Domenico Caliendo, mamma Patrizia due ore in Procura: raccontato la verità dall?inizio alla fine
Il Mattino

Domenico Caliendo, mamma Patrizia due ore in Procura: raccontato la verità dall?inizio alla fine

Giovedì 19 marzo 2026
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«Ho detto tutta la verità. Tutto quello che è successo. Dopo che Domenico era entrato in sala operatoria guardavo ogni minuto l?orologio, quindi lo so che alle 14,30 mi...

«Ho detto tutta la verità. Tutto quello che è successo. Dopo che Domenico era entrato in sala operatoria guardavo ogni minuto l’orologio, quindi lo so che alle 14,30 mi è stato detto da un infermiere che “loro” erano giù, che stavano per salire...». Davanti al procuratore aggiunto della sezione Colpe mediche, Antonio Ricci, ed al sostituto Giuseppe Tittaferrante c’è la mamma di Domenico. Finora non era mai stata ascoltata in Procura. E per due ore questa donna forte, che stringe le labbra per non abbandonarsi al dolore, ha spiegato ogni cosa, ogni particolare di quel 23 dicembre in cui suo figlio è stato operato, ma anche di ciò che è successo dopo. Nessuno, ricordiamolo, nessuno le aveva spiegato di come realmente fossero andate le cose. Ha dovuto apprenderlo dal Mattino, che il 7 febbraio - dunque quasi due mesi dopo il trapianto fallito - ha rivelato gli sconcertanti particolari di quanto prima, durante e dopo l’operazione è successo.

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Madre coraggio 

È un capitolo, questo, che non fa onore a una struttura di primissimo livello qual è il Monaldi. Sbaglia chi immagina di non doversi fidare dei medici di questa punta di diamante per le patologie cardiache e respiratorie, e non solo. Lo ripeteremo all’infinito: il Monaldi è un’eccellenza in campo sanitario. Ma questo non assolve chi ha commesso errori gravissimi e fatali, che si sono portati via la vita di un bambino.

«Io mi fido dei magistrati che stanno indagando - dice Patrizia Mercolino, madre di Domenico, all’uscita dagli uffici della Procura - So che faranno un buon lavoro. Quello che dovevo raccontare ai pubblici ministeri l’ho detto. Ho ricostruito tutta, tutta la verità dall’inizio alla fine, fino all’ultimo giorno di mio figlio».

E ieri è stata per Patrizia l’occasione anche per ricordare quella che è la sua sfida, nel nome del figlio: dar vita a una Fondazione che assisterà tutti i bambini in attesa di trapianto e denuncerà eventuali nuovi casi di malasanità. «È - ha detto - il modo migliore per portare avanti il nome di Domenico, sperando di riuscire ad aiutare altri bambini che come lui attendevano una nuova vita».

La missione

Ed è nel “nome del figlio”, in nome del piccolo Domenico, che nasce la Fondazione a lui intitolata. Si è già detto tutto, manca solo il battesimo ufficiale, previsto per ieri ma slittato ad oggi per un impedimento familiare di mamma Patrizia e papà Antonio. L’appuntamento è solo rinviato a oggi pomeriggio. Ed è già corsa a contribuire, anche con piccole donazioni, a questo meritorio punto di riferimento per chi vuole ricordare l’angioletto volato via dopo 60 giorni di agonia.

Ieri, sulle colonne del Mattino, in un’intervista la direttrice generale del Monaldi - l’avvocato Anna Iervolino - aveva rotto il silenzio per dire la sua su questa tragica vicenda. Lo ha fatto dopo che il presidente della Regione, Roberto Fico, aveva diramato una dura nota nella quale si leggeva che la Direzione generale per la Tutela della Salute della Regione «ha accertato un quadro di criticità più grave di quanto inizialmente emerso: protocolli di trasporto e conservazione degli organi non aggiornati, mancato utilizzo di dispositivi di conservazione disponibili in Azienda, formazione del personale inadeguata, un clima relazionale interno gravemente deteriorato e preesistente all'evento del 23 dicembre 2025, significativi ritardi nelle comunicazioni alle autorità sanitarie regionali e nazionali». Nella sua replica, la Iervolino ha spiegato di essersi sentita tradita da Oppido e di essere stata segnata «umanamente come donna e come madre» dalla tragedia. La manager racconta di aver cominciato a sospettare che qualcosa non fosse andato per il verso giusto in sala operatoria quel 23 dicembre a partire dal 29 dicembre. «Non devo dimettermi», ha ribadito la manager, confermando la sua piena collaborazione con gli inquirenti.

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