Sedicenne folgorata dal caricabatteria, indagini chiuse: in sei verso il processo
Mariantonietta Cutillo aveva solo 16 anni. Era nella vasca da bagno, parlava al telefono con un?amica. Il cellulare, collegato al caricabatterie, finì in acqua. La scarica elettrica...
Mariantonietta Cutillo aveva solo 16 anni. Era nella vasca da bagno, parlava al telefono con un’amica. Il cellulare, collegato al caricabatterie, finì in acqua. La scarica elettrica non le lasciò scampo. Morì folgorata. A tre anni da quella tragedia, avvenuta il 2 maggio 2023 a Montefalcione, in provincia di Avellino, l’inchiesta approda ora alla richiesta di rinvio a giudizio per sei imputati. Il prossimo 18 giugno compariranno davanti al gup del Tribunale di Avellino, Pasquale Cerrone, tre importatori cinesi, due imprenditori italiani e un rivenditore al dettaglio.
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Secondo la pubblica accusa, avrebbero avuto ruoli diversi nella commercializzazione di una tipologia di caricabatteria che, ad avviso degli inquirenti, sarebbe all’origine del decesso della sedicenne, morta per folgorazione da contatto.
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«Spero solo che sia un inizio – dice Giuseppe, il papà della studentessa che sognava di fare la chef - e, soprattutto, che ci sia una fine a questa storia. E chi deve pagare per quanto è accaduto alla nostra stellina, al nostro angelo, paghi davvero. Noi siamo condannati già all'ergastolo del dolore».
Le accuse
Gli imputati sono Ding Xiezhao, irreperibile, legale rappresentante della Best Home srl fino al 2022 e poi della Euroblu srl; Han Yuliang e Ren Zongyao, residenti a Milano, legali rappresentanti della Euroblu srl dal 2023, tutti indicati quali importatori. Con il ruolo di distributori compaiono Mirco Bufalini, di Calcinaia, in provincia di Pisa, legale rappresentante della Bufalini Distribuzione, e Giuseppe D’Olivo, di Porcari, in provincia di Lucca, titolare dell’omonima impresa individuale.
Il sesto imputato è Francesco Iannaccone, titolare di una cartoleria di Manocalzati, in provincia di Avellino, dove il papà della ragazza ha una macelleria. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Riccardo Ghilli, Giuseppina Alfano, Amalia Laura Raimondi, Guido Ferdinando Cesarini, Luigi Gianzi e Alessandra Del Mauro. Per importatori e distributori le contestazioni sono, a vario titolo, di frode, vendita di prodotti con etichetta mendace e omicidio colposo in concorso. Secondo l’accusa, avrebbero immesso sul mercato prodotti con marchi di sicurezza ingannevoli. Al rivenditore di Manocalzati vengono invece contestate frode in commercio e vendita di prodotti industriali con etichettatura mendace, per aver commercializzato il caricabatteria della tipologia ritenuta incriminata e di scarsa qualità.
Gli accertamenti
Al centro dell’inchiesta c’è la tipologia di caricabatteria XTurbo ZY, che, secondo gli accertamenti investigativi, sarebbe stata dotata di un condensatore ceramico non conforme alle regole in materia di sicurezza. Per la Procura, i caricabatteria rinvenuti nell’attività commerciale di Manocalzati sarebbero stati, per origine, provenienza e qualità, diversi da quelli dichiarati. Inoltre, sempre secondo gli inquirenti, il prodotto sarebbe stato messo in vendita con marcatura Ce, ma privo delle necessarie garanzie di sicurezza, così da indurre in errore i consumatori. I primi accertamenti sono stati eseguiti nelle sedi di Calenzano e Sesto Fiorentino, in provincia di Firenze, a Pontedera, in provincia di Pisa, e a Trezzano sul Naviglio, nel Milanese, per ricostruire la filiera commerciale del prodotto. Un lavoro investigativo ampio e minuzioso, condotto dai carabinieri a livello locale e nazionale, con un ruolo centrale affidato ai militari del Racis di Roma, concentratisi proprio sul caricabatterie in uso alla ragazza. Gli accertamenti tecnici, infatti, avrebbero escluso anomalie nell’impianto elettrico dell’abitazione, risultato a norma, spostando così l’attenzione sull’accessorio utilizzato per caricare il telefono.
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Secondo la ricostruzione dell’accusa, a causare la morte di MariantoniettaCutillo sarebbe stata una scarica elettrica proveniente dal telefono, collegato al caricabatterie e finito nell’acqua della vasca, propagatasi attraverso il corpo della sedicenne dall’estremità libera del cavo Usb con cui stava caricando il cellulare mentre era al telefono con un’amica. In questa prospettiva, se le componenti del caricabatterie fossero state conformi agli standard di sicurezza, la giovane non sarebbe morta folgorata.