Peppe Iodice e le polemiche a Domenica In: «Teo Mammucari? Non ci voglio pensare»
Un giornalista muore di infarto, ma resuscita durante il suo funerale: «Mi batte il corazón» è il debutto al cinema di Peppe Iodice, che ha appena concluso la sesta...
Un giornalista muore di infarto, ma resuscita durante il suo funerale: «Mi batte il corazón» è il debutto al cinema di Peppe Iodice, che ha appena concluso la sesta edizione del suo «Peppy night», tv show dei record in onda su Canale 21 dal teatro Troisi.
Diretta da Francesco Prisco ed ambientata a Napoli tra Chiaia, il lungomare, Portici (dove abita Iodice), San Giorgio a Cremano ed i paesi vesuviani, la commedia, in sala da domani: alle 20 al cinema The Space e alle 21 al Metropolitan sarà presentato dal protagonista e dal resto del cast (Ivana Lotito, Yuri Gugliucci, Francesco Mastandrea, Ivan Castiglione, Francesco Procopio, Gianni Ferreri, Maria Bolignano e Gianni Parisi).
Iodice, chi è il suo personaggio, Peppe Iovine?
«Un uomo qualunque, che ha sempre cercato di non disturbare e di stare un passo indietro rispetto alla vita. Tornare dalla morte non lo rende migliore né speciale, ma gli permette di porsi delle domande, decidendo, finalmente, di parlare senza filtri né remore. Mi assomiglia moltissimo, varia da me soltanto nel cognome. Anche la sua professione non è casuale: quando ho finito il liceo scientifico mi sono iscritto alla facoltà di Scienze politiche perché volevo diventare un giornalista sportivo. Poi, nel tempo, ho capito che il mio desiderio reale era diventare un attore. Lo Iovine che si presenta all’inizio del film, prima di resuscitare, è pavido, mentre io sono coraggioso, come lo diventerà anche il mio personaggio dopo essere scampato alla morte».
Come si è documentato per calarsi nel ruolo?
«Ho ascoltato le testimonianze di persone provenienti da ogni parte del mondo che hanno vissuto un’esperienza di pre-morte. La raccontano tutte allo stesso modo: quando capivano che non era arrivato il loro momento, non volevano tornare in questa dimensione, perché dall’altra parte stavano benissimo. Scoprirlo mi ha sollevato un poco dal terrore di morire. Per il mio personaggio, la resurrezione significa tornare a riabbracciare chi lo ama, ma nelle 24 ore in cui “era morto”, alcuni equilibri si sono inevitabilmente spezzati. Ad esempio, per la burocrazia, lui è a tutti gli effetti deceduto e questo è un problema non da poco con cui dovrà confrontarsi».
Nonostante la centralità della morte, si tratta pur sempre di una commedia.
«Chiaramente, Iovine affronta ogni ostacolo con ironia. Non ho cucito insieme della gag, ho voluto raccontare una storia, anzi una tragedia, spunto perfetto per far ridere. Anche grazie agli sceneggiatori, lo stesso Prisco, Francesco Burzo e Marco Critelli. Di solito si parte dalla vita per parlare della morte, noi ragioniamo al contrario: partiamo dalla morte per raccontare la vita e credo che questo renda la commedia universale».
Modelli?
«Sì, modelli a cui ci aggrappiamo sapendo che sono inarrivabili: Troisi, De Crescenzo, Salemme».
Iovine, risvegliandosi, afferma di aver visto Maradona mentre era dall’altra parte: una provocazione?
«Un atto d’amore, più che altro. Ho immaginato chi avrei voluto incontrare se mi fosse successa una cosa del genere e la risposta era semplice: mio padre o Diego. Non soltanto per la sua carriera calcistica ineguagliabile, ma anche per la vita complicata che ha affrontato. Era un’anima superiore, incredibile, che ha aiutato moltissimi. Al mio personaggio, riesce a cambiare la vita».
Quanto è distante il film dal suo spettacolo «Ho visto Maradona»?
«A teatro racconto solamente il momento della resurrezione di Iovine nella camera ardente, nel film sia la sua vita precedente che successiva a quel preciso, assurdo, accadimento. In sintesi, il cinema ci ha permesso di allargare gli orizzonti della storia».
Tornerà a «Domenica in», nella prossima puntata, dopo l’inopportuna intemerata di Teo Mammucari. Ma cosa è successo? Qualcosa in comune con la querelle intorno alla vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo?
«Non voglio pensare che le polemiche siano frutto della nostra origine. Noi napoletani siamo luminosi e non dobbiamo permettere a nessuno di gettare ombra sulla nostra luce. Nel mio caso, vorrei che quanto successo con Mammucari finisse nel dimenticatoio, perché potrebbe togliere visibilità al mio film, a cui voglio dedicare la mia completa attenzione. Se dessi spazio alle polemiche offenderei il lavoro di un anno e mezzo mio e dei miei collaboratori».