Intervista a Giovanni Paone: «Lusso, Spa e alta cucina: ecco il nuovo Miramare»
Il Mattino

Intervista a Giovanni Paone: «Lusso, Spa e alta cucina: ecco il nuovo Miramare»

Venerdì 27 febbraio 2026
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Torna a brillare uno dei palazzi storici più iconici tra quelli affacciati sul Mediterraneo dal lungomare del capoluogo partenopeo. «L?obiettivo è rendere il Miramare il...

Torna a brillare uno dei palazzi storici più iconici tra quelli affacciati sul Mediterraneo dal lungomare del capoluogo partenopeo. «L’obiettivo è rendere il Miramare il più prestigioso boutique hotel di Napoli».

A parlare è l’ingegner Giovanni Paone, patron del Gruppo Miri Spa. Una delle sue società, Essenza Hospitality, nelle ultime ore ha siglato un accordo di gestione esclusiva con la Caracciolo Hospitality Group, che ha acquisito la gestione dell’Hotel Miramare. Il gran ritorno del Miramare vede come protagonisti Paone e il Gruppo Caracciolo di Costanzo Jannotti Pecci (fatturato da 23 milioni, 200 dipendenti), che ha in gestione Palazzo Caracciolo, Hilton, l’hotel de Bonart Naples Curio Collection e il Grand Hotel Telese Terme. Due ristoranti, 18 suite, spa, gym: questa la struttura, esclusiva, del nuovo Miramare a 5 stelle.

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Ingegnere, Napoli negli ultimi anni si sta affermando come capitale internazionale del turismo. È stato anche questo ad aver stimolato la sua scelta di puntare maggiormente sull’accoglienza?

«In parte sì. Questa avventura è il compimento di un sogno. Il gruppo Miri nasce con la costruzione dei rotabili, e oggi siamo al servizio di Hitachi. La nostra sede storica è napoletana, e la più grande unità produttiva si trova a Pistoia. Facciamo anche manutenzione per Trenitalia. Oggi siamo anche nel campo delle tecnologie green, dal fotovoltaico al led. E nella riqualificazione energetica, ad esempio, di cui siamo concessionari per conto di Eav».

Da dove nasce, dunque, il sogno del turismo?

«Vocazione antica. Palazzo Acampora, storica dimora del '700, apparteneva a mia madre, e ospita La Corte degli Dei, il fine dining presente in guida Michelin con lo chef Vincenzo Guarino. Lo stesso Guarino sarà anche executive della cucina al Miramare. L’avventura vede anche la presenza di Jannotti Pecci, con il suo gruppo, come eccellenza del settore dell’accoglienza di alto target».

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Come saranno organizzati i nuovi locali del Miramare?

«Saranno 2: lo Shaker, aperto anche a pranzo e offrirà musica live. Potrebbe diventare una vetrina per giovani talenti musicali del territorio. Il locale, del resto, richiamerà lo Shaker Club, lo storico locale di via Nazario Sauro andato a fuoco negli anni '80, e in cui fece fortuna anche Carosone. Sul roof del Miramare aprirà invece Essenza, il ristorante vero e proprio. Un locale esclusivo: del resto le camere saranno 18, tutte suite. Poi una Gym e una Spa».

Quando aprirà l’hotel?

«Si partirà a marzo 2027, più o meno in contemporanea con la Coppa America. L’acquisizione delle mura del Miramare è stata complessa, è avvenuta in quasi 2 anni, dopo una trattativa con 3 diversi proprietari. Sono servite pazienza e passione: il Miramare era oggetto dei desideri di diversi imprenditori di rilievo».

Cosa si aspetta da questa avventura?

«L’obiettivo è rendere il Miramare il boutique più prestigioso del territorio. Vogliamo raccontare con semplice raffinatezza la straordinaria bellezza di Napoli. Nella struttura sarà presente il Presepe Valentini Gaeta del ‘700, acquisito da pochissimo».

I costi dei lavori?

«Le spese per la riqualificazione si aggirano intorno ai 10 milioni. Considerando che il turismo a Napoli è un comparto economicamente molto interessante, ho acquisito negli anni scorsi anche il Garden nella zona di Garibaldi. È un 3 stelle che funziona bene. Potremmo decidere di riqualificare anche quella struttura».

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Secondo lei, Napoli potrebbe raccogliere di più dal boom turistico di cui è protagonista?

«Apprezzo l’aumento dei flussi, ma serve aumentare la qualità dei visitatori. Se la città vuole avere una prospettiva economico-turistica sul lungo termine, serve stimolare un turismo più lento, che possa consentire di godere della tranquilla e della bellissima eleganza di cui Napoli è capace. Oggi l’America’s Cup ci mette all’attenzione del mondo intero: dobbiamo sfruttare l’occasione».

Come si alza l’asticella dell’accoglienza?

«Credo sarà importante conservare l’anima passionale della città, ma aggiungendo un po’ di ordine. Bisogna puntare sulla delocalizzazione, sull’efficientamento dei servizi per favorire gli spostamenti in altre zone».

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