Comune di Napoli, intervista alla vicesindaca Laura Lieto: «Urbanistica, nel piano l?asse pubblico-privati»
Il Mattino

Comune di Napoli, intervista alla vicesindaca Laura Lieto: «Urbanistica, nel piano l?asse pubblico-privati»

Venerdì 27 febbraio 2026
7 visualizzazioni

«Il nuovo Puc, il Piano urbanistico comunale, è innovativo perché non punta come in passato sulle specificità dei quartieri, ma si occupa dei problemi attuali che sono...

«Il nuovo Puc, il Piano urbanistico comunale, è innovativo perché non punta come in passato sulle specificità dei quartieri, ma si occupa dei problemi attuali che sono trasversali: il cambiamento climatico, l’emergenza casa e dare strumenti nuovi per lo sviluppo del lavoro». La vicesindaca con delega all’Urbanistica Laura Lieto presenta così il nuovo strumento urbanistico del Comune. La Lieto precisa, in merito alla manutenzione degli immobili - e ai crolli dei cornicioni che «Nel Puc è ben precisato l’obbligo dei proprietari privati di fare la manutenzione dei loro immobili».

APPROFONDIMENTI Napoli, la rigenerazione urbana riparte da Porta CapuanaNapoli, cornicioni a rischio crollo. Evitato incidente in via Nilo: «Subito più manutenzione»Dai servizi agli studentati: «Ok al patto con i privati»

Vicesindaca allora che Piano è quello che il Comune si appresta a varare?

«È un progetto nuovo. Sono cinque i pilastri su cui poggia: cambiamento climatico, la mobilità sostenibile, la casa, la rigenerazione urbana e il quinto è il tema del lavoro, della promozione del capitale umano e di quello sociale. Ovvero la rete delle imprese, il manifatturiero leggero e la valorizzazione del grande capitale culturale, con i nostri 5 atenei attori del trasferimento tecnologico».

Un piano ambizioso come farete voi del Comune a concretizzarlo?

«Abbiamo voluto assumere una visione più trasversale, non si parla più di quartieri e aree, ma ci riferiamo a processi generali che colpiscono tutti e che trovano le loro specificazioni a seconda del contesto in cui viene calato il nuovo Piano»

La legge urbanistica regionale dunque come “calza a pennello”. O no?

«Il Piano lo abbiamo fatto anche in funzione di questo nuovo strumento. È un po’ un test per il lavoro che la Regione ha fatto. Le nuove regole regionali già chiedono la distinzione tra territorio rurale e territorio urbano. Il territorio cittadino è stato individuato in rurale, urbano e periurbano cioè quella parte di Napoli a cavallo con l’area metropolitana».

Facciamo l’esempio del Centro storico come è possibile applicare il Puc e i suoi 5 pilastri vista la specificità di quel territorio?

«Sulla città storica stiamo facendo un lavoro di lettura aggiornata di concerto con la Sovrintendenza di tutto il Patrimonio archeologico urbano. Per esempio, il Teatro di Nerone all’Anticaglia, può diventare il motore di sviluppo di imprese culturali a vantaggio dell’occupazione e dei giovani. Un tipo di impresa utile anche alla rigenerazione urbana della città storica».

Facciamo un altro esempio: la città rurale cosa si può fare di più e meglio di quanto non sia stato fatto fino a oggi con il Puc?

«Il Puc è una mappa per la valorizzazione dei territori. Nello specifico ci sono regole nel Piano per la valorizzazione agricola e forestale di quei territori, penso alla zona delle colline. Le zone verdi sono un patrimonio che diventa una forza attiva. Con il sostegno all'agricoltura urbana ci sono possibilità imprenditoriali legate all’agricoltura di qualità. La valorizzazioni degli spazi, anche quelli abbandonati, è la risorsa più importante che il Puc offre».

Il nostro tempo è caratterizzato dalla rigenerazione urbana: a Napoli ci sono le aree ex industriali da recuperare, ma il discorso vale anche per il centro cittadino.

«Guardiamo a questo tema in più versioni, una legata alle ex aree produttive da riconvertire dove anche qui la premialità in termini di volumi della legge regionale è importante, perché si resta a consumo di suolo zero. Un altro aspetto della rigenerazione urbana è che impatta direttamente sull’emergenza casa».

Vale a dire?

«Abbiamo uno grosso quantitativo di immobili Erp da rigenerare: gli incentivi o di addizione o di ristrutturazione sono una risorsa. Se dove si vive si può andare a scuola e al lavoro si riduce la marginalità. Penso all’intuizione del sindaco Manfredi delle Academy come a San Giovanni a Teduccio o l’università a Scampia. Questo il nostro modello di rigenerazione urbana».

Però servono finanziamenti, e nel Puc si individua nel partenariato tra pubblico e privato lo strumento per trovare i soldi

«Certo, sono strumenti normati per legge dove la parte pubblica continua a essere tale. Infatti noi abbiamo come advisory Cassa depositi e prestiti».

Nel Puc che ruolo ha la manutenzione degli edifici?

«Lo ripeto è previsto l’obbligo per i proprietari privati di fare manutenzione rispettare le condizioni di qualità architettonica, del colore e di sicurezza, tutti hanno l’obbligo di eseguire attività manutentiva. Su questo il Comune dando le regole e garantendo sicurezza quando ci sono distacchi se sono di edifici pubblici interveniamo noi».

Condividi questo articolo