Una rotta sicura nello Stretto di Hormuz: così sono passate già 90 navi
Il Mattino

Una rotta sicura nello Stretto di Hormuz: così sono passate già 90 navi

Giovedì 19 marzo 2026
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Ma a Hormuz solo le navi cinesi scorazzono come vogliono? Sembra proprio di no, c?è anche qualche altro armatore libero di andare, evidentemente protetto dagli iraniani, se vengono...

Ma a Hormuz solo le navi cinesi scorazzono come vogliono? Sembra proprio di no, c’è anche qualche altro armatore libero di andare, evidentemente protetto dagli iraniani, se vengono segnalati passaggi anche di navi, ad esempio, con bandiera greca. Che si tratti di accordi stipulati sulla Via della Seta? O, più semplicemente, bisogna credere agli iraniani quando dicono che attaccheranno solo americani e israeliani? Per ora ad occidente prevalgono solo gli appelli: l’Imo (l’organizzazione mondiale marittima) ieri ha parlato di nuovo di 20.000 marittimi di varia nazionalità bloccati a bordo di circa 3.200 petroliere e navi mercantili nel Golfo Persico. Una scenario “da incubo” provocato, sempre secondo l’Imo, in larga parte dall'Iran che per la prima volta nella storia moderna ha chiuso Hormuz in risposta agli attacchi di Usa e Israele. In una riunione d'emergenza dell'Imo, si stanno fronteggiando i rappresentanti di Paesi schierati sulle opposte barricate di questo conflitto che minaccia d'innescare contraccolpi energetici ed economici dalle proporzioni incontrollabili.

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A lanciare l'allarme, in apertura dei lavori, è stato il segretario generale, Arsenio Dominguez, il quale ha sollecitato gli Stati di bandiera delle navi bloccate e i Paesi costieri a dare “priorità al sostegno degli equipaggi in difficoltà" e a “incoraggiare il loro rimpatrio”. Ma mentre a Londra si discute: la navi cinesi si muovono come vogliono perché, a quando pare gli iraniani le lasciano transitare senza nessun problema e, non essendoci code ai terminal petroliferi, stanno aumentando anche le velocità delle consegne. Tutti gli indicatori dicono che la Cina sta facendo il pieno. Secondo l'ultima analisi del think tank Crea (Centre for research on Energy and Clean air) le importazioni di petrolio greggio in Cina sono aumentate del 15,8% su base annua nonostante la persistente debolezza della domanda interna di prodotti petroliferi raffinati. Anche le esportazioni di carburanti raffinati sono aumentate del 12,7% nello stesso periodo, suggerendo che il greggio aggiuntivo sia stato assorbito grazie a una combinazione di accumulo di scorte, maggiore attività delle raffinerie e esportazioni più sostenute. Per la Cina, dunque, la guerra che vede americani e israeliani da un lato iraniani dall’altro è quasi un affare se è vero come è vero che, in base ai calcoli della società di analisi marittima Lloyd's List Intelligence, dall’inizio dell'escalation in Medio Oriente alla fine di febbraio, quasi 90 navi, tra cui molte petroliere, hanno attraversato lo Stretto di Hormuz. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Tass attraverso Ap, almeno 89 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz tra l’1 e il 15 marzo.

Un numero significativo: basti ricordare che prima dell’inizio della guerra, erano circa 100-135 le navi che attraversavano lo stretto ogni giorno. E il dato diventa ancora più significativo se si calcola che solo un quinto delle 89 navi risulta essere affiliato direttamente all’Iran; tutte le altre risultano essere navi legate alla Cina e, a quanto sembra ora anche ad armatori greci. E allora, a questo punto prende sostanza il fatto che l'Iran potrebbe aver effettivamente creato un corridoio sicuro. «Potrebbe essere una rotta che si sviluppa vicinissima alle rotte iraniane», ha affermato Richard Meade, caporedattore di Lloyd's List. Ciò vale anche per le petroliere che trasportano petrolio iraniano. Secondo le stime della società di analisi Kpler, la Repubblica Islamica e gia riuscita a esportare oltre 16 milioni di barili di greggio dall'inizio di marzo.

Il meccanismo

Insomma a guardare questi dati appare sempre più evidente che lo stretto di Hormuz è stato chiuso sì, ma in modo selettivo a una parte del traffico, pur continuando a funzionare per le esportazioni iraniane e per una ristretta serie di movimenti non iraniani, ma approvati, ha affermato Kun Cao, direttore clienti presso la società di consulenza Reddal. E bisogna anche dire che il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha dichiarato che navi di diversi Paesi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz con il permesso di Teheran, aggiungendo che «l'Iran ha il diritto di adottare le misure necessarie per garantire la sicurezza nazionale e prevenire abusi da parte di aggressori e dei loro alleati su questa via navigabile». E questa dichiarazione fa il paio con Bloomberg quando riferisce che una petroliera pakistana aveva attraversato in sicurezza lo Stretto di Hormuz. E non basta. Bisogna anche dire che il 14 marzo, il canale indiano Ndtv ha riferito che due petroliere indiane che trasportavano gas naturale liquefatto avevano attraversato lo stretto. Informazioni da fonti diverse, dunque, ma tutte a confermare il fatto che come ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, lo stretto è chiuso solo ai nemici e che le navi, comprese le petroliere, hanno scelto di evitare di attraversarlo, «perché temono attacchi da entrambe le parti».

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