Narcotraffico, sette arresti: «Affari in Costa Azzurra»
Gli investigatori hanno seguito la pista dei soldi per arrivare a loro. Per portare alla luce quel patto criminale basato sul narcotraffico e sul successivo riciclaggio del denaro sporco...
Gli investigatori hanno seguito la pista dei soldi per arrivare a loro. Per portare alla luce quel patto criminale basato sul narcotraffico e sul successivo riciclaggio del denaro sporco attraverso un sofisticato sistema che, mediante società fittizie, false fatture, investimenti di lusso e in criptovalute, «ripuliva» milioni di euro di profitti derivanti dalla vendita di cocaina. Gli investimenti avvenivano in tutta Europa grazie anche ad un patto criminale tra esponenti della camorra e della 'ndrangheta.
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Camorra vesuviana, per l’esattezza. Figurano difatti anche Mario Papale e il figlio Giuseppe, il primo arrestato a Marsiglia e l'altro a Como, ma entrambi originari di Ercolano, tra le sette persone (quattro prese in Francia e le altre in Italia) arrestate nell'ambito di un'indagine condotta dalle autorità francesi, italiane e svizzere, e coordinate da Eurojust ed Europol. Assieme ai Papale è stato arrestato anche un altro uomo del clan vesuviano, Giacomo Sannino di Portici.
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Le indagini
Mario Papale, nipote dell’omonimo boss di Ercolano che assieme a Raffaele Ascione era riuscito a costruire un vasto impero proprio con la vendita di droga, secondo le risultanze investigative aveva stretto accordi con la cosca Morabito di Africo di Reggio Calabria. Un sodalizio che, grazie ai rapporti che entrambi erano riusciti ad intrattenere con il Sud America, aveva costruito un patrimonio milionario. Gli investigatori, difatti, hanno eseguito, contestualmente agli arresti, anche un sequestro di beni per cinque milioni di euro.
Trait d’union tra le due cosche, un montenegrino imparentato appunto con i Papale.È stato proprio da alcune operazioni sospette che è nata l’indagine che ha portato agli arresti di ieri. Operazioni di riciclaggio ad ampio raggio che hanno indotto le autorità francesi, svizzere ed italiane, a chiedere la collaborazione anche alla polizia federale giudiziaria belga di Anversa, all'Agenzia di Stato bulgara per la Sicurezza Nazionale, alla Dogana tedesca e lala Polizia Nazionale ecuadoriana. a coordinare tutti, Europol ed Eurojust.
Il personaggio
In particolare, nel mirino degli investigatori era finito un «obiettivo di alto valore», un montenegrino latitante e ricercato in tutta Europa, imparentato appunto con i Papale. È stato seguendo lui che si è ricostruita tutta la rete criminale.
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L’uomo si era stabilito a Cannes, in Francia, con familiari stretti, tra cui i Papale. L’uomo è noto alle autorità italiane per riciclaggio di denaro, frode e reati legati alle armi. Il gruppo è sospettato di aver coordinato spedizioni marittime di ingenti quantità di cocaina verso i principali porti europei. Un importante sequestro da parte della dogana belga alla fine del 2025 è stato collegato al sospettato montenegrino, segnando una svolta decisiva. È stato così che gli investigatori hanno scoperto un'organizzazione altamente strutturata. La rete faceva affidamento su una notevole capacità finanziaria, criptovalute, viaggi transfrontalieri settimanali a bordo di veicoli di lusso dotati di sofisticati scompartimenti nascosti e una rete aziendale estesa a più giurisdizioni. In Costa Azzurra sono stati sequestrati veicoli di lusso e immobili di pregio per un valore di oltre 5 milioni di euro. Altre aziende e beni sono stati sequestrati in Svizzera e Italia. I Papale riuscivano a vendere la droga ancora sulle loro piazze storiche italiane.