Arzano, a scuola con il coltello: 15 anni e già padre di un bimbo di due mesi
Il Mattino

Arzano, a scuola con il coltello: 15 anni e già padre di un bimbo di due mesi

Venerdì 27 febbraio 2026
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Francesco e Paolo, sono nomi di fantasia. Hanno quindici anni, frequentano il secondo anno dell?Istituto Superiore ? Don Geremia Piscopo? di Arzano. Il primo, che di anni ne...

Francesco e Paolo, sono nomi di fantasia. Hanno quindici anni, frequentano il secondo anno dell’Istituto Superiore “ Don Geremia Piscopo” di Arzano.

Il primo, che di anni ne dimostra qualcuno in più dopo essersi fatto crescere radi baffetti e tagliato i capelli come i ragazzi di “ Mare Fuori”, appena due mesi fa è diventato papà di un maschietto, nato dalla relazione con una ragazza di quattordici anni, ha portato a scuola un coltello. Un’arma pericolosa. Di quelle a serramanico. Poi l’ha poggiata sul banco nell’ora di matematica. In bella vista. Così. Senza spiegarne il perché al professore che lo ha immediatamente sequestrato e avvertito la preside Carmela Ferrara, che ha fatto intervenire i carabinieri.

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Il seghetto

Diverso, forse, quello che invece è capitato al secondo. Nell’ispezione di zainetti, effettuata dai carabinieri con l’accordo di dirigente scolastico e docenti, Paolo è stato trovato in possesso di un coltello. Un altro. Ma del tipo con la lama seghettata e la punta arrotondata,. Come quelli che utilizziamo a tavola tutti i giorni. E Paolo ha protestato e non poco. Con veemenza ha sostenuto che “l’arma”, mica gli serviva per far del male o difendersi. Il coltello di casa gli occorreva per sbucciare e tagliare la frutta che si porta ogni giorno per lo spuntino, quando l’orario di lezione finisce nel primo pomeriggio. Non è stato creduto. Entrambi sono stati denunciati per porto di coltello e affidati ai genitori.

Famiglie normali, giurano a scuola. E oltre alla denuncia penale, nei prossimi giorni a scuola si terrà un consiglio straordinario, al termine del quale scatterà una sospensione dalle lezioni e il crollo del voto in condotta, che potrebbe portare alla bocciatura. E come spesso accade, l’incoscienza dell’essere un quindicenne, o la malasorte e gli incroci tra fato e destino, ti scagliano in una bufera più grande.

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La vicenda di Francesco e Paolo, è arrivata fino al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ieri era a Giuncano in provincia di Salerno, dove ha ripreso la necessità dei metal detector per impedire l'ingresso di armi a scuola, che servono «a proteggere la comunità scolastica». Chi parla di repressione - ha insistito Valditara - non ha capito proprio nulla, salvo che non si intenda come diritto portare armi improprie a scuola. Ma credo che nessuna persona di buon senso voglia una cosa di questo tipo. Proprio qua in Campania in una scuola due ragazzi hanno portato dei coltelli in classe, uno addirittura un coltello a serramanico. Ma sono episodi. Non dobbiamo qualificare - ha spiegato Valditara - una intera gioventù con episodi che certamente non connotano i nostri giovani. Nei confronti di chi fa il bullo, di chi esercita la violenza, di chi non rispetta le regole bisogna essere inflessibili ad iniziare dal voto di condotta . Lanciare segnali di questo tipo - ha concluso Valditara - significa lanciare segnali di buon senso, di attenzione concreta alla comunità perché siamo tutti stanchi di parole, di chiacchiere, di demagogia. Vogliamo fatti concreti e questo governo e questo ministro si stanno distinguendo per i fatti concreti».

Lo choc

L’episodio ha naturalmente turbato l’ambiente scolastico, frequentato da oltre milletrecento alunni, che seguono vari corsi di studio, da quello professionale a quello tecnico con indirizzo meccanica e meccatronica, grafica e comunicazione e turistico, senza dimenticare i corsi per lavoratori. Insomma una scuola che si è guadagnata nel territorio un’ottima fama, aperta per più di dodici ore al giorno, che ora si interroga sul perché di quel coltello a serramanico portato a scuola.

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«E’ una moda – dice Assunta, al quinto anno – seguita solo da chi o è debole o è scemo oppure fragile. Mi hanno detto che le famiglie dei due quindicenni sono rimaste sotto choc quando sono arrivate a scuola. E lui, Francesco, già padre così giovane, faccia presto a crescere e a maturare. Non fosse altro per il suo bambino».
 

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