Referendum, Valditara: «Toghe: se votiamo sì smantelliamo la casta»
Il Mattino

Referendum, Valditara: «Toghe: se votiamo sì smantelliamo la casta»

Venerdì 27 febbraio 2026
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«Il sì è un voto per sbaraccare la casta delle correnti». A sostenerlo è il ministro dell?Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, nel corso...

«Il sì è un voto per sbaraccare la casta delle correnti». A sostenerlo è il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, nel corso dell’iniziativa “Conoscere il No per votare Sì” che si è svolta ieri a Napoli, organizzata dal think tank “Lettera 150” per dibattere sul tema del referendum costituzionale che si terrà il 22 e 23 marzo.

«Bisogna votare sì affinché ci possa essere una giustizia che non sia condizionata dalle correnti della magistratura, che in questi anni hanno determinato carriere e influito sui trasferimenti e sulle promozioni dei magistrati» ha affermato Valditara, che ha aggiunto: «Questo referendum porta a compimento il giusto processo, votato da tutte le forze politiche nel 1999, e la riforma dell’articolo 111 della Costituzione, votata anche dal centrosinistra. Quindi, con il sì si realizza il completamento di un percorso riformatore in sintonia con il Costituente, che più volte sostenne che il giudice e il magistrato devono essere soggetti solo alla legge e non rispondere a logiche ideologiche o politiche».

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Il ministro 

Valditara ha negato poi che la Lega si sia poco impegnata per il referendum, come sostenuto da alcuni alleati di Forza Italia. «Siamo convintamente a favore del sì: ricordo che, con Matteo Salvini e gli onorevoli Matone e il capogruppo Molinari, abbiamo organizzato alla Camera una presentazione del movimento per il sì» ha dichiarato il ministro che poi, facendo riferimento al caso di una scuola di Latina in cui sarebbe stato organizzato un incontro sul referendum al quale avrebbero partecipato solo esponenti a favore del no (tra questi, l’ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris), ha confermato che «il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale di Latina ha convocato il dirigente», aggiungendo che «i presidi sanno perfettamente che non si possono organizzare eventi a favore del no o del sì senza la controparte. In caso contrario, incorrono in provvedimenti disciplinari». 

A fare gli onori di casa per “Lettera 150”, il coordinatore Michele Zarrillo, e il professor Severino Nappi il quale si è rammaricato del fatto che «un argomento come quello della giustizia, che riguarda valori che toccano la vita dei cittadini, sia diventato un tema di battaglia partitica. E dispiace - ha aggiunto - che una parte della magistratura abbia scelto di comportarsi come un partito, e che in tanti abbiano fatto prevalere l’appartenenza partitica sulla loro competenza, evitando di affrontare la discussione nel merito». 

La scelta

Più esplicito Giulio Di Donato (che fu vicesegretario del Psi di Bettino Craxi a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta): «La riforma sulla quale andremo a votare è una naturale conseguenza della riforma del processo penale voluta dal partigiano socialista Giuliano Vassalli, che fu appoggiata da tutta la sinistra laica, e, anche se in maniera critica, perfino dal Pci, perché superava un impianto inquisitorio di impostazione fascista» ha affermato Di Donato, che ha aggiunto: «La separazione delle carriere è un’ovvia attuazione di quella riforma, e figura anche in alcuni disegni di legge di riforma costituzionale appoggiati da Pds e Ds. E stupisce che l’istituzione di un’Alta Corte con funzioni disciplinari nei confronti dei magistrati sia avversata dal Pd, che l’ha proposta nel suo ultimo programma elettorale. È legittimo - ha sottolineato - che la sinistra voglia battere la Meloni, ma lo faccia alle elezioni politiche del 2027, non rinnegando una linea politica sulla giustizia che è stata propria della sinistra per decenni». 

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Nel corso del dibattito (al quale hanno preso parte anche il magistrato Paolo Itri e i professori Alfonso Furgiuele e Luigi Caramiello), il senatore della Lega Gianluca Cantalamessa ha affermato: «I magistrati nel 99% dei casi sono eroi ai quali tutti gli italiani devono dire grazie. C’è, però, una piccola parte che fa politica, e non dovrebbe. Quindi, la nostra non è una riforma contro la magistratura, ma a sostegno di una magistratura finalmente libera dalle correnti».

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