrocchia Maria S.S. Immacolata di Qualiano sulle note di «A mano a mano» di Rino Gaetano.
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Un inno alla vita, le esequie del 25enne escursionista. «Lavorava e si stava laureando - le parole di don Francesco Martino dall’altare di una chiesa stracolma -. Ha ragione la madre Raffaela quando dice che oggi deve essere una giornata di festa. Perché lui si ricongiungerà con Gesù. È un momento di dolore, certo, un dolore per chi resta, ma il fatto che lui se ne sia andato cercando le vette, ci fa pensare che davvero sia libero. Ora tocca le nuvole come ha sempre sognato».
La bandiera
E poco importa che il suo corpo fosse lì, in una bara avvolta da una bandiera tricolore, ai piedi dell’altare, la foto che sormontava la cassa in legno. Bastava la gigantografia installata di fianco al feretro con la dedica straziante di mamma Raffaela a confermare le suggestioni di don Francesco: «Le vette hanno preso il tuo coraggio, ma non la tua memoria che resterà per sempre con noi. Il tuo sorriso, la tua risata, il tuo grande cuore vivranno per sempre, incancellabili». A leggere quelle frasi, già circolate sui social in questi giorni, e adesso stampate a caratteri cubitali su un manifesto, le centinaia di persone che hanno affollato ieri pomeriggio la parrocchia di via del Dogma alla periferia di Qualiano.
La folgore
Tra i banchi della chiesa diversi militari del Reparto Folgore dell’Esercito, in cui Luciano è stato arruolato per tre anni, e poi vecchi amici di scuola, compagni di pugilato o di kung fu, colleghi delle strutture alberghiere venuti da Capri o da Sorrento, studenti universitari di Giurisprudenza, o semplici dirimpettai di piazza Rosselli. I mondi che Luciano Capasso ha incrociato nei 25 anni di vita fatti di sport, lavoro e studio, si sono dati appuntamento in un pomeriggio di fine febbraio per commemorarlo, testimoniare chi è stato quel giovane di provincia destinato alle montagne. Mondi diversi, che hanno colorato l'ingresso della chiesa sotto forma di cartelloni tempestati di foto, dediche di ragazze e striscioni affissi alle inferriate. «Insegna agli angeli come vivere la tua vita, folle e ricca di emozioni. Non sarai dimenticato mai», la frase che campeggiava su un telo bianco. E ancora: «Per sempre la tua piccola, quella a cui hai insegnato a non arrendersi mai. Sei la persona più folle che abbia mai conosciuto e la più importante della mia esistenza. Sei e sarai sempre a un millimetro dal cuore», il ricordo della sua migliore amica.
La polemica
In questa festa agrodolce c’è stato poco spazio per le polemiche che hanno accompagnato i giorni convulsi della scomparsa di Luciano, il ritardo nei soccorsi e le frasi sarcastiche che le autorità elvetiche avevano rivolto alla famiglia prima del ritrovamento del corpo, avvenuto a 2500 metri di altezza, località Fuorcla Trovat, la mattina di domenica 22 febbraio Appena un passaggio nell’omelia di don Francesco: «Com’è possibile che la sua vita si sia spezzata così presto?. - ha domandato il parroco ai fedeli -. Le chiese non sono aule di tribunali in cui puntare il dito. Poi ci saranno i giudizi in cui capire perché qualcuno ha lasciato un giovane in mezzo alla tormenta di neve senza muovere un dito. Qui siamo in una chiesa e dobbiamo chiedere a Dio una risposta e a nessun altro».
E qualche riferimento alla cronaca di quei giorni è affiorato, tra in singhiozzi e le lacrime, anche nei commenti dei presenti. Come nelle parole di Genny, che ha lavorato a Capri con Luciano: «Per me era un mentore, un fratello più grande. Ho letto dei soccorsi sui giornali. Difficile farsi un'idea. Spero ci sia giustizia se giustizia deve esserci».