Sanremo 2026, la seconda serata: troppe (brutte) canzoni, il Festival parte malino
C?è un detto popolare napoletano - «Cchiù poche simmo e cchiù belle parimmo» - che a Sanremo non è mai andato giù a nessuno. La tentazione...
C’è un detto popolare napoletano - «Cchiù poche simmo e cchiù belle parimmo» - che a Sanremo non è mai andato giù a nessuno. La tentazione della gara extralarge, dell’overdose di canzoni, è un minimo comun denominatore dai tempi di Baudo a quelli di Amadeus e ora del Conti V, che non ci sta a spiegare con l’eccessivo numero dei big - si fa per dire - in gara la flessione di ascolti della prima serata: «Erano in trenta anche l’anno scorso», ricorda, «e quella rimane l’edizione più seguita di sempre». Vero, ma con le canzoni come col vino ci sono annate migliori e peggiori. E in quelle peggiori si producono meno bottiglie, si taglia la produzione se si vuole la qualità. E, poi, l’anno scorso almeno erano 29, vista l’eliminazione di Emis Killa.
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La flessione è netta, ma deve tener presente del tardo febbraio a cui le Olimpiadi invernali hanno costretto il Festival, della platea televisiva generalista che si va assottigliando, della controprogrammazione, oltre all’evidente insufficienza di un cast strapieno di debuttanti, e di non-canzoni: in media 9.600.000 telespettatori pari al 58% di share, rispetto ai 12.630.00 con il 65.3% dell'esordio del 2025. Tre milioni di spettatori in meno, 7,3% in meno. «Non mi sono vantato l’anno scorso, non mi dispero quest’anno», confessa il moro di Firenze, «diciamo che non mi sono superato, che con Ama restiamo imbattibili e che è il quarto miglior debutto di sempre».
In Rai, però, dopo il caso Petrecca tutto si possono permettere, tranne che rompere il giocattolo, tirare il collo alla gallina dalle uova d’oro. Ed il maggior ritmo spettacolare della seconda serata - con «soli» 15 Campioni, veri e presunti - e i quattro ragazzi delle Nuove Proposte dimostra che è alle corde il modello del Festival onnivoro, che cerca di tenere insieme l’antica platea televisiva generalista e le nuove generazioni dopate dagli smartphone senza capire che Eddie Brock non è Angelina Mango, che Tredici Pietro non è Geolier. Che non basta, insomma, avere un pezzullo in tendenza per essere all’altezza dell’Ariston. Che bisognerebbe tornare a fare scouting, a cercare canzoni degne di questo nome: «Soldi», «Brividi» e «I pe’mme tu pe’tte» dimostrano che non è impossibile, che non si tratta di gusti antiquati o giovanilisti, ma di comprendere che cosa deve essere il Festival della canzone italiana, summa di pop nazionalpopolare e tendenze di nicchia, ancien regime canzonettaro e nuove scene, mero intrattenimento e brani che mirano ad essere qualcosa di più.
Tradizionalmente, gli ascolti della seconda serata scendono, e c’è il rischio che un ulteriore inabissamento dello share sciupi il lavoro di rinnovamento sanremese che innegabilmente è stato fatto negli ultimi anni. Così ieri sera alle canzoni - con Patty Pravo, Ermal Meta, Levante, Fulminacci, Fedez-Masini, Ditonellapiaga a svettare per un motivo o l’altro - è stato affiancato un po’ di show in più, anche se l’abbrivio con le Nuove Proposte (quest’anno ben poco brillanti) potrebbe non aver fatto un buon lavoro sul fronte degli ascolti.
Il coro dell’Associazione nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo ha intonato «Si può dare di più» aprendo una finestra sull’Italia a svantaggio. Achille Lauro, arruolato come co-conduttore e non solo, con la soprano Valentina Gargano ed un coro di venti elementi ha intonato «Perdutamente», diventata la canzone simbolo delle vittime di Crans Montana, dopo che la madre del sedicenne Achille Barosi l’aveva cantata di fronte al feretro di suo figlio: «E se bastasse una notte, sì, per farci sparire, cancellarci in un lampo come un meteorite», dicono i versi. Emozione in teatro.
Non solo tv del dolore, però: accanto al divo in bianco di «Incoscienti giovani» c’erano Pilar Fogliati a fare le vocine e Lillo a rubare qualche sorriso, giocando a fare il monologhista, il ballerino, l’urlatore di mambo o il vocal couch di Pausini e Lauro. Lei ha accettato la gustosa parodia di Vincenzo De Lucia ed è ormai entrata nei panni della brava presentatrice, tornando anche in quelli di sempre per duettare «16 marzo» proprio con Achille Lauro, mentre Conti accoglieva le campionesse olimpiche Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi e gli atleti paralimpici Giacomo Bertagnolli, con la guida Andrea Ravelli, e Giuliana Turra. Bresh da piazza Colombo e Max Pezzali dalla nave spezzavano la narrazione dell’Ariston, sembravano ancora una volta momenti estranei al Festival, ma le leggi dello sponsor esigevano palcoscenici ad hoc. Il premio alla carriera a Fausto Leali e l’omaggio a Ornella Vanoni della nipote Camilla Ardenzi sulle note di «Eternità» precedevano l’annuncio della seconda classifica parziale, decretata dalla giuria delle radio e dal televoto: Lda-Aka 7even, Ermal Meta, nayt, Fedez-Masini, Tommaso Paradiso, i preferiti di ieri, con non poca sorpresa. Stasera altri 15 cantanti in gara, a co-presentarli Irina Shayk e Ubaldo Pantani, superospite Ramazzotti con Alicia Keys, premio alla carriera a Mogol.