Domenico Caliendo, spuntano video e foto del bimbo in sala operatoria senza il cuore
Il Mattino

Domenico Caliendo, spuntano video e foto del bimbo in sala operatoria senza il cuore

Giovedì 19 marzo 2026
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«Che cosa è successo dopo il clampaggio?», chiedono i pm di Napoli ad una infermiera che era nel team della sala operatoria che il 23 dicembre avrebbe dovuto salvare la vita al...

«Che cosa è successo dopo il clampaggio?», chiedono i pm di Napoli ad una infermiera che era nel team della sala operatoria che il 23 dicembre avrebbe dovuto salvare la vita al piccolo Domenico Caliendo. Un interrogatorio, il suo, che assume adesso un’importanza decisiva per gli eventuali sviluppi dell’inchiesta che vede indagati sette tra medici e parasanitari dell’ospedale Monaldi. E che, suo malgrado, vede in primo piano il dottor Guido Oppido, un medico che negli anni ha conquistato la fiducia di migliaia di piccoli pazienti, ma soprattutto quella dei loro genitori che adesso si schierano dalla sua parte.

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Ma di mezzo c’è un’indagine giudiziaria. E non basta la fiducia “a prescindere” per sgomberare le nubi fosche che si addensano sulla catena di errori che sarebbero stati commessi in un ospedale d’eccellenza qual è il Monaldi di Napoli.

È proprio partendo da questo verbale, cheIl Mattino è in grado di pubblicare, che la Procura di Napoli ha deciso di sequestrare un altro cellulare in possesso di una operatrice presente all’intervento sul povero Domenico il 23 dicembre scorso. Nella memoria di quel telefonino potrebbero - anche se cancellate, ma recuperabili - celarsi particolari importanti su quanto accadde quel giorno.

Le frasi

Il Nas dei carabinieri, su mandato della Procura di Napoli, ha dunque sequestrato un altro cellulare che potrebbe contenere addirittura foto e video realizzati nella sala operatoria il 23 dicembre 2025: elementi probatori ritenuti utili all’attività giudiziaria. Il telefono appartiene a una infermiera che - chiariamolo - non risulta, almeno per il momento, iscritta nel registro degli indagati. Il prossimo 26 marzo è stata fissata la copia forense del dispositivo.

Ma da dove nasce questo nuovo colpo di scena? Da un verbale redatto nei giorni scorsi, una delle tante sommarie informazioni testimoniale disposte e acquisite dalla Procura. Leggiamo il passaggio fondamentale: Quando il pubblico ministero Tittaferrante domanda alla teste che cosa sia accaduto dopo il “clampaggio”, la donna risponde: «Circa dieci minuti dopo il cuore è arrivato in sala operatoria all’interno del contenitore chiuso. Non vidi, perché dalla mia postazione non riuscivo a vedere quando fu avviata la cardiectomia (cioè la rimozione chirurgica del cardias, la valvola situata tra l'esofago e lo stomaco, ndr). Ma sono certa di questo lasso di tempo perché la mia collega G.F era in trepidante attesa per fare un video con il telefono cellulare del cuore nuovo, e quindi avevano sott’occhio l’orario». Questo, per spiegarla ancor meglio in soldoni, significa che se quel video è stato registrato deve inevitabilmente riportare l’orario della registrazione.

Le conseguenze

Ed ancora, prosegue la teste: «Dopo cinque o sei minuti entrò in sala la dottoressa Farina, il coperchio del contenitore venne aperto da Farinaceo e gli altri sanitari si accorsero che qualcosa non andava, e che il cuore “vecchio” di Domenico era già sul tavolo. Posso affermare che Oppido stava ultimando la cardiectomia quando la Farina si stava lavando e il contenitore non era stato ancora aperto. Nella mia esperienza posso affermare che era la prima volta che vedevo un torace “vuoto”...».

Ora si cercano conferme in quel telefonino che conterrebbe foto e video realizzati nella sala operatoria il giorno del trapianto (e già tanto basterebbe a far inorridire chiunque immagini, che durante un trapianto tanto delicato, ci possa essere qualcuno che riprende in una sala sterile con il proprio telefonino: ma questa è un’altra storia). Il telefono, lo ribadiamo, appartiene ad una infermiera che non risulta iscritta nel registro degli indagati.

Intanto, si apprende che saranno ascoltati per l’interrogatorio preventivo il prossimo 31 marzo due dei sette medici indagati per l’omicidio colposo in concorso di Domenico Caliendo a cui il Nas e la Procura di Napoli contestano anche di avere falsificato la cartella clinica del bimbo deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un trapianto di cuore fallito eseguito il 23 dicembre 2025 al Monaldi di Napoli. I due medici sono il cardiochirurgo 54enne Guido Oppido, e la seconda operatrice Emma Bergonzoni, 32 anni, che, per gli inquirenti, avrebbero fatto risultare di avere avviato l’incanalamento dell’aorta e la circolazione extracorporea, propedeutici all’espianto del piccolo cuore malato di Domenico, contemporaneamente all’arrivo nella sala operatoria di Napoli del box frigo fuori dalle linee guida contenente il cuore prelevato a Bolzano.

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