Referendum giustizia, Conte e Sangiuliano alla Federico II di Napoli: ecco le ragioni del sì e del no
Centinaia di ragazzi si stanno affollando nei corridoi e finanche sulle scale di ingresso della Università Federico II di Napoli per cercare di poter partecipare al dibattito, tra sì...
Centinaia di ragazzi si stanno affollando nei corridoi e finanche sulle scale di ingresso della Università Federico II di Napoli per cercare di poter partecipare al dibattito, tra sì e no, sul referendum sulla riforma della giustizia che vede la partecipazione, tra gli altri, del leader del M5S, Giuseppe Conte e di Gennaro Sangiuliano, ex ministro, capo dell'opposizione di centrodestra in Consiglio regionale della Campania. Per fare fronte alla grande partecipazione l'Ateneo sta allestendo un'ulteriore aula e una diretta streaming.
APPROFONDIMENTI Referendum, Gratteri per il No: «La magistratura libera dai politici»Referendum, Schlein torna a Napoli: «Qui per difendere la Costituzione»Referendum, avvocati per il Sì: «Nomine bloccate dal correntismo»«Bravo presidente». Così alcuni ragazzi sulle scale della Università di Napoli Federico II hanno accolto Giuseppe Conte, al suo arrivo al dibattito previsto in Ateneo . Alcuni ragazzi hanno esposto uno striscione con scritto «Sei fuori sede e vuoi votare?». Prima di entrare in aula Pessina, Conte e Sangiuliano - con quest'ultimo che parteciperà al dibattito per esporre le ragioni del Sì - sono andati nell'aula ulteriore allestita per fronte alla grande partecipazione.
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«Le democrazie non se la passano bene - ha detto Conte ai ragazzi - sono abbastanza malconcie, languono, ma possono riprendersi e risultare competitive». A sua volta Sangiuliano rivolgendosi ai ragazzi ha aggiunto: «Il fatto che siate qui così numerosi mi allarga il cuore, non è retorica ma un grande convincimento».
«Abbiamo un Governo che purtroppo in politica estera aspetta le decisioni che arrivano da Washington e poi si genuflette o comunque non riesce a prendere una posizione chiara di condanna contro degli attacchi unilaterali e in violazione del diritto internazionale. Non ci sono assolutamente gli estremi per fare una missione e lasciarsi coinvolgere nello stretto di Hormuz - ha affermato, Giuseppe Conte - Ha fatto tutto Trump insieme a Netanyahu. La smettano assolutamente, riconoscano l'errore e cerchiamo di ristabilire un principio di cooperazione internazionale perché altrimenti andiamo a un disordine con un escalation militare incontrollabile e a pagarla sono sempre le famiglie e le imprese che in questo momento in Italia soffrono per ilcaro carburante».
In relazione all'alleggerimento della presenza dei militari italiani dagli scenari di guerra, l'ex premier rincalza: «È evidente che quando uno scenario diventa incandescente, quando si incendia il Medio Oriente in modo così irresponsabile, i nostri militari, che sono un fiore all'occhiello per la nostra Nazione, per la nostra Patria, vanno in difficoltà perché erano lì per un altro tipo di missione e non per uno scenario di guerra. Quindi è chiaro che dobbiamo metterli in salvo e dobbiamo garantire loro la massima sicurezza».
«Sulla riforma sentiamo dire dobbiamo completare il percorso avviato da un illustrissimo politico e penalista, Vassalli.
Fermo restando che Vassalli non ha voluto la separazione delle carriere - prosegue il leader di M5S - non l'ha proprio contemplata e prevista. Si dice, dobbiamo completare l'ultimo miglio. Ma senza quest'ultimo miglio abbiamo vissuto benissimo. La legge è uguale per tutti, che questa sia la vera questione è dimostrato dal fatto che la presidente del Consiglio in un post del 30 ottobre dell'anno scorso scrive “questa riforma è la risposta adeguata all'intollebraile invadenza della magistratura”»