Morte di Domenico Caliendo, slitta ancora l'autopsia. La mamma: «Un vestitino per l'ultimo viaggio»
Mentre l'Italia si stringe al dolore di due genitori che hanno perso il figlio, l'inchiesta della Procura di Napoli affidata al pm Giuseppe Tittaferrante e coordinata dal procuratore...
Mentre l'Italia si stringe al dolore di due genitori che hanno perso il figlio, l'inchiesta della Procura di Napoli affidata al pm Giuseppe Tittaferrante e coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal procuratore Nicola Gratteri prosegue a ritmi serrati. E intanto rompe il silenzio il papà di Domenico. A parlare è Antonio Caliendo, fino a ieri rimasto in silenzio e dietro le quinte per tutto il periodo durante il quale suo figlio, il povero Domenico, ha scandito il calvario che lo ha portato alla morte sabato 21 febbraio.
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La disperazione
«Questa storia è cominciata malissimo e finita peggio. Io sto male, non riesco più neanche ad andare a lavorare, faccio il muratore. Sto male dal giorno del primo ricovero di Domenico al Monaldi». Il papà del bimbo morto dopo un’odissea dolorosa nella Terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli è un uomo semplice ma che a sua volta, così come la moglie Patrizia, ha dimostrato dignità e compostezza capaci di insegnare tanto a tutti noi. In una città nella quale donne smargiasse e uomini senza onore sfasciano i pronto soccorso degli ospedale, o aggrediscono medici e infermieri del 118, lui rispetto a loro è un gigante.
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«Era la sera tra il 22 e il 23 dicembre del 2025, proprio quella mattina venne a mancare mio padre Antonio - ricostruisce Antonio Caliendo al Corsera - E poche ore più tardi scoprimmo la malattia grave di mio figlio. In 24 ore mi cadde il mondo addosso. Io speravo che lui avesse una vita serena, in salute, senza problemi e invece... Ma noi genitori portavamo lo stesso tanta speranza nel cuore e così ci affidammo completamente ai medici del Monaldi».
Oltre ad essere un uomo che sa soffrire in silenzio, Antonio è anche una persona che non riesce a odiare. Anzi. «Attenzione, però: non sono tutti cattivi, in quell’ospedale - spiega - c’è anche tanta gente brava. Il professor Oppido, però, adesso non lo voglio vedere manco da lontano. Sarà la magistratura a fare chiarezza, certo, ma preferisco non incontrarlo. Ho visto delle foto incredibili: ma erano fuori di testa quelli che partirono da Napoli per andare a Bolzano a prendere il cuore con quel frigo? Io me lo sentivo che finiva male».
Caliendo racconta che «la sera del 22 dicembre, quando tornammo al Monaldi perché era stato trovato questo cuore nuovo per lui, ci ritrovammo per un attimo da soli, io, Domenico e il mio amico Lello che ci aveva accompagnati. Stavamo vicino alla macchinetta che distribuisce le bibite, il caffè, la cioccolata e all’improvviso ho detto: “Lello, sento qualcosa di strano dentro di me, andiamo via, me lo riporto a casa mio figlio!” Il mio amico obiettò: “Ma scherzi, Antò? Per lui da domani comincia una vita nuova”. E io invece continuavo a pensare solo ai giochi che facevamo io e Domenico insieme sul lettone di casa. Non pensavo a nient’altro. Io ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più niente, era finita, ma noi ancora non lo sapevamo. Così poi, quando è venuto fuori tutto, ero molto nervoso e tre giorni prima che Domenico morisse ebbi un brutto litigio con le guardie giurate. Le stesse che poi mi sono venute ad abbracciare con sincerità sabato scorso, in ospedale, quando è morto».
La mamma Patrizia dice che ora lui è diventato un angioletto. «Gli ha comprato un vestitino per l'ultimo viaggio: con la cravatta e la coppolella in testa come quando uscì col nonno Antonio, mio padre. Perché lui era il nostro ometto coraggioso. Sì, anch'io adesso penso che sia diventato il nostro angioletto custode. Sento che ci sta mandando la forza per andare avanti , per occuparci di noi, del suo fratellino e della sua sorellina».
Intanto c'è da procedere all'autopsia, prima di poter celebrare i funerali di Domenico. C'è un'intera comunità che si estende da Nola - paese d'origine del bambino - a tutta l'area metropolitana di Napoli che attende quella data: e c'è da credere che quello dell'ultimo addio a quell'angelo biondo dagli occhi grandi e pieni di vita sarà un giorno di immensa partecipazione. Il collegio difensivo della famiglia Caliendo, rappresentato dall'avvocato Francesco Petruzzi e dal consulente tecnico di parte, il dottore Luca Scognamiglio, hanno nel frattempo individuato il nome del cardiochirurgo che dovrà essere presente all'autopsia.