Ospedale Monaldi, l'orrore in sala: «Per 14 minuti Domenico Caliendo senza cuore»
Quando arrivarono a Bolzano erano «stanchi, infreddoliti e sprovvisti del corredo necessario»: avevano un contenitore frigo «da spiaggia» (per dirla con un infermiere...
Quando arrivarono a Bolzano erano «stanchi, infreddoliti e sprovvisti del corredo necessario»: avevano un contenitore frigo «da spiaggia» (per dirla con un infermiere altoatesino), non avevano i «sacchetti dove riporre il cuore ricevuto dal donatore», oltre a manifestare lacune da un punto di vista linguistico. C'era un solo dottore napoletano, «un vice chirurgo», che traduceva dall'inglese quello che dicevano i medici austriaci alla collega chirurga che doveva espiantare il cuore.
Tanto che la dottoressa napoletana si limitava a ripetere «va bene Vince'...», in una fase delicata dell'intervento di espianto del cuore dal piccolo donatore altoatesino. Operazione scandita da tensione e qualche momento di indecisione, tanto da spingere i medici austriaci, giunti da Innsbruck per fare l'espianto di altri organi, a redarguire per tre volte consecutive la collega napoletana: «Al terzo richiamo rimase fermo - dice un infermiere bolzanino - non so se perché non capisse la lingua o perché era semplicemente sopraffatta dall'intervento che stava realizzando».